Il pretendere di essere “tuttologi” e mai opinionisti

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I tempi sono cambiati è vero. Se ci indigniamo per quello che leggiamo su FB, per le nuove generazioni che seguono idoli “discutibili”, se piangiamo quando pensiamo che il mondo sta girando al contrario, e per tutti gli atti di violenza, discriminazioni, istigazione all’odio… Beh, penso che Sanremo sia il il lato più dolce e più allegro e, perché no, anche più bello di di questo periodo. Siamo sempre noi, gli stessi che ci indigniamo per altro e condanniamo questa kermesse. Può piacere, o no. Si può rimpiangere Mia Martini, o meno, Sanremo è una icona dell’Italia, uno spaccato di storia italiana, (Rita Pavone, Al Bano, Romina ce lo ricordano), che si evolve e si trasforma al passo coi tempi che viviamo mettendoci anche di fronte a DRAMMI (Rula Jebreal ce lo ricorda) I social sono una piazza virtuale dove si critica e si ironizza come sulla carta stampata, e anche questo è bello, giusto o sbagliato, ma soggettivo. Come soggettivo è il Gradimento del festival, al pari di un qualsiasi altro SPETTACOLO, COMMEDIA, MUSICAL, FILM ecc. Io lo guardo anche per curiosità, ironizzo e soprattutto mi diverto. Mi piace la “scena” nel contesto. (Allestimenti, luci, disposizioni, orchestra, immagini, colori ecc.) Ma mi soffermo sui vari contenuti, testi in primis, ma anche emozioni che chi calca quel palco prova dentro ed esterna nel volto e con.le lacrime. Si anche il CORAGGIO (Achille Lauro) va osservato, rispettato, perchè in tanti non hanno capito il senso. Ma vi è anche un altro “coraggio” che andrebbe anche “condannato” quando è esibizionismo o induce a…(meglio non scrivere di più n.d.r.)
Ok, è vario, forse troppo allungato, spesso banale ed anche monotono, ma alla fine SANREMO È SANREMO !Che racconta con tanti angoli spigolosi, e finestre aperte, questa nazione. Racconta di NOI che ci facciamo del male ma anche del bene… Con accanto il democratico TELECOMANDO, che però ci ostiniamo a non voler usare al di fuori delle parole che scorrono sul web.

di Pino Curtale

Il tempo in cui la memoria non è mai abbastanza

_MG_4991Ebbene si, giornata della memoria, anche per quest’anno. Tanti rievocano e condividono brani, filmati, foto. Anche io certo, ma non per andare sulla scia della retorica o delle tradizionali commemorazioni, ma perché realmente ci penso quasi sempre e non solo il 27 gennaio. Penso alle deportazioni, alle persone strappate dalle loro case in piena notte, e con appena 20 minuti per raccattare le proprie cose. _MG_5036Ci penso ogni volta che leggo di persone additate, insultate, malmenate, o considerate non degne di questo mondo. Ci penso ogni volta che vedo il terrore ancora negli occhi di chi è sopravvissuto ai campi di concentramento nel raccontare quello che non si riesce a neppure a descrivere. Ci penso ogni qualvolta sento “prima gli italiani”. Prima di che ? Prima degli altri a salire su un barcone, prima degli altri ad essere rinchiusi, o prima degli altri ad essere salvati dell’idiozia ? Ci penso spesso si, anche a quella tachicardia sopraggiunta quando mi sono trovato davanti a quel cancello e a quella scritta che voleva far credere che il “lavoro rende liberi”. Ci penso quando leggo delle dittature e dei soprusi nei vari angoli del mondo, e ci penso pure quando vedo qualche viso colorato spingere un carrello della spesa per gli altri, ma subito dopo magari essere considerato uno che deve tornarsene “A CASA SUA”.

53249619_10216942285421900_1402989464246026240_o copiaPoi mi trovo ad ascoltare le parole di alcuni giovani, che inducono alla speranza di poter salvare ancora il salvabile, e mi illudo. Ma poi penso che non vi sarà probabilmente tempo necessario in questa veloce ed inesorabile vita, per vederla questa salvezza e magari goderne di essa.  La storia dovrebbe insegnare a non ricadere negli errori ed ORRORI passati, ma leggendo documenti veri, o perché no, cercando le verità. Non certo credendo a tutto quello che si legge sui social sotto falsi slogan di esaltati che sfruttano la debolezza e l’ignoranza altrui, dimenticando che circa 75 anni or sono un folle, fece credere che tutto si risolvesse con una “soluzione finale”. Il passato non si può cambiare (purtroppo), ma il presente SI, e ancor meglio si può pianificare il futuro. Io continuerò a sostenere che le politiche sbagliate possono creare danni irreversibili, e stiamo vivendo appunto questo tempo, ma la discriminazione, l’odio razziale, il non considerare gli esseri umani calpestando, anzi uccidendo la dignità, è cosa ben diversa oltre che allucinante. Lo sosterrò sempre e non solo il 27 gennaio, è una questione di DNA in primis, e poi perché sono cresciuto a pane e uguaglianza. Lo farò come ho sempre fatto, raccontando la bellezza delle persone con cui cammino, dialogo, mi confronto, e con cui cerco di realizzare concretamente qualsiasi cosa possa farmi dire…ho fatto di tutto per consegnare un mondo migliore a mia figlia e alla quale invece dovrò chiedere perdono per tanti altri che non hanno mosso un dito. Ognuno dovrà fare i conti con la propria coscienza, magari semplicemente guardando il mare, e pensando a quei flutti come tanti teli bianchi stesi su chi è stato ucciso seppure solo con le parole…Anche di questo vi sia memoria un domani.

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“ll tempo è terribile, cancella. Cancella le persone, la memoria. Tutti i testimoni stanno morendo. È più facile negare e i ragazzi non studiano la storia. Spero la materia venga promossa. Senza la storia come fa ad esserci la memoria?” (LILIANA SEGRE)

di Pino Curtale

“Il dovere ci fa fare bene le cose, ma l’amore ce le fa fare belle”(Zig Ziglar)

Dove eravamo rimasti ???

Ah si a quel Giugno ormai lontano, che forse non è mai passato. A quando, carico come una molla in tensione, non vedevo l’ora di mettere i piedi sui gradini di quel treno carico di allegria, di sorrisi, di VITA. Allora pensai, come ogni anno,… però poi, arriva Settembre e vedrò partire gli altri con il magone, li seguirò da qui, come da una regia di uno studio mobile, posterò, scriverò, farò come se io fossi lì. Sarà difficile, ma non sempre si può far tutto, con il lavoro che ti ruba tempo e denaro a soddisfare anche le incombenze fiscali, ma va bene ugualmente. Ho detto sempre a me stesso e agli altri, che credere nella Divina Provvidenza, non fa mai male, anzi forse aiuta a sperare sempre nel migliore dei modi, e quando meno te lo aspetti, le cose volgono in modo che tu possa appianare tutto. Mai tanti giovani sono partiti con la nostra sottosezione, frutto di un lavoro certosino di amalgama di diversi caratteri, e legami interpersonali da parte delle tre figure chiave: Il Don, Fulvio, Maurizio, e poi il campo estivo che ha fatto come sempre da motore di spinta. E’ un traguardo ?? noi speriamo che sia piuttosto una partenza, ed io anche per questo motivo, non avrei voluto perdermi questo momento. D’altronde, come noi diciamo da tempo immemore, “Lourdes non si può raccontare, bisogna viverla”, e non avrei voluto mancare a quel “ECCOMI” di gran parte di loro. Chiara, mia figlia, appena diciottenne, ha detto sin dal suo compleanno: “Io da DAMA vivrò un nuova tappa ed esperienza, non posso non essere con loro, cari Papà e Mamma…parto nuovamente !.

Ma nel dire questo, si leggeva nei suoi occhi, che forse, con l’essere consapevole della mia assenza, non avrebbe di fatto vissuto nel migliore dei modi questo viaggio, ma il desiderio più grande, che traspariva man mano che il tempo passava, era essere li per una volta tutti insieme, una famiglia nella grande famiglia. E allora…cuore in mano, contro ogni logistica traversa, e con qualche rinuncia,..Ok si va, tutti insieme!! ma dovrà essere una sorpresa, un regalo tardivo di compleanno, ma forse il più bello.

Quanto ci è costato, dire le bugie, nascondere l’entusiasmo, di questa cosa bella, e per me non partecipare alla gioia dei preparativi, solo Dio lo sa, ma tutto ripagato da quel magico momento in cui bussando alle spalle, proprio lì, sotto gli archi che danno accesso alla grotta, il suo pianto di felicità ha contagiato tutti. Difficile forse raccontarlo quell’attimo, ma per dei genitori, vi assicuro che è qualcosa di MERAVIGLIOSO

La mia fotocamera, passata la serata di arrivo, non si è mai fermata, e penso che mai come quest’anno io abbia scattato così tante foto. Avrei potuto certo, anche racchiudere il tutto in un piccolo riassunto, ma come sempre, la cosa mi viene difficile, in quanto non puoi fuggire davanti a quegli sguardi che ti cercano, o a quei sorrisi che conquistano, o meglio a quella gioia incontenibile nel continuo susseguirsi degli eventi. Ogni angolo di quel luogo è un angolo di bellezza, e ognuno di noi lì, penso facciamo parte della meraviglia di Dio.

E’ stato un magico viaggio, uno di quelli che come spesso accade, ti fa incontrare persone eccezionali, che non ti fanno mancare nulla. Ed anche nelle difficoltà, disguidi o disagi, non chiedono se hai bisogno, ma si adoprano direttamente. Come ad esempio il ferroviere, che al mancato funzionamento dell’aria condizionata nel barellato, lo vedi attrezzarsi di improvvisato ventaglio e sventolare sugli amici speciali per cercare di alleviare il calore ambientale. Lo stesso che in una lunga, ma ormai storica sosta, per inconveniente tecnico, partecipa ai canti e balli di quanti sul marciapiedi rendono meno faticosa e più paziente l’attesa.

Non penso vi sia altro da aggiungere a quello che solitamente scrivo sempre al mio ritorno, ma forse solo una cosa: Cercate di credere nei giovani, cercate di incoraggiarli a vedere il mondo dal punto di vista migliore, soprattutto insegnate ai più piccoli, ad essere ambasciatori di pace e di bellezza. Io ho iniziato questo viaggio nel 2015 come un qualsiasi pellegrino, e il caso volle che coincidesse con il pellegrinaggio nazionale dei bambini, non riuscivo a trovare un sorriso, …uno solo che non fosse BELLO nonostante tutto. Non vi erano esasperazioni di commozione, chi ha contatti con ragazzi “diversamente normali” prende coscienza di una forza di volontà che ad ognuno di noi, forse, appare solo in sogno.
Loro, insegnano a tutti quanto sia bello vivere la vita. Noi dovremmo imparare da loro, quanto si possa vivere “diversamente uguali”.

Al prossimo anno !! Pellegrinaggio nazionale UNITALSI 2019

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di Pino Curtale

Il più bello spettacolo dopo il big bang

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Il Jova Beach Party, è stato sin dall’inizio una scommessa, o se vogliamo meglio, una sfida. Una di quelle che solo uno come Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti poteva lanciare ed affrontare. Questa sfida la sta vincendo su tutti i fronti, la prova è quella dei tanti “the day after”, di cui scorrono le immagini sui social e sui vari canali della stampa. Quella stessa stampa che tende quasi sempre a denigrare gli eventi ed il coraggio di organizzarli, dando più spazio alle critiche enfatizzandole all’inverosimile ed una di queste ha colpito come in una battaglia navale, anche Roccella, decima tappa del tour di Lorenzo. Ne hanno scritte di tutti i colori, inventando quello che a colpi di CLICK, avrebbe dovuto essere un potenziale annullamento dell’evento. Non sto qui a scrivere quello che penso sulle teorie di questi “paladini dell’ambiente” che danno assist perfetti alla oscura politica dei NO. Io che negli eventi, mi tuffo sempre, in organizzazione e reportage documentaristi, penso invece di continuo a quelle parole di Giorgio Faletti “Il coraggio era anche quello. Era la consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.”

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Anche Roccella, imputata come altre, questa grande sfida l’ha VINTA, è salita sul podio con tanti riconoscimenti positivi, primo su tutti LA CIVILTA’ di quanti hanno partecipato al concerto. Venuti da ogni dove, principalmente dalla Sicilia, che non ha avuto questa opportunità per motivi di sicurezza e assenza di spiagge idonee, ma proprio questo motivo, ha spinto gli amici d’oltre stretto, ad avere un RISPETTO ESAGERATO per il nostro luogo. Ma non solo loro, hanno raccolto tutto accanto ai cestini, niente di sparso, e la cosa che si notava di più, era quel raccogliere dalla spiaggia, mentre si ci avviava verso i cancelli. Il Jova, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, anzi le aveva proprio “piene di sassi”, e lo ha fatto direttamente da casa sua..IL PALCO, lo stesso dal quale si vedeva una folla oceanica di Ragazzi, Giovani, FAMIGLIE intere con bambini a seguito, che si DIVERTIVA lontano da alcol o da chissà da quale mondo strano e di perdizione spesso gli si addossa.

Avevano tutti solo l’ESTATE ADDOSSO, e lui da quel gigantesco palco pieno di perfetta tecnologia, e luci, ha ribadito che è una colpa di tanti, specie della politica il non dare FIDUCIA, essere pessimisti e contro comunque.

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La risposta ?? Uno scenario come pochi, tra musica, persone meravigliose che cercavano altre per abbracciare uno di quei tramonti stupendi che questa terra sa offrire, bagnarsi in acque cristalline, con alle spalle un mega led wall, dal quale il comandante spaziale LUCA PARMITANO, faceva notare quanto sia bella la TERRA, ma anche quanto scempio si veda da lassù. Ospiti a sorpresa come Dario Brunori, Toto Cutugno evidentemente commosso nel ricordare l’aver iniziato da una terrazza qui a Roccella la sua carriera (quella terrazza era LA CALURA, e lui ancora sconosciuto, era TOTO E I TATI). Un grandissimo GIANLUCA PETRELLA, che non ha bisogno di presentazioni, e che ha accompagnato Lorenzo per tutto lo spettacolo. Poi, una fiumara umana che da quel luogo, è uscita COMPOSTA, SENZA SCHIAMAZZI, ORDINATA ANCHE NELLE FILE, CON IL SORRISO e la voglia di ricominciare nella speranza che veramente, sia l’inizio di un NUOVA ERA

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Ho percorso quasi 6-7 Km e ho visto un servizio d’ordine impeccabile, forze dell’ordine cordiali, e stewart pronti ad ogni richiesta, anche a farci la doccia (puro divertimento e goduria). Ho visto un rimettere a posto tutto sin da subito, un elicottero che ha sorvegliato dall’alto sul mare e sorvolando ci ha accompagnati tutti con un grande faro fino a casa. I rifiuti separati sin dalla spiaggia, con un apposito attento staff a correggere eventuali misture, e poi ammucchiati vicino ai cestini che LOGICAMENTE non avrebbero potuto contenere tutto, o sui muretti. Ma loro, il pubblico pagante, ha tentato ugualmente di dare meno problemi, cosa che solitamente non fa chi viene da noi a bivaccare soltanto, e si permette il lusso di sputarci in faccia. Stamattina, neppure il tempo di realizzare una meravigliosa nuova alba, i nostri ECO BOYS, avevano ripulito TUTTO.

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Io so quanto IMPEGNO E SACRIFICIO vi è dietro un evento in generale, immagino l’esponente da applicare in un evento da 25.000/30.000 presenze, e da cittadino dico GRAZIE all’amministrazione in primis, di cui so delle notti insonni per la responsabilità in atto, ed a tutti coloro che legati ad essa, hanno lavorato BENISSIMO per noi e la nostra sicurezza. Roccella è stata una sfida Vinta, una battaglia in cui ha conquistato un territorio, ma la guerra sarà ancora lunga. Si, perchè andare contro a certi stereotipi negativi di questa martoriata Calabria, che Jovanotti ha scelto, è UNA GUERRA. Penso, dopo ieri sera, vi siano i presupposti e il coraggio da parte di tutti per VINCERE ANCORA. Per il momento, un ricordo indelebile di un pomeriggio ed una notte fantastica, il collaudo di un’area idonea, e la vera, orgogliosa soddisfazione, che Roccella, per circa 9 ore, è stata L’OMBELICO DEL MONDO, ed è stato tutto quanto veramente ,…UNA FIGATA PAZZESCA.

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di Pino Curtale

Per cogliere tutto il valore della felicità, devi avere qualcuno con cui condividerla (Mark Twain)

C’è un cortiletto, che fino a ieri sera era pieno di luce. Una luce che non proveniva dai consueti fari, ma dai volti di chi per una settimana ha frequentato quel luogo.

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Erano volti il cui sorriso, illuminava chi varcava quella soglia, fino a tarda notte. Il campo UNITALSI, giunto ormai alla undicesima edizione, è ogni anno più ricco di attività, di ospiti, di Amici vicini all’associazione da sempre, ma soprattutto di GIOVANI. Si proprio loro, quei giovani di cui si parla tanto, e spesso in maniera non positiva, a cui pensi di non affidare nulla, tanto…
Ma proprio loro sono quelli che non hanno il volto della stanchezza, dello sconforto, ma quello della gioia di fare e soprattutto di DARE.
Ogni anno, ragazzi che vedi passeggiare nelle strade, seduti ad un tavolino di un bar, o che non vedi mai, li trovi li, in quei pochi metri quadri a trasformarsi in operai di DIO, formando un esercito di magliette rosse, che si distinguono con onore dalla massa. Ma ogni anno, con grande entusiasmo e capacità di aggregazione, riescono a portarne altri, e a fargli capire quanto di più bello ci sia nell’ AIUTARE.
Cosa c’è realmente dietro la parola volontariato, cosa c’è che li attira, e soprattutto cosa c’è che anima il loro entusiasmo, a tal punto di rinunciare ad una propria settimana estiva ?

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Penso non vi siano spiegazioni alle domande che tanti si pongono, ma vi è solo la constatazione di quanto possa renderli felici nel dare e ricevere un sorriso da una persona, che avrebbe seri motivi per non farlo. E allora si scatena una forza di cooperazione, nel “fare insieme” a favore degli altri, e non vi è età che tenga. Lo fanno ammirevolmente i ragazzini di 11 anni, a volte anche meno, stando bene, anche dormendo poco, e magari con le mani sporche, ma con la luce negli occhi, la stessa che vedono in quelli di coloro che coccolano e accudiscono per tutto il tempo del soggiorno. Vedere un “piccolo ometto” che si prende cura di un “anzianotto” su una carrozzina, non ha prezzo. Quest’anno per la prima volta, si è scelto di affidare proprio a loro l’intera organizzazione e gestione del campo, e mai fu scelta più giusta. Noi adulti e veterani, li un pò nelle retrovie pronti ad intervenire qualora ce ne fosse stato il bisogno o richiesta, tranne che per qualche aiuto di supporto indispensabile come ad esempio la lavanderia della instancabile Anna, ma siamo rimasti per lo più spettatori della bellezza del loro SERVIZIO.
A vederli tra i nostri AMICI SPECIALI, era il vero spettacolo, obbedienti a quel “AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO” e al confronto o alla notifica di quel che non andava o era migliorabile. Chi è venuto a trovarci, ci ha posto la stessa domanda…Come fanno ad avere questa forza ??
Io avrei mille risposte, in quanto sono ormai da tempo volontario e documentarista dello stesso, ma non dico nulla. Preferisco fare quello che ho sempre fatto, starci dentro per far vedere fuori quel che buono e bello vi è nell’operare. Poi, se riesco a vincere le emozioni, cerco di “raccontare” per immagini e parole scritte chi incontro su questa strada.

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Vi sono persone belle, e belle persone, alcune di queste hanno la capacità di trascinare, di coinvolgere e far capire i valori della vita, e al contempo coordinare i gruppi interni all’associazione. Quando tutto questo si amalgama in una grande famiglia, tutto viene spontaneo e facile, questa è la forza di cui tutti si stupiscono. Noi siamo fortunati ad avere persone come Maurizio, Fulvio, e soprattutto Don Giovanni, artefici nei loro ruoli di cotanta aggregazione vincente. Il Don, questo fratellone vestito da prete, permettetemi di dirlo, è la persona giusta al posto giusto, sa parlare a tutti noi, mettendo sul tavolo come un libro aperto, il ruolo dell’assistente spirituale, senza distacco, ed essendo il più vicino come età ai ragazzi, ha saputo sempre parlare la loro lingua.

Quest’anno vi sono stati anche quei momenti che in una associazione cattolica come lo è l’UNITALSI, non dovrebbero mai mancare. Non lo ha fatto pesare, come un impegno, ma come un bisogno di riflessione su quello che si faceva ogni giorno. Il mare, la musica, l’autoscontro, il giretto sul trenino turistico, la piccola gita sulla motovedetta, i cornetti a mezzanotte inoltrata, hanno fatto di una settimana una vera vacanza, con i nostri ospiti in mezzo al divertimento. E’ difficilissimo dire di no a qualcuno, ma cominciamo a star stretti nell’unica struttura idonea ed attrezzata per questo tipo di soggiorno dedicata ai nostri amici diversamente abili. Ci poniamo da tempo la domanda di come eventualmente ovviare, e ne parleremo ancora per trovare una eventuale soluzione.
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Intanto dobbiamo dire GRAZIE a tutti coloro che ci aiutano per far sì che il campo si possa realizzare . Dai sacerdoti, alle varie attività commerciali che si offrono per le cose materiali, e per farci divertire, alle persone che quotidianamente ci aiutano nelle pulizie, all’amministrazione comunale da sempre vicina nella logistica, ed ai vigili urbani che hanno potuto constare durante il nostro girovagare con le carrozzine, quanta insolenza e poco rispetto si ha per chi non ha la fortuna di poter CAMMINARE, con noi costretti a prenderle letteralmente di peso per raggirare le rampe riservate occupate.

Soprattutto GRAZIE a loro, I RAGAZZI delle varie associazioni che si sono uniti a noi in questa ennesima avventura. Lourdes è una meta di pellegrinaggio, trasportando gli ammalati, ma qui, sul nostro territorio, lasciatemelo dire hanno dimostrato di saper fare il doppio se non il triplo di quello che solitamente si fa in quella occasione.
Questa sera se passerete da quel cortiletto, vedrete la solita luce dei fari, ma meno bianca. Stamattina abbiamo dovuto scontrarci con quell’arrivederci dal sapore salato o amaro come le lacrime . A chi ha appena vissuto questa esperienza, specialmente chi lo ha fatto per la prima volta, mancherà qualcosa, e anche chi nei dintorni viveva l’allegria, a volte la caciara fino ad ora tarda, si troverà nel silenzio. Forse proprio questo silenzio farà riflettere su “quanto possa far bene un semplice sorriso” , ma soprattutto quanto possa far bene a se stessi essere utili agli altri.
Io continuerò a guardare e riguardare le foto, e a condividere quei momenti fantastici, in attesa che arrivino altri di cui godere.
Alla prossima
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di Pino Curtale

…le mani per aiutare, il cuore per la gioia… (incontri, sorrisi, felicità di un viaggio)

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Il ritorno da Lourdes, è sempre un momento di riflessione. Per quello che hai visto, per quello che hai potuto dare, per quello che hai ricevuto. Non è un semplice viaggio, ma è qualcosa che non si può descrivere in quattro righe, o poche parole. E’ un viaggio che ti fortifica, che ti riempie di gioia, e perché no, anche di orgoglio.

Quell’orgoglio che senti dentro quando sai di aver potuto fare qualcosa per gli altri, che non ti fa sentire inutile davanti a persone che con seri motivi fisici e mentali, ti trovi casualmente davanti senza neppure sapere chi siano. Sei li a smontarti per un sorriso, o per un racconto frastagliato di un pezzetto della loro vita, che ascolti e spesso non riesci decifrare, ma è comunque importante che tu sia li, in quel momento per loro. Penso sempre di non fare abbastanza, mi tormento per questa mia sensazione, e mi accade sempre ogni anno.

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Ma quando poi vedo Francesco, che con la sua carrozzina sprint, cerca di raggiungermi per darmi un semplice bacio sulla guancia, quando vedo Umberto che a gesti cerca di dirmi che vuole una foto non da me, ma con me, quando sento che Luigi, con la sua sigaretta, mi dice…”sono felicissimo di essere qui”, e incontra il suo amico di sempre, arrivato li per incontrarlo e passare qualche giorno con lui,…allora penso che forse nel mio piccolo, anche il solo documentare cotanta bellezza, vale tanto, forse di più di quanto io pensi. E nell’attraversare i saloni, andare in giro spingendo le carrozzine in salita, magari sotto una pioggia battente, scatto continuamente, anche con una sola mano, perché quello che vedo lo voglio portare comunque agli altri, affinché capiscano che appunto, non è solo un semplice viaggio.

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Al ritorno, le solite domande…”come è andata ? stanco no ?” e io cerco di spiegare per l’ennesima volta che per me è come una batteria tenuta sotto carica per 6 giorni. Potrebbero essere sempre le stesse emozioni, ogni anno, ma invece ogni volta è diverso, nuovi abbracci, nuovi sorrisi, nuove storie, da raccontare. Scrivo e condivido pensieri sparsi, per quel che ho davanti, per quel che accade, un pò come un corrispondente per una testata, e lo faccio perché so quanti unitalsiani in quel momento vorrebbero essere li, cerco di renderli partecipi, come tanti compagni di viaggio virtuali. Le foto ?? TUTTE ! non elimino nessuna, non è una mostra, non è un contest, è un viaggio fotografico dove tutti vogliono partecipare.

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Io continuo a pensare che tanta gente ancora non riesce a percepire quello che noi proviamo nel servire, basterebbe vedere le ragazze soprattutto quelle più piccole, nel loro intenso “fare” senza un accenno di stanchezza,…ecco forse li vi è la prova e la risposta per tutti. Quest’anno, un vuoto, l’assenza di una persona importante, che però sentivamo presente in ogni momento, in ogni angolo. La nostra Amelia ci avrebbe detto tante cose, ci avrebbe “drizzati” , ma anche no, in quanto aveva fiducia in ognuno di noi, in quello che sentivamo nel dare, e allora ci avrebbe solo osservati con orgoglio.

Però poi si torna a casa,… “che cos’è che ci ha portati è difficile spiegare, ma mai nessuno torna a casa uguale a prima di partire”, e ricominciamo il countdown, che saranno anche 30 ore di treno, ma sono 30 ore di vita condivisa, e sono bellissime.

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Le foto sulla pagina UNITALSI della Sottosezione di Locri

di Pino Curtale

…a due scatti da FRANCESCO

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Io immagino il percorso della vita, come una grande stazione.

Passano tanti treni, alcuni arrivano puntuali e noi siamo in ritardo per prenderli, altri viceversa, nonostante la nostra puntualità, non passano proprio.
Quando però, ti capita l’opportunità di partire, e sai di una grande occasione, non devi neppure pensarci, se ci riesci, lo prendi al volo. Io sono letteralmente saltato su un convoglio che non potevo assolutamente perdere ,come accaduto invece in passato, perchè avere l’incarico di seguire fotograficamente Papa Francesco nella sua visita a Loreto del 25 Marzo, è stato un fulmine a ciel sereno, ma al contempo una felicità improvvisa che mi ha totalmente invaso mentre ancora colloquiavo al telefono con il mio interlocutore.
Ho pensato…come mai io ? sapendo anche che sarei stato l’unico fotografo esterno oltre a Francesco Sforza dell’Osservatore Romano che solitamente segue il Santo Padre ? Me lo sono chiesto più volte a dire li vero, poi ho supposto che era frutto forse di una mia semplicità nel fare, e soprattutto nell’intraprendere ottimi rapporti con le persone, che ha fatto in modo si instaurasse sempre la fiducia reciproca.
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Il mio modo di documentare gli eventi, poi magari ha fatto il resto. Il massimo riserbo impostomi, per ovvi motivi, mi è costato tanto, in quanto ho sempre condiviso le cose belle, e soprattutto la gioia degli altri, e ora che toccava a me, ho dovuto saper nascondere anche l’emozione. La casualità volle che i giovani dell’UNITALSI, partissero per il loro pellegrinaggio nazionale proprio in quel di Loreto, tra i quali ben quasi 50 della sottosezione alla quale appartengo, per cui io che non avrei dovuto esserci per ovvie ragioni di età, e mi sono ritrovato ugualmente tra 800 sciarpette multicolor e felpe blu. Come non raccontare dei loro mille abbracci al vedermi inaspettatamente e pensare che fossi li per loro, tanto da pensare di deluderli nel dire il vero motivo della mia presenza ? Ma invece ha prevalso la gioia nella gioia per le tante attenzioni verso di me e del mio importante compito. Osservarli da lontano, senza essere li in mezzo a loro, mi ha fatto ancora di più scoprire quanto son belli dentro.

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Poi, il fatidico giorno, sveglia alle 5, appuntamento in sala stampa alle 5.30, vestito scuro da protocollo, ed eccolo…Lui, FRANCESCO ! Gli scatti non si contano più, stando attento a non intralciare la diretta tv, e a non dar fastidio alla gendarmeria vaticana. Certo, essere a due metri di distanza, crea un certo effetto, ma non posso permettermi neppure di sbagliare, per cui, bando all’emozione, e cerchiamo di fare bene. Francesco, odia i protocolli, cambia programma improvvisamente, quasi a farlo apposta, ma quando abbraccia la gente, è difficile da descrivere e in questo caso anche da seguire. Sorrisi, selfie, sciarpe lanciate in viso, accetta tutto, e trova tempo e parole quasi per tutti. Ho sempre visto dai media questa sua socialità, ma non pensavo di doverla documentare un giorno anche io. Seguire il backstage del giorno prima, iI comandante della gendarmeria che ci assegna le distanze, le tensioni organizzative per un evento di tale importanza, la felicità e le lacrime per una emozione forte nei volti di uomini, donne, ragazzi, bambini colti correndo davanti alla papamobile, sono contenuti nei quasi cinquecento scatti consegnati alla Delegazione Pontificia Santa Casa di Loreto, e rimarranno per me, una pietra miliare del mio percorso professionale.

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Saranno comunque una tappa, una fermata di quel treno che stavolta ho avuto la fortuna di prendere al volo, grazie alla fiducia riversatami da Ugo Bogotto e Diletta D’Agostini, i due giornalisti a cui devo questa grande opportunità. Spero sempre possano esserci altre occasioni importanti, vado avanti e cerco nuovi orizzonti, ma anche dovesse essere questa appena vissuta, una sporadica, e unica, sarà comunque uno dei tanti motivi in più per migliorarmi, e soprattutto nel mio cuore rimarrà impressa la didascalia…Io, per un giorno, fotografo del Papa.
di Pino Curtale

La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi. Marcel Proust (scrittore)

Il Radio Roccella Rock Contest, ha avuto ufficialmente inizio. Ieri la conferenza stampa, dove veniva spiegato il regolamento e le novità. Intanto ringrazio gli organizzatori per l’ennesima fiducia accordatami, e quando appena due giorni fa, sono stato convocato, ho accettato senza esitare, in quanto ho creduto dal primo momento in questo progetto. Io che la radio l’ho vista nascere, e crescere da addetto ai lavori, ho visto l’evoluzione della qualità, la voglia di puntare su nuovi format, e tra questi, la scoperta dei nuovi talenti, spronarli a mettersi in gioco. E così, il contest dello scorso anno, da pura sfida, è diventato un trampolino di lancio per tanti. Dietro un obiettivo di una fotocamera, si vedono cose che spesso sfuggono agli occhi del pubblico, io ho visto l’entusiasmo, la semplicità, L’UMILTÀ e la grinta di tanti ragazzi che hanno calcato quel piccolo palco. Ma soprattutto, specialmente il giorno della finale, ho visto L’AMICIZIA e gli abbracci dietro le quinte. Ho avuto il piacere, anzi direi l’onore, di aver contribuito alla loro visibilità attraverso le foto, che ancora oggi girano per le loro promo. Quest’anno penso sarà ancora più entusiasmante vedere tutti sotto l’unico abbraccio della musica come linguaggio universale, in quando tutti saranno vincitori. A tutti un riconoscimento, ma quello che mi sta più a cuore, per il miglior testo, porterà il nome di GIORGIO SOSTA, un Amico che alla radio ha dato tanto, e che ora non c’è più, volato via come le note, senza neppure il tempo di ascoltarle per l’ultima volta. La radio, che avrà in più uno streaming video per le serate, avrà il ruolo di far vedere tutte le qualità di chi ha scelto la musica per comunicare. Io cercherò come al solito di coglierne i momenti più belli, per regalarli a loro. In questo, però mi affiancherà mia figlia Chiara, ed il fatto che gli organizzatori le abbiano chiesto di farlo, è la conferma del loro voler continuare a puntare sugli emergenti, soprattutto sui giovani del territorio, come i ragazzi delle scuole che saranno “giornalisti occasionali” della kermesse. Si, il territorio, quello che in ogni caso dovrebbe essere l’unico e indiscusso protagonista, che faccia vedere a tutti la vera CALABRIA, anche quella in cui le aziende, i piccoli imprenditori credono con coraggio, e sponsorizzano eventi di questo genere.
Dunque dritti al 1°Maggio, con un grande spettacolo che ci riserverà delle autentiche sorprese, su cui ancora vige il dovuto riserbo.
Dal sottopalco è tutto, restituisco la linea…A VOI STUDIO !!!!

di Pino Curtale

“La buona notizia”…per la Calabria

“ACCOGLIENZA”

Ormai è una parola che scorre ovunque, specialmente  sui social, ma anche nei discorsi comuni tra le persone. Si lega sempre all’immigrazione, in senso lato, a chi cerca aiuto, a chi ne ha bisogno, ed è giusto che se ne parli, ma sfugge agli occhi quella quotidiana di cui è capace la gente di Calabria, e di cui se ne parla sempre meno…anzi quasi mai.

Schermata 2018-10-12 alle 18.10.24– “Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al  buon costume dell’ospitalità . Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui. “-

Del resto si parla poco anche di quanto siano capaci i giovani di apprezzarla, tanto da rimanere addirittura stupiti. I luoghi comuni si sfatano, e ci si cala in una o più realtà che alla mente di chi non tocca con mano, sono spesso sconosciute. Accogliere significa quindi, anche far conoscere l’ambiente e il territorio dove si vive, affinchè l’ospite possa poi parlarne ad altri.

Nella nostra martoriata Locride, di queste realtà ve ne sono parecchie, belle per come sono nate, meravigliose per come sono progredite, e forse parecchi che ci guardano da lontano, anche con diffidenza, non ci crederanno, ma vi sono ragazzi che fanno richiesta a venire in questa zona per apprendere, ascoltare, ammirare.

Schermata 2018-10-12 alle 11.18.32Non mi soffermo su cosa vogliono conoscere, o cosa vanno a vedere una volta arrivati qui, ma su quella capacità di accogliere questi ragazzi e far di tutto affinché loro possano veramente apprezzare quanto di buono nasce e cresce in questa terra.

Vi sono le associazioni, vi sono le cooperative, vi sono le parrocchie senza distinzione ormai di quartieri, e vi sono persone che impegnate in prima linea, raccontano il come e il perché. Vi è l’Oratorio di Roccella, fortemente voluto su spinta dell’allora Vescovo Padre Giancarlo Bregantini, da Don Giuseppe Raco, e gestito da un gruppo di persone  affiatate e di sua fiducia sin dalla militanza scoutistica. Una struttura attrezzata che nasce, o meglio prende vita nel 2007, punto di incontro della comunità roccellese,  meta di arrivo e soggiorno di gruppi parrocchiali, oltre ad essere struttura ospitante da tempo del campo estivo UNITALSI. I gruppi si susseguono in estate, e a volte per il numero elevato di componenti, si deve far fatica a trovare una sistemazione consona. Si ricorre anche ad appoggiarsi ad altre strutture parrocchiali. Tutti, alla fine però, vanno via tra abbracci e lacrime di tristezza, e spesso, anzi certamente ritornano, ma soprattutto raccontano pubblicamente la loro esperienza positiva.

Schermata 2018-10-12 alle 11.17.59Giorni fa, ci è pervenuto un giornalino in formato elettronico del gruppo parrocchiale di Montecchio (RE), sinceramente ci ha commossi, per quello che hanno scritto di noi, ma soprattutto per quello che hanno scritto della nostra terra. Io penso allora che se coltivassimo meglio il nostro orticello, godremmo di frutti propri, e non solo, ma saremmo orgogliosi di esportarli. Manca spesso la fiducia in noi stessi, e forse anche nei “nostri” ragazzi deviati da immagini troppo mediatiche di cui ha colpa la tecnologia. Il confrontarsi seduti magari su una semplice panchina, parlare di tutto, e gioire dei momenti di amicizia, diventa quasi un miraggio e ormai quasi una utopia, ma si è sempre in tempo a riscoprire i “vecchi” metodi di comunicazione. Tutto è possibile, basta volerlo, basta decidere chi “vogliamo essere”,e questi ragazzi che arrivano, ne sono l’autentica prova e stimolo, insieme ai sacerdoti che li accompagnano, e a quelli che qui li accolgono.

Allego qui, il link per poter scaricare e leggere il giornalino che ci hanno inviato, e magari poi capire meglio quanto sia importante essere umili nell’apprendere, e coraggiosi nell’affrontare, ma soprattutto quanto sia bello…SPERARE IN UN MONDO MIGLIORE, ma che dipende da ognuno di noi.

—>> buonanotizia-OTTOBRE 2018- SPECIALE CALABRIA

di Pino Curtale

Vieni qua che ti faccio vedere dov’e’ il nostro pezzo di mondo.Portati dietro un sorriso e un sospiro:li userai.(L.Ligabue)

_MG_7083Stamattina regna il silenzio in quel cortile. Un silenzio surreale al quale ci eravamo disabituati. Eppure fino a qualche ora fa, vi era gente, confusione, colori sparsi sulle panchine…No non era allegria pura, piuttosto mascherata, quasi forzata, quanto basta a non far trasparire tutta la tristezza di ognuno di noi. Nessun telo da spiaggia appeso alle finestre, solo il rumore, ormai in lontananza, del motore di un ultimo transfer verso il Centro Neurologico di Locri.

Finisce così questo decimo campo estivo UNITALSI. Un campo trepidato, che non sapevamo se affrontare o meno per carenza di braccia forti. Ogni anno infatti le richieste di frequenza da parte delle famiglie, sono sempre in aumento, ma è difficile, difficilissimo, dire di no. Anche la struttura ci sembra a volte insufficiente, ma è “attrezzata” alle esigenze, e soprattutto a due passi dal mare. Quel mare che questi nostri Amici Speciali, desiderano per 360 giorni circa. Mai così tante riunioni a far quadrare la fattibilità, a contarci, ma in cuor nostro sapevamo che non avremmo mai rinunciato. Con quale coraggio avremmo detto loro che non si sarebbe realizzato il campo ??? Quel coraggio che cercavamo di trovare TUTTI INSIEME, specialmente quando la crisi idrica ci ha attanagliato di più dei nostri dubbi.

Alla fine davanti quel cancelletto ad aspettarli, eravamo in tanti, a riempirci della loro gioia, dei loro sorrisi, a sistemare le loro valigie, mentre i selfie di benvenuti erano d’obbligo come sempre. Sei giorni intensi come non mai, che ho voluto raccontare senza pensieri scritti, ma solo attraverso le immagini di ogni giorno, che testimoniavano quanto bastasse veramente poco a renderli felici. Ogni anno è più la fatica a far capire ai tanti questo aspetto, che il lavoro interno. Ma le migliori foto, sono quelle che si vivono, sono gli occhi tuoi che incrociano i loro, i sorrisi e le gestualità, GLI INNUMEREVOLI ABBRACCI. Il solito esercito di magliette rosse, che sono come una divisa cucita addosso, e che non sta a significare un mettersi in mostra, ma un orgoglio personale a far parte di una grande famiglia. Ragazzi con esperienza, e ragazzi nuovi, ma comunque RAGAZZI DAL CUORE D’ORO, che hanno messo tutto il proprio amore a disposizione degli altri attraverso il loro “servizio”. Dal più piccolo Giovannino, passando per Alessandro, arrivando al “gigante buono” Mattia per citarne alcuni a rappresentanza di TUTTI. Sentire da quest’ultimo, di voler continuare, pur sapendo che quello che ha vissuto a Roccella, non lo troverà a Roma, suona come una prenotazione .IMG_4600

Ragazzi venuti a rimboccarsi le maniche per pochi giorni, e che non hanno voluto andar via, o quelli che sono venuti a trovarci da lontano. Come Simona, che scrive libri del “suo mondo” e che nonostante la sua non perfetta deambulazione, ha preso il treno da Lamezia Terme, per non voler mancare assolutamente alla nostra festa. Leggere i commenti meravigliosi di chi sui social ci seguiva, e custodire i messaggi privati, sono i motivi che ci spingono a non considerare le difficoltà. Ma ora, ci mancherà quel vociare, ci mancheranno quelle finestre sventolanti, ci mancheranno per esempio quei piccoli momenti che Don Giovanni sapeva farci apprezzare il mattino, prima di affrontare la giornata. E’ una figura importante il Don, lo è stata ancora di più la sua presenza costante al campo, sapendo dosare tutto, parole, opere ed azioni al momento giusto e con tatto. Un fratellone vestito da prete, ma scherzi a parte, un grande SACERDOTE di cui per la prima volta ho visto qualche singhiozzante lacrima. IMG_4552

Ci mancherà quel battito di cuore nel vedere certe scene, e nell’ascoltare GIOVANI frasi come “io ho accettato la mia disabilità, serenamente […]” Anche per tutto questo, penso debba rimbalzare quel lungo interminabile applauso, di quelle 2500 persone che hanno partecipato al 6° Roccella Fitwalking, quasi un inchino alle carrozzine, e a chi stava dietro a quei sorrisi.

Ora ci riposeremo, poi pianificheremo le prossime attività, e scusate tanto se questa volta ho scritto al plurale…DI NOI, ma ho abbracciato oltre al piccolo mio dare, anche questa missione di divulgazione della nostra sottosezione, non certo per mettere in evidenza una mia ipotetica regia delle varie situazioni, ma perché sono sempre stato convinto che la bellezza delle persone va mostrata, anzi va CONDIVISA, ed io è da un pò di anni che cerco di farlo, mentre il Bene (quello vero) si fa in silenzio, e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno.

Un GRAZIE collettivo quindi, a chi non ha detto di NO alle nostre semplici richieste, o a chi si è offerto in prima persona, ma il GRAZIE più grande e mio PERSONALE, a Maurizio Villari, per non aver ceduto il passo allo sconforto in alcuni momenti pre-organizzativi, grazie per essersi fidato ancora una volta di noi tutti. Alla grande DONNA che è la nostra CHICCA e alle sue “stimolanti preoccupazioni”, e soprattutto GRAZIE per aver ancora una volta fatto sì che il rosso delle nostre magliette riflettesse la luce degli occhi dei nostri AMICI OSPITI. Non sono un giornalista, ma un random blogger, e per cui a scrivere e raccontare consumerei fogli e fogli su cui riportare tutte le emozioni che si vivono in certi momenti, senza limiti di spazi editoriali._MG_4682

Vi è un mio Amico musicista, che mi segue sui social in quel che scrivo o racconto con le mie foto. Un vero poeta musicale, che ha voluto davanti al suo pubblico, dedicarmi “ingiustamente” un paio di righe. Un gesto inaspettato, che mi ha messo in imbarazzo, perché spesso mi trovo “insufficiente” rispetto ad altri. E’ un testo scritto da Stefano Benni, ed io l’ho girato tramite la voce di Don Giovanni, a chi di dovere. A tutti i ragazzi e fratelli dell’UNITALSI, che ho abbracciato da un po, di cui sento di non poter fare a meno, ma che hanno fatto e FANNO MOLTO PIU’ di quel che cerco di fare io. E vi posso assicurare che le lacrime di commozione, che scendono quando ti trovi davanti alle meravigliose persone che incontri casualmente, non possono essere fotografate se non dal CUORE.

“Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza.

L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso.

Perché quando saranno passati amori, e battaglie, nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza, non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara.

Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota…

Il poco, il meno, il non abbastanza.”

Al prossimo Anno !!!

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di Pino Curtale