La porta bianca

Negli ultimi giorni mi sono recato spesso al cimitero. Ne sentivo il bisogno, quest’anno più che mai ne sentivo il bisogno, non certo aspettando il 2 novembre. E più mi inoltravo verso l’interno camminando per i viali, più mi rendevo conto quanto sia inesorabile il tempo nel trascorrere così velocemente. Mi accorgevo guardando le fotografie di tante persone che nell’arco di 365 giorni, hanno lasciato questa terra; tanti volti noti, e tanta gente che conoscevo di vista ma che non sapevo fosse andata via….così in silenzio.

E poi mi sono ritrovato davanti gli amici…i mie amici più cari con cui ho condiviso tanti momenti di vita. Di alcuni, non conoscevo neppure la collocazione, non essendo stato presente all’ultimo inevitabile saluto perché lo ritengo, un ultimo atto intimo riservato ai propri cari. Ma come si fa nelle compagnie allegre, delle quali abbiamo fatto parte, loro hanno richiamato la mia attenzione, e quasi subito mi sono ritrovato quindi al cospetto dei loro volti, ognuno ancora così come lo ricordavo, quasi intaccato nel tempo che da passato ritorna presente. Mi passavano in mente le loro voci, le loro frasi, e proprio in quei momenti, capisci veramente che anche se in un’altra vita magari più bella, loro sono sempre accanto a noi a custodirci e guidarci.

Cammini tre le rose, e incontri gente che conoscevi di vista, soprattutto quei genitori e nonni, che sono come un patrimonio della società, se non dell’umanità. Io quando osservo, scrivo con la mente pensieri, che se non svaniscono appena passato quel momento, metto poi su un immaginario foglio e conservo. Ogni tanto li riprendo, perchè mi aiutano a riflettere e prendere a volte anche decisioni importanti. Sono appunti in cui mi ritrovo spesso, come questo che scrissi tempo fa, fissando una porta di un ospedale, e tutte le persone che la attraversavano.

“In fondo ad un corridoio vi è una porta, ogni giorno cambia colore, sempre più chiaro, fino a diventare bianca. Una porta che separa due mondi, se la apri trovi un volto sereno che ti mette in pace. Trovi un sorriso che indossa un bellissimo vestito e che ti ricorda un giorno, … il più bello della tua vita. Trovi chi bacia una dedica a quasi sessanta anni d’amore. Trovi chi ha cercato di domare quella brutta bestia che si chiama tristezza. Trovi il luccichio di occhi che si incrociano. Trovi una ultima mano tesa a voler trattenere un volo . Trovi la rabbia dell’impotenza. E trovi chi legge il cielo alla ricerca di una stella. Poi, la chiudi quella porta, combattendo con una forza contraria che vorrebbe trattenerti, ma la chiudi. E subito dopo, dal quel bianco, appena sopra la maniglia, uno scritto evanescente, a fatica lo leggi… sono le parole di chi fu una Madre per tanti proclamata Santa: Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, meglio Conosciuta come Teresa di Calcutta.

<Non so come sarà il cielo, ma so che quando si muore e arriva il momento in cui Dio ci giudicherà. Lui non chiederà “Quante cose buone hai fatto nella tua vita?”, piuttosto chiederà, “Quanto amore hai messo in quello che hai fatto?”>

Oltre quella porta bianca, hai già visto tutto di quel che è appena andato via, ma da questa parte, c’è ancora tanto da vedere, attraverso un unico abbraccio, un unico Cuore, un unico AMORE….la Famiglia.”

Tra quei vialetti, che profumano di eterna primavera, mi è ritornato alla mente questo mio scritto di appena un anno fa e mai pubblicato. E mentre lo ripassavo alla memoria, pian piano, arrivai lì a dover per forza accettare un sorriso che non c’è più, toccato da quel raggio di sole che ha deciso in quel momento, di illuminarlo di più. Poco ancora il tempo passato, ma quanto basta per evidenziare che quella porta bianca, in fondo al corridoio della vita, è purtroppo presente ogni giorno della nostra esistenza su questa terra.

di Pino Curtale

“Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri” (Ernest Hemingway)

L’altra sera sfogliavo una rivista (w il cartaceo), dove si raccontava la storia di un ragazzo arrivato in Italia dall’ India, e che senza alcun sostentamento, ma armato di coraggio e sacrificio, è riuscito a studiare quanto basta ad ottenere un lavoro. Ora è tornato al suo paese con l’intenzione di poter continuare lì la sua vita. Non ringraziava nessuno in particolare, ma la nostra nazione per avergli dato la possibilità che nel suo paese non avrebbe potuto avere. Nel leggere quella storia, mi è venuta in mente un’altra, ascoltata e che poi ho raccontato sui social come un semplice episodio, ma che mi ha commosso, e sono andato alla ricerca di quel racconto. Oggi, non so perchè, ma mi è risalita la voglia di raccontarla nuovamente, questa volta sul blog, che è il mio taccuino di viaggio…correva l’anno 2015.

“Vi sono momenti, che non sai se è meglio avere con te una fotocamera o un registratore. Un ragazzo con poco più di 20 anni, col classico zainetto in spalla, che bussa prima di entrare e chiede permesso. Poi si presenta e comincia con quello che ascolto da sempre, e cioè il tentativo di vendere i prodotti di bigiotteria del proprio paese, il Pakistan. Io preferisco offrire qualche moneta senza nulla in cambio, e da lì comincia il suo racconto, con l’espressione del suo viso che muta in espressioni di una umile felicità. Mi dice che il suo cuore non sarebbe in pace se accettasse il denaro senza darmi qualcosa, ed allora io tranquillizzandolo, chiedo solo da quanto tempo fosse qui in Italia….”Dal 2011 che sono qui, dopo aver girato tanto, ora sono a Reggio, e studio italiano, perfeziono l’inglese, e mi do da fare per poter vivere e tornare al mio paese. Cronometro il mio tempo nel mio lavoro, in quanto è prezioso come i miei “gioielli”. Mi chiede se potessi aiutarlo a capire perché il suo telefono non va su internet, e nel manovrare i vari menu applicativi, io continuo ad ascoltare lui che prosegue il suo racconto sfogliando e mostrandomi con orgoglio foto di bambini stupendi…SONO I SUOI NIPOTINI E FRATELLI, rimasti in Pakistan. Io ormai sono seduto ad ascoltare da 15 min, e vorrei che continuasse a raccontare, ma dopo avergli sbloccato la connessione, mi domanda: Come ti chiami ?? Giuseppe, ma tutti mi conoscono come Pino rispondo, e lui (letteralmente): Pino, io tra tante persone che ho visto, sei una delle più gentili e brave, hai saputo ascoltare, hai avuto pazienza e mi hai aiutato a “capire” ma ora devo andare, ho fatto solo tre negozi, e il lavoro non mi aspetta, scappa…..” A questo punto, andato via, mi è rimasto un senso di vuoto: avrei voluto registrare quel racconto per riascoltarlo, ma il vuoto più grande è non ricordare più il suo nome, o forse attratto da quelle parole, non l’ho nemmeno chiesto. Le storie belle o brutte, le incontri per caso e ti rendi conto di quel che siamo noi……………be…l’aggettivo AGGIUNGETELO VOI !”

Ecco, questo è quanto scrissi al tempo di quando lo incontrai, in seguito era ripassato salutandomi da lontano, non lo chiamai in quanto ero occupato, poi non l’ho più visto. Quel giorno, mentre lui raccontava, io gli scattai una foto, e notando un certo imbarazzo, gli chiesi se avessi potuto usarla e mi rispose di si, ma non la pubblicai. D’altronde ero più attratto dalle sue parole e dalla sua semplicità nel chiamare le cose, basta pensare che ha definito “lavoro” bussare ai negozi per qualche spicciolo. Be, quando si dice che il lavoro nobilita l’uomo, questa ne è la prova, ma purtroppo è quando questo lo rende simile alla bestia , che è il fenomeno da capire oltre che da studiare.

E’ da giorni che rovisto l’archivio, quella foto l’ho trovata e la pubblico ora, ma con misto di tristezza e gioia. La prima nel dover oggigiorno contrapporre la semplice umiltà di un ragazzo straniero, all’arroganza ed il perbenismo di alcuni adulti discriminanti italiani, la seconda per averlo conosciuto ed ascoltato, e questo mio ricordo lo considero un omaggio alla sua voglia di farsi strada. Spero stia bene ovunque si trovi.

di Pino Curtale

“Mamma”, la parola più bella sulle labbra dell’umanità. (Khalil Gibran)

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C’è sempre un tempo in cui dobbiamo fare i conti con la realtà della vita. Puoi pensare che un momento non arrivi mai, ma prima o poi arriverà… E’ il tempo del distacco, è un tempo definito maledetto, ma in verità è giusto. Il maestro Andrea Camilleri, diceva : “Quando nasci ti danno un biglietto indecifrabile, dentro il quale c’è scritto tutto. Le malattie, il successo, l’insuccesso, gli incontri importanti… Anche il giorno e l’ora della tua morte. È nel ticket, è nel prezzo del biglietto.”

Aveva ragione il Maestro, e anche Mamma quel biglietto l’ha ricevuto 85 anni or sono, senza saper cosa vi fosse scritto. Io ho cominciato a decifrarlo per lei, circa 10 anni fa, ma ho fatto fatica, non riuscivo a capirne il significato, oppure non volevo capirlo, come del resto neppure mia sorella, tanto meno mio padre. Pian piano, appariva chiaro il concetto, e allora mi ponevo delle domande. Una di queste era: Perché il ciclo della vita e gli episodi correlati, possono ad un tratto diventare come una roulette russa e così…. in maniera del tutto casuale, quella centralina del nostro corpo, che tutti noi pensiamo possa essere perfetta, di nome CERVELLO, decida improvvisamente di funzionare male e come un orologio guasto, a girare in senso antiorario ? Nessuno , neanche il più grande “costruttore” e specialista del settore, è mai riuscito in questi casi a risolvere l’errore di programmazione ? Evidentemente NO. Il morbo di Alzheimer, è una delle più brutte malattie che si possano incontrare, puoi rallentarne il processo degenerativo, ma non lo puoi fermare. Allora ci convivi, con le varie fasi, con i mille problemi, e soprattutto con lo sconforto. Io, noi, possiamo ritenerci “fortunati” in quanto l’iter di Mamma dopo le difficoltà iniziali sue personali dell’accettazione di tale stato, è stato tutto sommato sereno. Il sentirti improvvisamente “nessuno” ti annienta, erano le sue parole quando cominciava a vedersi sfuggire di mano le percezioni della logica, delle cose, delle persone.

Poi, è tornata “BAMBINA”, una bambinona con cui giocavamo, ridavamo, e affrontavamo la giornata “a turni” ed è stato anche bellissimo. Lo dico però con un senso di colpa, per esserci stato poco in quel grande gioco. Preso dal lavoro, da altre cose, ero quello che passava meno tempo con lei. La perdita della parola pian piano, le ha sviluppato un metodo comunicativo diverso, il più bello…il sorriso, gli sguardi.

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, e lei era un’anima buona, rivelatasi ancor di più negli anni. Dura con l’educazione da impartire ai figli a cui non ha mai fatto mancare nulla, amorevole con i suoi alunni, severa quanto basta a far capire le cose giuste e le cose sbagliate, generosa con gli amici. Non parlo della maestra Egidia, in quanto Mamma, ma di UNA MAESTRA d’altri tempi, di quelle che tutti gli alunni di allora ancora ricordano per il metodo d’insegnamento abbinato all’affetto per ognuno di loro. Affetto conservato fino all’ultimo giorno prima della discesa verso l’oblio.

Gli ultimi 10 giorni io li ricorderò tra quelli più tristi per aver assaporato la mia impotenza davanti a lei, ai suoi occhi che mi seguivano per dirmi forse “ciao sto partendo” e a quei sorrisi che si erano già spenti. Già il mio rapporto con la fede era cambiato tre anni fa, quando rischiai di perdere Papà, oggi più che mai, l’ho rafforzato, in quanto si deve CREDERE in qualcosa. Non è, e non sarà la fortuna a segnare il corso delle cose, ma qualcosa molto al di sopra di essa, nel bene e nel male. Vi sono mille modi di pregare, ma lo si deve fare in modo convinto, ed io ho visto accolte tante mie preghiere.

Se di fortuna devo parlare, preferisco ritenermi fortunato per avere una famiglia che mi ha sempre sostenuto nelle scelte e nelle difficolta, a cominciare da mia sorella che mi ha risparmiato tanti dispiaceri. Posso ritenermi fortunato anche di avere un numero non quantificato di Amici che mi hanno riversato tutto l’affetto possibile, e mi hanno fatto da cuscinetto per attutire il dolore. Questa si, posso magari definirla fortuna.

L’assenza di un genitore, non è fotografabile, altrimenti vedremmo cose che prima sembravano non esserci, o comunque non visibili. Per cui, allora immagini di parlarci ancora, per dire almeno GRAZIE.

Grazie Mamma, per avermi dato la vita, per avermi formato, per tutte le volte che abbiamo litigato, per tutte le volte in cui ci sei passata sopra e per tute le volte che mi hai lodato. Cerca di perdonami invece per tutte le volte che ti ho delusa, e per tutte le volte che ti ho fatto preoccupare, ma soprattutto PERDONAMI per non essere stato con te quanto avrei dovuto. Io egoisticamente faccio finta come se nulla fosse, che tu stia qui ancora a parlarmi con uno sguardo, stringermi la mano, e a stingermela forte fino a farmi male per rimproverarmi se necessario.

Tu di viaggi non ne hai mai fatti, hai sempre rifiutato l’idea, ma spero che almeno questo, l’unico, sia bellissimo, se non altro perchè rivedrai i tuoi fratelli di cui non ti sei neppure accorta della loro assenza.

Ciao MA’

di Pino Curtale

50 anni…di pura UMILTA’

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50 Anni…

Nel matrimonio, tale anniversario, corrisponde alle cosiddette nozze d’oro. Anche Don Giuseppe Raco, che in realtà ha sposato la Chiesa, è arrivato al traguardo da festeggiare.

Ieri è stato un bel momento, e mentre assistevo alla celebrazione della Santa messa, osservavo la sua felicità nel vedere tanta gente che gli riversava addosso tutto l’affetto possibile, nonchè la propria gratitudine. Come passa il tempo…Io ricordo benissimo quel lontano 1978, quarantadue anni or sono, quando un timido giovane sacerdote arrivò nella nostra comunità, ad affiancare il compianto Don Simone Molinero nell’ultimo periodo (purtroppo) della sua esistenza. Avevo appena 16 anni, ero da poco entrato a far parte della famiglia Scout, e con tutti i miei coetanei che indossavamo convintamente quella divisa, affezionati come eravamo al nostro assistente spirituale, ci facevamo delle lecite domande. Ma sarà come Don Simone che ci sosteneva ad ogni difficoltà, anche con durezza quando necessaria ? Lui che però, quando bussavamo alla porta della sagrestia per illustrare una esigenza, non lasciava mai terminare il discorso di chi era al momento il portavoce, e interrompeva con…”Sà quanto vi serve ?” e andava a prenderci i soldi. Eh si perché l’associazione Scout Roccellese era per lui, come un gioiello creato appositamente per incastonarsi in questo luogo. Era quindi il nostro punto di riferimento, e per cui quelle domande erano spontanee verso il nuovo arrivato, anche perché sapevamo bene in cuor nostro, che Don Simone da lì a poco ci avrebbe lasciati. Questo giovane sacerdote che arrossiva spesso, sempre con il sorriso, in verità ci diede subito le risposte che cercavamo, con una semplicità inaspettata era sempre presente, senza interferire, ma attento alle cose che facevamo. Pronto a farsi avanti con discrezione, qualora notasse qualche difficolta, che noi non volevamo invece far notare magari anche per vergogna. Don Giuseppe, col tempo s’integrò totalmente nella comunità roccellese, divenne il parroco ben visto da tutti che sapeva ascoltare e consolare senza clamori di sorta, armato solo di bontà e semplicità. Io con gli anni lasciai l’AGESCI, ma rimasi legato al Don dal filo della sua bellezza interiore, infatti lungo il cammino di formazione personale, divenne il mio Confessore, il mio Amico Sacerdote, colui che mi ha unito in matrimonio a Rosanna, e che ha battezzato Chiara. Lui c’è stato sempre per me, ed io per Lui. Spesso a chiedermi consigli, sul come fare, e sempre con quella visita di cortesia a parlare del più e del meno. Lui che quando partiva per andare a trovare i suoi cari, all’arrivo non mi ha mai fatto mancare quella breve telefonata per dirmi che era tutto a posto. Un Uomo con la U maiuscola che si è speso sempre per la sua parrocchia, per i ragazzi, per la sua gente con enormi sacrifici anche economici. Ha fatto scudo ai mille problemi di tante persone, ed è stato messo alla prova dalla vita, la più dura forse, nel combattere un problema di salute. Lui sempre con schiena dritta, e senza sconforto. Ma come tutti i comuni mortali, quando durante la sua assenza per le cure, ci sentivamo al telefono, si commuoveva. Ce l’hai fatta Don, hai tagliato il nastro di una importante tappa, e ieri è stata la tua festa.

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E come tutte le feste di compleanno, o degli anniversari, si concludono con i saluti e i relativi auguri al festeggiato. Però solitamente, si dice anche grazie, in riferimento all’essere stati invitati. Io in realtà sento di fare 2 ringraziamenti. Lo faccio, fuori dal protocollo del programma, lontano dal pubblico a cui non sono abituato a parlare, e penso di interpretare anche il pensiero dei ragazzi miei compagni di avventura, che sono passati dall’associazione scout. Ci chiamano Ex scout, ma come ben sai, caro Don, quella promessa fatta tantissimi anni fa, la portiamo nel cuore ed è stata quasi una ragione di vita per ognuno di noi anzi, a pensarci bene, ci sembra ancora di vestirci con orgoglio, di azzurro. Tu di promesse in realtà ne hai fatte due. Il compianto Don Simone Molinero, poco prima di abbandonarci, ti disse…”Sà…(cominciava sempre cosi le sue esternazioni) Sà…ti raccomando i miei ragazzi…” e poi andò via, stringendo quel suo fazzolettone che custodiva sotto il cuscino. Ti sei fatto carico di quella prima promessa, e hai passato 42 anni del tuo sacerdozio guidando noi nel nostro cammino,

e chi è arrivato dopo, durante il quale hai abbracciato anche la promessa scout .
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“Prometto sul mio onore di fare del mio meglio verso Dio e verso il mio paese…” chi meglio di te ha tenuto fede a questo ? L’oratorio ne è una prova, e la tua felicità quando ti siedi con i ragazzi nel cortile a scherzare è uno spettacolo di vita. Ci hai spesso riportati sulla retta via quando è stato necessario, per cui il primo GRAZIE lo dobbiamo a Te, per esserci stato accanto come Sacerdote Uomo e Amico. Per averci insegnato tante cose, ma due soprattutto, le più importanti: L’umiltà, e a volerci bene tutt’oggi a distanza di anni che non sembrano mai passati nonostante percorsi diversi e distanze reali. Il secondo Grazie, il più grande, al buon Dio, che ti ha lasciato con noi dopo un pò di sana e vera paura. Il regalo avremmo dovuto farlo noi a te, ma uno più bello è stato invece fatto a noi, ed è quello di poterti oggi festeggiare e augurarti BUONA STRADA ancora una volta. Io personalmente, te lo auguro ancora di più con il cuore in mano colmo di commossa gioia, come quando su un palco, durante la festa di San Giovanni Bosco, rivolgendoti a tutti dicesti…

” Voi, noi…siamo tutti meraviglie di Dio ! “ Avevi, ed hai oggi più che mai, tanta ragione, solo che spesso non ce ne rendiamo conto. Tu invece dall’alto della tua essenzialità, ce lo ricordi sempre, ogni giorno, ecco perché, Ti voglio, anzi ti vogliamo bene Don…da sempre. AUGURI A TE !!

di Pino Curtale

“…nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…”.

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Avevo pensato di scrivere qualcosa di strettamente personale, del mio stato d’animo nel vivere questa quarantena e ho sempre rimandato per non sfogare da solo questo senso di tristezza. Soprattutto non avrei mai pensato di dover scrivere di un periodo tragico di questa nostra Italia, pur conservando la convinzione che a guardare gli altri dalla nostra finestra, osservando con indifferenza quello che accade, senza pensare che potremmo trovarci noi nelle stesse situazioni, non ci fa essere degli invincibili. Però mi ritrovo a scrivere invece di una iniziativa nata per caso, come tutte quelle che tra amici si propongono improvvisamente, si mettono in atto senza pensarci due volte, e senza badare alla perfezione. E capita quasi sempre, che tra questi amici, vi è come comune denominatore, uno spirito che da anni li unisce, per via di una promessa fatta, e che si conserva nel cuore per tutta la vita. Si, siamo noi Scout, non ex, ma gli Scout di un tempo ormai passato, quelli che non ci pensavano troppo a fare le cose, quelli della spontaneità più grezza ma più sincera e divertente. Allora ecco che un ex ragazzo, ancora giovane però nello spirito di idee ed iniziative, manda un messaggio in una chat: “Ragazzi !! lo organizziamo un fuoco di bivacco come i vecchi tempi ?? Se questa Pasqua deve essere diversa, almeno rendiamola originale. Un fuoco di bivacco on line !! con canti, risate, battute, ma anche testimonianze. Il “ragazzo” si chiama Vittorio Zito. Si, quello che oggi è il nostro primo cittadino, ma ieri era uno che con o senza lo zaino in spalla, aveva la capacità di trainare tutti noi. Lo ha fatto ancora ! Con quel messaggio in chat, è stato come se ci avesse invitato a cena, ed è partito il tam tam a reperire tutti i numeri di telefono di chi avremmo voluto fosse attorno al fuoco, inevitabile però non riuscire a raggiungere tutti. Inutile descrivere quello che è stato, e nonostante la tecnologia abbia fatto spesso cilecca per ovvi motivi, abbiamo potuto godere di questa meravigliosa opportunità e rivedere un insieme di fazzolettoni in un mosaico virtuale.

Indescrivibili emozioni, nel rivedere Amici lontani che stenti a riconoscere attraverso una web cam, Amici che hanno preso strade diverse in altri angoli del mondo, ma che sono sempre vicini a noi col cuore, e di cui non abbiamo certamente perso le tracce. Amici che sono ora nelle zone rosse più colpite da questo nemico invisibile, alcuni dei quali operatori sanitari, in trincea e quindi in prima linea in questa guerra. A loro è andato sempre il nostro pensiero, sicuri che avrebbero affrontato la situazione proprio con lo spirito del “sorridere e cantare anche nelle difficoltà” oggetto della loro vecchia promessa. Il nostro fuoco, ha preso la via del silenzio alla loro voce, alle loro crude testimonianze. Avremmo voluto abbracciarli con orgoglio di amicizia, perchè la più bella cosa, è sapere che c’è qualcuno che lotta anche per te, e cerca di difenderti. Come ad esempio chi non ha potuto partecipare perchè di pattuglia per le strade in questa emergenza, a controllare che tutto vada bene. Era uno schermo con tante finestre, alcune buie per l’impossibilità di presenziare, ma con le iniziali sopra a dire “Io ci sono comunque”. I microfoni facevano i capricci, le reti complici, ma i volti, i sorrisi dicevano tutto. La gioia è stata protagonista, le risate anche per le improvvisazioni, erano un riferimento a quante ne abbiamo combinate in quegli anni durante i quali i pensieri erano altri, forse di realmente seri, non ce n’erano. Oggi quel modo di fare, di affrontare, di risolvere lo mettiamo in campo, chi in un modo chi in un altro. Quegli anni sono stati la formazione del nostro carattere, e che abbiamo anche cercato di trasmettere ai nostri figli. Ieri, era veramente una famiglia allargata, c’eravamo noi, nelle nostre case, con i nostri congiunti che hanno assistito ad un bel momento con commozione.

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E’ stato un modo per alleviare la tristezza del distacco sociale che stiamo vivendo, lo faremo ancora sicuramente, perchè sarà lunga certo, ma lo faremo anche perchè siamo fatti così, e non ci potrà cambiare nessuno. Alcune lacrime trattenute per l’essere consapevoli della possibilità di non poterci rivedere presto, sono un fermo immagine della nostra reunion, e dovessi riportare tutti i pensieri personali, che scorrevano nella chat parallela, non finirei di scrivere. Penso che lo slogan “andrà tutto bene”, sia ormai come una puntina che salta la traccia su un disco, ed è giusto che lo sia, perchè dobbiamo pensarlo con forza ma anche crederci veramente. Non so se tutto tornerà come prima, forse si, forse no, forse dipenderà anche da noi. Sicuramente questo periodo della vita ci lascerà per forza qualcosa a cui dovremmo ripensare spesso. Io però una cosa l’ho sempre sostenuta, e ieri ho avuto l’ennesima conferma…Gli Amici sono come le stelle, anche se non li vedi, sai comunque che ci sono. La lontananza certo è una brutta bestia da domare, ma noi, come spero tanti, saremo sicuramente “distanti ma uniti”…SEMPRE !!

di Pino Curtale

Il pretendere di essere “tuttologi” e mai opinionisti

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I tempi sono cambiati è vero. Se ci indigniamo per quello che leggiamo su FB, per le nuove generazioni che seguono idoli “discutibili”, se piangiamo quando pensiamo che il mondo sta girando al contrario, e per tutti gli atti di violenza, discriminazioni, istigazione all’odio… Beh, penso che Sanremo sia il il lato più dolce e più allegro e, perché no, anche più bello di di questo periodo. Siamo sempre noi, gli stessi che ci indigniamo per altro e condanniamo questa kermesse. Può piacere, o no. Si può rimpiangere Mia Martini, o meno, Sanremo è una icona dell’Italia, uno spaccato di storia italiana, (Rita Pavone, Al Bano, Romina ce lo ricordano), che si evolve e si trasforma al passo coi tempi che viviamo mettendoci anche di fronte a DRAMMI (Rula Jebreal ce lo ricorda) I social sono una piazza virtuale dove si critica e si ironizza come sulla carta stampata, e anche questo è bello, giusto o sbagliato, ma soggettivo. Come soggettivo è il Gradimento del festival, al pari di un qualsiasi altro SPETTACOLO, COMMEDIA, MUSICAL, FILM ecc. Io lo guardo anche per curiosità, ironizzo e soprattutto mi diverto. Mi piace la “scena” nel contesto. (Allestimenti, luci, disposizioni, orchestra, immagini, colori ecc.) Ma mi soffermo sui vari contenuti, testi in primis, ma anche emozioni che chi calca quel palco prova dentro ed esterna nel volto e con.le lacrime. Si anche il CORAGGIO (Achille Lauro) va osservato, rispettato, perchè in tanti non hanno capito il senso. Ma vi è anche un altro “coraggio” che andrebbe anche “condannato” quando è esibizionismo o induce a…(meglio non scrivere di più n.d.r.)
Ok, è vario, forse troppo allungato, spesso banale ed anche monotono, ma alla fine SANREMO È SANREMO !Che racconta con tanti angoli spigolosi, e finestre aperte, questa nazione. Racconta di NOI che ci facciamo del male ma anche del bene… Con accanto il democratico TELECOMANDO, che però ci ostiniamo a non voler usare al di fuori delle parole che scorrono sul web.

di Pino Curtale

Il tempo in cui la memoria non è mai abbastanza

_MG_4991Ebbene si, giornata della memoria, anche per quest’anno. Tanti rievocano e condividono brani, filmati, foto. Anche io certo, ma non per andare sulla scia della retorica o delle tradizionali commemorazioni, ma perché realmente ci penso quasi sempre e non solo il 27 gennaio. Penso alle deportazioni, alle persone strappate dalle loro case in piena notte, e con appena 20 minuti per raccattare le proprie cose. _MG_5036Ci penso ogni volta che leggo di persone additate, insultate, malmenate, o considerate non degne di questo mondo. Ci penso ogni volta che vedo il terrore ancora negli occhi di chi è sopravvissuto ai campi di concentramento nel raccontare quello che non si riesce a neppure a descrivere. Ci penso ogni qualvolta sento “prima gli italiani”. Prima di che ? Prima degli altri a salire su un barcone, prima degli altri ad essere rinchiusi, o prima degli altri ad essere salvati dell’idiozia ? Ci penso spesso si, anche a quella tachicardia sopraggiunta quando mi sono trovato davanti a quel cancello e a quella scritta che voleva far credere che il “lavoro rende liberi”. Ci penso quando leggo delle dittature e dei soprusi nei vari angoli del mondo, e ci penso pure quando vedo qualche viso colorato spingere un carrello della spesa per gli altri, ma subito dopo magari essere considerato uno che deve tornarsene “A CASA SUA”.

53249619_10216942285421900_1402989464246026240_o copiaPoi mi trovo ad ascoltare le parole di alcuni giovani, che inducono alla speranza di poter salvare ancora il salvabile, e mi illudo. Ma poi penso che non vi sarà probabilmente tempo necessario in questa veloce ed inesorabile vita, per vederla questa salvezza e magari goderne di essa.  La storia dovrebbe insegnare a non ricadere negli errori ed ORRORI passati, ma leggendo documenti veri, o perché no, cercando le verità. Non certo credendo a tutto quello che si legge sui social sotto falsi slogan di esaltati che sfruttano la debolezza e l’ignoranza altrui, dimenticando che circa 75 anni or sono un folle, fece credere che tutto si risolvesse con una “soluzione finale”. Il passato non si può cambiare (purtroppo), ma il presente SI, e ancor meglio si può pianificare il futuro. Io continuerò a sostenere che le politiche sbagliate possono creare danni irreversibili, e stiamo vivendo appunto questo tempo, ma la discriminazione, l’odio razziale, il non considerare gli esseri umani calpestando, anzi uccidendo la dignità, è cosa ben diversa oltre che allucinante. Lo sosterrò sempre e non solo il 27 gennaio, è una questione di DNA in primis, e poi perché sono cresciuto a pane e uguaglianza. Lo farò come ho sempre fatto, raccontando la bellezza delle persone con cui cammino, dialogo, mi confronto, e con cui cerco di realizzare concretamente qualsiasi cosa possa farmi dire…ho fatto di tutto per consegnare un mondo migliore a mia figlia e alla quale invece dovrò chiedere perdono per tanti altri che non hanno mosso un dito. Ognuno dovrà fare i conti con la propria coscienza, magari semplicemente guardando il mare, e pensando a quei flutti come tanti teli bianchi stesi su chi è stato ucciso seppure solo con le parole…Anche di questo vi sia memoria un domani.

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“ll tempo è terribile, cancella. Cancella le persone, la memoria. Tutti i testimoni stanno morendo. È più facile negare e i ragazzi non studiano la storia. Spero la materia venga promossa. Senza la storia come fa ad esserci la memoria?” (LILIANA SEGRE)

di Pino Curtale

“Il dovere ci fa fare bene le cose, ma l’amore ce le fa fare belle”(Zig Ziglar)

Dove eravamo rimasti ???

Ah si a quel Giugno ormai lontano, che forse non è mai passato. A quando, carico come una molla in tensione, non vedevo l’ora di mettere i piedi sui gradini di quel treno carico di allegria, di sorrisi, di VITA. Allora pensai, come ogni anno,… però poi, arriva Settembre e vedrò partire gli altri con il magone, li seguirò da qui, come da una regia di uno studio mobile, posterò, scriverò, farò come se io fossi lì. Sarà difficile, ma non sempre si può far tutto, con il lavoro che ti ruba tempo e denaro a soddisfare anche le incombenze fiscali, ma va bene ugualmente. Ho detto sempre a me stesso e agli altri, che credere nella Divina Provvidenza, non fa mai male, anzi forse aiuta a sperare sempre nel migliore dei modi, e quando meno te lo aspetti, le cose volgono in modo che tu possa appianare tutto. Mai tanti giovani sono partiti con la nostra sottosezione, frutto di un lavoro certosino di amalgama di diversi caratteri, e legami interpersonali da parte delle tre figure chiave: Il Don, Fulvio, Maurizio, e poi il campo estivo che ha fatto come sempre da motore di spinta. E’ un traguardo ?? noi speriamo che sia piuttosto una partenza, ed io anche per questo motivo, non avrei voluto perdermi questo momento. D’altronde, come noi diciamo da tempo immemore, “Lourdes non si può raccontare, bisogna viverla”, e non avrei voluto mancare a quel “ECCOMI” di gran parte di loro. Chiara, mia figlia, appena diciottenne, ha detto sin dal suo compleanno: “Io da DAMA vivrò un nuova tappa ed esperienza, non posso non essere con loro, cari Papà e Mamma…parto nuovamente !.

Ma nel dire questo, si leggeva nei suoi occhi, che forse, con l’essere consapevole della mia assenza, non avrebbe di fatto vissuto nel migliore dei modi questo viaggio, ma il desiderio più grande, che traspariva man mano che il tempo passava, era essere li per una volta tutti insieme, una famiglia nella grande famiglia. E allora…cuore in mano, contro ogni logistica traversa, e con qualche rinuncia,..Ok si va, tutti insieme!! ma dovrà essere una sorpresa, un regalo tardivo di compleanno, ma forse il più bello.

Quanto ci è costato, dire le bugie, nascondere l’entusiasmo, di questa cosa bella, e per me non partecipare alla gioia dei preparativi, solo Dio lo sa, ma tutto ripagato da quel magico momento in cui bussando alle spalle, proprio lì, sotto gli archi che danno accesso alla grotta, il suo pianto di felicità ha contagiato tutti. Difficile forse raccontarlo quell’attimo, ma per dei genitori, vi assicuro che è qualcosa di MERAVIGLIOSO

La mia fotocamera, passata la serata di arrivo, non si è mai fermata, e penso che mai come quest’anno io abbia scattato così tante foto. Avrei potuto certo, anche racchiudere il tutto in un piccolo riassunto, ma come sempre, la cosa mi viene difficile, in quanto non puoi fuggire davanti a quegli sguardi che ti cercano, o a quei sorrisi che conquistano, o meglio a quella gioia incontenibile nel continuo susseguirsi degli eventi. Ogni angolo di quel luogo è un angolo di bellezza, e ognuno di noi lì, penso facciamo parte della meraviglia di Dio.

E’ stato un magico viaggio, uno di quelli che come spesso accade, ti fa incontrare persone eccezionali, che non ti fanno mancare nulla. Ed anche nelle difficoltà, disguidi o disagi, non chiedono se hai bisogno, ma si adoprano direttamente. Come ad esempio il ferroviere, che al mancato funzionamento dell’aria condizionata nel barellato, lo vedi attrezzarsi di improvvisato ventaglio e sventolare sugli amici speciali per cercare di alleviare il calore ambientale. Lo stesso che in una lunga, ma ormai storica sosta, per inconveniente tecnico, partecipa ai canti e balli di quanti sul marciapiedi rendono meno faticosa e più paziente l’attesa.

Non penso vi sia altro da aggiungere a quello che solitamente scrivo sempre al mio ritorno, ma forse solo una cosa: Cercate di credere nei giovani, cercate di incoraggiarli a vedere il mondo dal punto di vista migliore, soprattutto insegnate ai più piccoli, ad essere ambasciatori di pace e di bellezza. Io ho iniziato questo viaggio nel 2015 come un qualsiasi pellegrino, e il caso volle che coincidesse con il pellegrinaggio nazionale dei bambini, non riuscivo a trovare un sorriso, …uno solo che non fosse BELLO nonostante tutto. Non vi erano esasperazioni di commozione, chi ha contatti con ragazzi “diversamente normali” prende coscienza di una forza di volontà che ad ognuno di noi, forse, appare solo in sogno.
Loro, insegnano a tutti quanto sia bello vivere la vita. Noi dovremmo imparare da loro, quanto si possa vivere “diversamente uguali”.

Al prossimo anno !! Pellegrinaggio nazionale UNITALSI 2019

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di Pino Curtale

Il più bello spettacolo dopo il big bang

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Il Jova Beach Party, è stato sin dall’inizio una scommessa, o se vogliamo meglio, una sfida. Una di quelle che solo uno come Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti poteva lanciare ed affrontare. Questa sfida la sta vincendo su tutti i fronti, la prova è quella dei tanti “the day after”, di cui scorrono le immagini sui social e sui vari canali della stampa. Quella stessa stampa che tende quasi sempre a denigrare gli eventi ed il coraggio di organizzarli, dando più spazio alle critiche enfatizzandole all’inverosimile ed una di queste ha colpito come in una battaglia navale, anche Roccella, decima tappa del tour di Lorenzo. Ne hanno scritte di tutti i colori, inventando quello che a colpi di CLICK, avrebbe dovuto essere un potenziale annullamento dell’evento. Non sto qui a scrivere quello che penso sulle teorie di questi “paladini dell’ambiente” che danno assist perfetti alla oscura politica dei NO. Io che negli eventi, mi tuffo sempre, in organizzazione e reportage documentaristi, penso invece di continuo a quelle parole di Giorgio Faletti “Il coraggio era anche quello. Era la consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.”

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Anche Roccella, imputata come altre, questa grande sfida l’ha VINTA, è salita sul podio con tanti riconoscimenti positivi, primo su tutti LA CIVILTA’ di quanti hanno partecipato al concerto. Venuti da ogni dove, principalmente dalla Sicilia, che non ha avuto questa opportunità per motivi di sicurezza e assenza di spiagge idonee, ma proprio questo motivo, ha spinto gli amici d’oltre stretto, ad avere un RISPETTO ESAGERATO per il nostro luogo. Ma non solo loro, hanno raccolto tutto accanto ai cestini, niente di sparso, e la cosa che si notava di più, era quel raccogliere dalla spiaggia, mentre si ci avviava verso i cancelli. Il Jova, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, anzi le aveva proprio “piene di sassi”, e lo ha fatto direttamente da casa sua..IL PALCO, lo stesso dal quale si vedeva una folla oceanica di Ragazzi, Giovani, FAMIGLIE intere con bambini a seguito, che si DIVERTIVA lontano da alcol o da chissà da quale mondo strano e di perdizione spesso gli si addossa.

Avevano tutti solo l’ESTATE ADDOSSO, e lui da quel gigantesco palco pieno di perfetta tecnologia, e luci, ha ribadito che è una colpa di tanti, specie della politica il non dare FIDUCIA, essere pessimisti e contro comunque.

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La risposta ?? Uno scenario come pochi, tra musica, persone meravigliose che cercavano altre per abbracciare uno di quei tramonti stupendi che questa terra sa offrire, bagnarsi in acque cristalline, con alle spalle un mega led wall, dal quale il comandante spaziale LUCA PARMITANO, faceva notare quanto sia bella la TERRA, ma anche quanto scempio si veda da lassù. Ospiti a sorpresa come Dario Brunori, Toto Cutugno evidentemente commosso nel ricordare l’aver iniziato da una terrazza qui a Roccella la sua carriera (quella terrazza era LA CALURA, e lui ancora sconosciuto, era TOTO E I TATI). Un grandissimo GIANLUCA PETRELLA, che non ha bisogno di presentazioni, e che ha accompagnato Lorenzo per tutto lo spettacolo. Poi, una fiumara umana che da quel luogo, è uscita COMPOSTA, SENZA SCHIAMAZZI, ORDINATA ANCHE NELLE FILE, CON IL SORRISO e la voglia di ricominciare nella speranza che veramente, sia l’inizio di un NUOVA ERA

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Ho percorso quasi 6-7 Km e ho visto un servizio d’ordine impeccabile, forze dell’ordine cordiali, e stewart pronti ad ogni richiesta, anche a farci la doccia (puro divertimento e goduria). Ho visto un rimettere a posto tutto sin da subito, un elicottero che ha sorvegliato dall’alto sul mare e sorvolando ci ha accompagnati tutti con un grande faro fino a casa. I rifiuti separati sin dalla spiaggia, con un apposito attento staff a correggere eventuali misture, e poi ammucchiati vicino ai cestini che LOGICAMENTE non avrebbero potuto contenere tutto, o sui muretti. Ma loro, il pubblico pagante, ha tentato ugualmente di dare meno problemi, cosa che solitamente non fa chi viene da noi a bivaccare soltanto, e si permette il lusso di sputarci in faccia. Stamattina, neppure il tempo di realizzare una meravigliosa nuova alba, i nostri ECO BOYS, avevano ripulito TUTTO.

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Io so quanto IMPEGNO E SACRIFICIO vi è dietro un evento in generale, immagino l’esponente da applicare in un evento da 25.000/30.000 presenze, e da cittadino dico GRAZIE all’amministrazione in primis, di cui so delle notti insonni per la responsabilità in atto, ed a tutti coloro che legati ad essa, hanno lavorato BENISSIMO per noi e la nostra sicurezza. Roccella è stata una sfida Vinta, una battaglia in cui ha conquistato un territorio, ma la guerra sarà ancora lunga. Si, perchè andare contro a certi stereotipi negativi di questa martoriata Calabria, che Jovanotti ha scelto, è UNA GUERRA. Penso, dopo ieri sera, vi siano i presupposti e il coraggio da parte di tutti per VINCERE ANCORA. Per il momento, un ricordo indelebile di un pomeriggio ed una notte fantastica, il collaudo di un’area idonea, e la vera, orgogliosa soddisfazione, che Roccella, per circa 9 ore, è stata L’OMBELICO DEL MONDO, ed è stato tutto quanto veramente ,…UNA FIGATA PAZZESCA.

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di Pino Curtale

Per cogliere tutto il valore della felicità, devi avere qualcuno con cui condividerla (Mark Twain)

C’è un cortiletto, che fino a ieri sera era pieno di luce. Una luce che non proveniva dai consueti fari, ma dai volti di chi per una settimana ha frequentato quel luogo.

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Erano volti il cui sorriso, illuminava chi varcava quella soglia, fino a tarda notte. Il campo UNITALSI, giunto ormai alla undicesima edizione, è ogni anno più ricco di attività, di ospiti, di Amici vicini all’associazione da sempre, ma soprattutto di GIOVANI. Si proprio loro, quei giovani di cui si parla tanto, e spesso in maniera non positiva, a cui pensi di non affidare nulla, tanto…
Ma proprio loro sono quelli che non hanno il volto della stanchezza, dello sconforto, ma quello della gioia di fare e soprattutto di DARE.
Ogni anno, ragazzi che vedi passeggiare nelle strade, seduti ad un tavolino di un bar, o che non vedi mai, li trovi li, in quei pochi metri quadri a trasformarsi in operai di DIO, formando un esercito di magliette rosse, che si distinguono con onore dalla massa. Ma ogni anno, con grande entusiasmo e capacità di aggregazione, riescono a portarne altri, e a fargli capire quanto di più bello ci sia nell’ AIUTARE.
Cosa c’è realmente dietro la parola volontariato, cosa c’è che li attira, e soprattutto cosa c’è che anima il loro entusiasmo, a tal punto di rinunciare ad una propria settimana estiva ?

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Penso non vi siano spiegazioni alle domande che tanti si pongono, ma vi è solo la constatazione di quanto possa renderli felici nel dare e ricevere un sorriso da una persona, che avrebbe seri motivi per non farlo. E allora si scatena una forza di cooperazione, nel “fare insieme” a favore degli altri, e non vi è età che tenga. Lo fanno ammirevolmente i ragazzini di 11 anni, a volte anche meno, stando bene, anche dormendo poco, e magari con le mani sporche, ma con la luce negli occhi, la stessa che vedono in quelli di coloro che coccolano e accudiscono per tutto il tempo del soggiorno. Vedere un “piccolo ometto” che si prende cura di un “anzianotto” su una carrozzina, non ha prezzo. Quest’anno per la prima volta, si è scelto di affidare proprio a loro l’intera organizzazione e gestione del campo, e mai fu scelta più giusta. Noi adulti e veterani, li un pò nelle retrovie pronti ad intervenire qualora ce ne fosse stato il bisogno o richiesta, tranne che per qualche aiuto di supporto indispensabile come ad esempio la lavanderia della instancabile Anna, ma siamo rimasti per lo più spettatori della bellezza del loro SERVIZIO.
A vederli tra i nostri AMICI SPECIALI, era il vero spettacolo, obbedienti a quel “AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO” e al confronto o alla notifica di quel che non andava o era migliorabile. Chi è venuto a trovarci, ci ha posto la stessa domanda…Come fanno ad avere questa forza ??
Io avrei mille risposte, in quanto sono ormai da tempo volontario e documentarista dello stesso, ma non dico nulla. Preferisco fare quello che ho sempre fatto, starci dentro per far vedere fuori quel che buono e bello vi è nell’operare. Poi, se riesco a vincere le emozioni, cerco di “raccontare” per immagini e parole scritte chi incontro su questa strada.

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Vi sono persone belle, e belle persone, alcune di queste hanno la capacità di trascinare, di coinvolgere e far capire i valori della vita, e al contempo coordinare i gruppi interni all’associazione. Quando tutto questo si amalgama in una grande famiglia, tutto viene spontaneo e facile, questa è la forza di cui tutti si stupiscono. Noi siamo fortunati ad avere persone come Maurizio, Fulvio, e soprattutto Don Giovanni, artefici nei loro ruoli di cotanta aggregazione vincente. Il Don, questo fratellone vestito da prete, permettetemi di dirlo, è la persona giusta al posto giusto, sa parlare a tutti noi, mettendo sul tavolo come un libro aperto, il ruolo dell’assistente spirituale, senza distacco, ed essendo il più vicino come età ai ragazzi, ha saputo sempre parlare la loro lingua.

Quest’anno vi sono stati anche quei momenti che in una associazione cattolica come lo è l’UNITALSI, non dovrebbero mai mancare. Non lo ha fatto pesare, come un impegno, ma come un bisogno di riflessione su quello che si faceva ogni giorno. Il mare, la musica, l’autoscontro, il giretto sul trenino turistico, la piccola gita sulla motovedetta, i cornetti a mezzanotte inoltrata, hanno fatto di una settimana una vera vacanza, con i nostri ospiti in mezzo al divertimento. E’ difficilissimo dire di no a qualcuno, ma cominciamo a star stretti nell’unica struttura idonea ed attrezzata per questo tipo di soggiorno dedicata ai nostri amici diversamente abili. Ci poniamo da tempo la domanda di come eventualmente ovviare, e ne parleremo ancora per trovare una eventuale soluzione.
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Intanto dobbiamo dire GRAZIE a tutti coloro che ci aiutano per far sì che il campo si possa realizzare . Dai sacerdoti, alle varie attività commerciali che si offrono per le cose materiali, e per farci divertire, alle persone che quotidianamente ci aiutano nelle pulizie, all’amministrazione comunale da sempre vicina nella logistica, ed ai vigili urbani che hanno potuto constare durante il nostro girovagare con le carrozzine, quanta insolenza e poco rispetto si ha per chi non ha la fortuna di poter CAMMINARE, con noi costretti a prenderle letteralmente di peso per raggirare le rampe riservate occupate.

Soprattutto GRAZIE a loro, I RAGAZZI delle varie associazioni che si sono uniti a noi in questa ennesima avventura. Lourdes è una meta di pellegrinaggio, trasportando gli ammalati, ma qui, sul nostro territorio, lasciatemelo dire hanno dimostrato di saper fare il doppio se non il triplo di quello che solitamente si fa in quella occasione.
Questa sera se passerete da quel cortiletto, vedrete la solita luce dei fari, ma meno bianca. Stamattina abbiamo dovuto scontrarci con quell’arrivederci dal sapore salato o amaro come le lacrime . A chi ha appena vissuto questa esperienza, specialmente chi lo ha fatto per la prima volta, mancherà qualcosa, e anche chi nei dintorni viveva l’allegria, a volte la caciara fino ad ora tarda, si troverà nel silenzio. Forse proprio questo silenzio farà riflettere su “quanto possa far bene un semplice sorriso” , ma soprattutto quanto possa far bene a se stessi essere utili agli altri.
Io continuerò a guardare e riguardare le foto, e a condividere quei momenti fantastici, in attesa che arrivino altri di cui godere.
Alla prossima
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di Pino Curtale