Vieni qua che ti faccio vedere dov’e’ il nostro pezzo di mondo.Portati dietro un sorriso e un sospiro:li userai.(L.Ligabue)

_MG_7083Stamattina regna il silenzio in quel cortile. Un silenzio surreale al quale ci eravamo disabituati. Eppure fino a qualche ora fa, vi era gente, confusione, colori sparsi sulle panchine…No non era allegria pura, piuttosto mascherata, quasi forzata, quanto basta a non far trasparire tutta la tristezza di ognuno di noi. Nessun telo da spiaggia appeso alle finestre, solo il rumore, ormai in lontananza, del motore di un ultimo transfer verso il Centro Neurologico di Locri.

Finisce così questo decimo campo estivo UNITALSI. Un campo trepidato, che non sapevamo se affrontare o meno per carenza di braccia forti. Ogni anno infatti le richieste di frequenza da parte delle famiglie, sono sempre in aumento, ma è difficile, difficilissimo, dire di no. Anche la struttura ci sembra a volte insufficiente, ma è “attrezzata” alle esigenze, e soprattutto a due passi dal mare. Quel mare che questi nostri Amici Speciali, desiderano per 360 giorni circa. Mai così tante riunioni a far quadrare la fattibilità, a contarci, ma in cuor nostro sapevamo che non avremmo mai rinunciato. Con quale coraggio avremmo detto loro che non si sarebbe realizzato il campo ??? Quel coraggio che cercavamo di trovare TUTTI INSIEME, specialmente quando la crisi idrica ci ha attanagliato di più dei nostri dubbi.

Alla fine davanti quel cancelletto ad aspettarli, eravamo in tanti, a riempirci della loro gioia, dei loro sorrisi, a sistemare le loro valigie, mentre i selfie di benvenuti erano d’obbligo come sempre. Sei giorni intensi come non mai, che ho voluto raccontare senza pensieri scritti, ma solo attraverso le immagini di ogni giorno, che testimoniavano quanto bastasse veramente poco a renderli felici. Ogni anno è più la fatica a far capire ai tanti questo aspetto, che il lavoro interno. Ma le migliori foto, sono quelle che si vivono, sono gli occhi tuoi che incrociano i loro, i sorrisi e le gestualità, GLI INNUMEREVOLI ABBRACCI. Il solito esercito di magliette rosse, che sono come una divisa cucita addosso, e che non sta a significare un mettersi in mostra, ma un orgoglio personale a far parte di una grande famiglia. Ragazzi con esperienza, e ragazzi nuovi, ma comunque RAGAZZI DAL CUORE D’ORO, che hanno messo tutto il proprio amore a disposizione degli altri attraverso il loro “servizio”. Dal più piccolo Giovannino, passando per Alessandro, arrivando al “gigante buono” Mattia per citarne alcuni a rappresentanza di TUTTI. Sentire da quest’ultimo, di voler continuare, pur sapendo che quello che ha vissuto a Roccella, non lo troverà a Roma, suona come una prenotazione .IMG_4600

Ragazzi venuti a rimboccarsi le maniche per pochi giorni, e che non hanno voluto andar via, o quelli che sono venuti a trovarci da lontano. Come Simona, che scrive libri del “suo mondo” e che nonostante la sua non perfetta deambulazione, ha preso il treno da Lamezia Terme, per non voler mancare assolutamente alla nostra festa. Leggere i commenti meravigliosi di chi sui social ci seguiva, e custodire i messaggi privati, sono i motivi che ci spingono a non considerare le difficoltà. Ma ora, ci mancherà quel vociare, ci mancheranno quelle finestre sventolanti, ci mancheranno per esempio quei piccoli momenti che Don Giovanni sapeva farci apprezzare il mattino, prima di affrontare la giornata. E’ una figura importante il Don, lo è stata ancora di più la sua presenza costante al campo, sapendo dosare tutto, parole, opere ed azioni al momento giusto e con tatto. Un fratellone vestito da prete, ma scherzi a parte, un grande SACERDOTE di cui per la prima volta ho visto qualche singhiozzante lacrima. IMG_4552

Ci mancherà quel battito di cuore nel vedere certe scene, e nell’ascoltare GIOVANI frasi come “io ho accettato la mia disabilità, serenamente […]” Anche per tutto questo, penso debba rimbalzare quel lungo interminabile applauso, di quelle 2500 persone che hanno partecipato al 6° Roccella Fitwalking, quasi un inchino alle carrozzine, e a chi stava dietro a quei sorrisi.

Ora ci riposeremo, poi pianificheremo le prossime attività, e scusate tanto se questa volta ho scritto al plurale…DI NOI, ma ho abbracciato oltre al piccolo mio dare, anche questa missione di divulgazione della nostra sottosezione, non certo per mettere in evidenza una mia ipotetica regia delle varie situazioni, ma perché sono sempre stato convinto che la bellezza delle persone va mostrata, anzi va CONDIVISA, ed io è da un pò di anni che cerco di farlo, mentre il Bene (quello vero) si fa in silenzio, e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno.

Un GRAZIE collettivo quindi, a chi non ha detto di NO alle nostre semplici richieste, o a chi si è offerto in prima persona, ma il GRAZIE più grande e mio PERSONALE, a Maurizio Villari, per non aver ceduto il passo allo sconforto in alcuni momenti pre-organizzativi, grazie per essersi fidato ancora una volta di noi tutti. Alla grande DONNA che è la nostra CHICCA e alle sue “stimolanti preoccupazioni”, e soprattutto GRAZIE per aver ancora una volta fatto sì che il rosso delle nostre magliette riflettesse la luce degli occhi dei nostri AMICI OSPITI. Non sono un giornalista, ma un random blogger, e per cui a scrivere e raccontare consumerei fogli e fogli su cui riportare tutte le emozioni che si vivono in certi momenti, senza limiti di spazi editoriali._MG_4682

Vi è un mio Amico musicista, che mi segue sui social in quel che scrivo o racconto con le mie foto. Un vero poeta musicale, che ha voluto davanti al suo pubblico, dedicarmi “ingiustamente” un paio di righe. Un gesto inaspettato, che mi ha messo in imbarazzo, perché spesso mi trovo “insufficiente” rispetto ad altri. E’ un testo scritto da Stefano Benni, ed io l’ho girato tramite la voce di Don Giovanni, a chi di dovere. A tutti i ragazzi e fratelli dell’UNITALSI, che ho abbracciato da un po, di cui sento di non poter fare a meno, ma che hanno fatto e FANNO MOLTO PIU’ di quel che cerco di fare io. E vi posso assicurare che le lacrime di commozione, che scendono quando ti trovi davanti alle meravigliose persone che incontri casualmente, non possono essere fotografate se non dal CUORE.

“Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza.

L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso.

Perché quando saranno passati amori, e battaglie, nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza, non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara.

Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota…

Il poco, il meno, il non abbastanza.”

Al prossimo Anno !!!

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di Pino Curtale

Undici vagoni su cui viaggia la FELICITA’

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Certo, ci vuole del tempo per smaltire la commozione che si prova in certe occasioni, ma l’emozione, quella vera, quella forte, rimane ben impressa dentro, e salta fuori ogni qualvolta se ne parli.

Ennesimo viaggio a Lourdes, ennesimo ritorno a casa con il cuore già gonfio di nostalgia, per attimi vissuti appena qualche ora prima. Gonfio come quel fiume in piena che guardavamo dalle grandi finestre del Salus, ma senza preoccupazione alcuna. Li non vi è momento che non si viva intensamente, e di certo, pioggia, freddo, afa, non sono impedimenti che ti fanno rinunciare alla gioia di esserci comunque. E’ vero, la pioggia incessante, ha fatto sì che rimanessimo al riparo, ma ci ha fatto vivere la vera comunità, ci ha fatto abbracciare di più i nostri “Amici speciali”. D’altronde, noi siamo li con loro, perché possiamo imparare proprio da loro, quanto sia bella la vita. Quella vita a cui ci si aggrappa in ogni modo, specialmente quando tenta di sfuggirti, ma che comunque vuoi goderti fino in fondo, attimo per attimo. A Lourdes, tutto intorno a te si trasforma, prende colore, e azzera lo stato in cui eri prima di partire. Il treno bianco, o dai mille colori  immaginari e personali, pare sia ormai un baluardo da difendere, per quello che dà ad ognuno di noi. Anche lo stridere dei freni, e quel rumore assordante  delle gallerie, diventa una musica, una melodia che ti accompagna per ben 32 lunghe ore.20180615_090749 copia

E quando intravedi quella grande scritta LOURDES, dipinta sul muro della centrale elettrica all’ingresso della stazione, è come varcare la porta del paradiso. Cominci ad essere avvolto dall’accoglienza di chi ti aspetta sulla banchina mentre il treno compie manovra, e respiri un’aria pura, da riempire i polmoni. Quest’anno, al ritorno, ho avvertito un vuoto diverso dagli altri anni, come se avessi perso qualcosa, e tuttora quel qualcosa mi manca, ho celato le lacrime che scendevano dai miei occhi, come le gocce di quella pioggia lasciata alle spalle. Sfoglio le mie fotografie, sono tante da essere tentato di scartarne qualcuna. Ma li, in quelle istantanee di felicità, trovo i sorrisi, la bellezza, di ogni persona che ho incontrato. Trovo gli sguardi di chi ti dice GRAZIE per non aver fatto nulla in confronto a quello che hanno fatto gli altri per te, e scorgo i visi commossi che faticosamente tutti abbiamo nascosto durante il pellegrinaggio. Accarezzo i momenti e i ricordi di tutte le meravigliose parole che ho ascoltato, delle coccole che i miei compagni di viaggio mi hanno fatto, specialmente quelle di chi mi aveva appena conosciuto, mentre ruoto continuamente il bracciale che mi è stato regalato, quasi come a volerlo legare a quelle emozioni che sto rivivendo. Sono tante, come le foto, a partire da un bellissimo rosario recitato e cantato tra quelle carrozzine sorridenti. Ognuna con la propria voce, con le proprie difficolta d’espressione, ma meravigliosamente avvolgente. Vi sono foto, che non rappresentano un semplice istante catturato, ma con dietro una storia, che ho ascoltato prima di premere quel pulsante. Vi sono particolari, che ogni volta scorgo attraverso il mirino, e che sfuggono magari agli occhi degli altri. Ecco,… allora no, non scarto quasi nessuna, racconto per immagini gli abbracci, le emozioni, e i sorrisi di tutti. Come l’accoglienza dei fratelli e sorelle del primo anno, lacrime che non hanno né tempo né età, per quel “ECCOMI”. Fuori piove a dirotto, quindi questi momenti ce li facciamo durare a lungo, perché magari dovrà passare un anno per riviverli nuovamente. Nulla accade per caso a Lourdes, anche il fiume che si ritira velocemente l’ultimo giorno, e lascia noi partire con il passaggio di saluto alla grotta. Forse proprio per questo, li sotto, gli occhi si sono bagnati più del solito, e se non fossimo passati da lì quella ultima sera, con ancora le fiaccole in mano, ci sarebbe veramente mancato qualcosa. Non sono mai riuscito a contenere la tristezza del ritorno, ma quest’anno ho avuto più abbracci da distribuire , che mi hanno fatto pesare meno il distacco da quel luogo.20180615_074843 copia

Certo ci si incontrerà in altre occasioni, ci racconteremo l’uno a l’altro, ma il viaggio in treno E’ IL NOSTRO VIAGGIO, quello dove non accusi stanchezza, ma rinvigorisci  nella bellezza dello stare insieme, correndo dal primo al decimo vagone, saltando tra i cartoni del cibo appena  distribuito, per arrivare a chi con l’ennesimo sorriso, ti porge un caffè e un pasticcino. Poi, ritorni in servizio, passando dalla cappella mai vuota, ti soffermi un attimo, e chiedi come al solito due cose, le stesse che chiedevi sotto quella grotta: un “qualcosa” per chi ti è caro, e per te di farti ritornare il prossimo anno. Questo è il treno, che pian piano si svuota, tra le carrozzine che scendono dal vagone più bello “il barellato”, e braccia che si agitano a salutare fino all’arrivo a casa. Vi sono cose che non si possono descrivere, bisogna viverle, ma aspettando il prossimo anno, possiamo intanto raccontarle a tutti quelli che cercano ovunque chissà quale felicità, tranne in chi magari è accanto, e di cui basta un sorriso, per riempirti il cuore, e farti star bene.

Pellegrinaggio Regionale UNITALSI Sezione Calabrese

Posted by Pino Curtale Fotografia on Friday, June 22, 2018

di Pino Curtale

La guerra degli indifesi

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Vi sono guerre e guerre, come vi sono verità e verità, allo stesso modo in cui vi sono povertà è povertà.

Le definizioni apparentemente uguali, i significati diversi.

Europa, anche questa una parola di cui i politici si riempiono la bocca, anzi la pronunciano allargando le fauci come un animale feroce nell’atto di voler mettere paura. Ma di quale Europa stiamo parlando ? quella dell’accoglienza ? non esiste.

Quella della pace ? non esiste.

Quella della lotta alla povertà per un mondo di uguaglianza e di fratellanza ? NON ESISTE.

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I capi di stato non combattono ORDINANO ! senza guardare chi soccombe, o riflettere sulle conseguenze.

Cosi, senza troppi giri di parole o opere di risoluzioni, ci troviamo davanti : Guerre militari, e guerre dei popoli, verità che si vogliono far credere, e verità nascoste, ma soprattutto povertà economiche, e POVERTA’ DI SPIRITO E DI ANIMA.

Senza scendere in casi specifici, che vede elenchi sine fine, quello che è accaduto in Francia, è l’apice di una vergogna assoluta che passa quasi inosservata.

Certo, perché fatti del genere, non danno “spettacolo”, non producono successi siglati da firme o strette di mano davanti ai fotografi.

Ma cosa vuoi che sappia uno come Macron, della sofferenza, del volontariato verso i deboli, o di una gioia di un disabile, che con mille e più difficoltà, vive la propria vita cercando di farla vedere “normale” ?. Cosa vuoi che sappia uno che si proclama “Europeista” e che vuole cambiare (in meglio a detta sua) l’EUROPA UNITA ? .

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Ma tutti gli altri suoi colleghi ?? Stanno a guardare dando per scontato che lui il francese elegante, sia il più forte di tutti.

Gli scioperi ? sacrosanti come i diritti dei lavoratori (quelli che lavorano veramente con le mani incallite), ma non avremmo mai potuto pensare, che in una resistenza da trincea, ci andassero di mezzo coloro i quali mettono come meta (forse per molti unica) quella della preghiera davanti ad una grotta. Quella preghiera che non è quasi mai “personale” ma per gli altri. Un viaggio verso Lourdes, che si trova in Francia non in altro stato, diventa un’odissea per colpa di chi pensa sia una gita senza valori. E cosa fai allora ?? blocchi il treno senza alcuno scrupolo, all’ordine di quel “NON FATE PASSARE NESSUNO CHE NON SIA UN TGV” ? Ma siii… tanto chi se ne frega di sti poveracci, si arrangino !!! e magari in terra propria ! e così è stato.

Vedi caro mio Macron, che non hai mosso un dito, Tu su quel treno non sei mai salito, e dubito salirai mai, ma chi ci è salito, anzi chi ci sale ogni anno, ti potrebbe raccontare cose che i tuoi occhi o la tua mentalità europeista, non si immaginano neppure. Incontreresti sorrisi che smonterebbero la tua anima cupa e quella di tanti altri (ammesso che se ne abbia una), i tuoi occhi incrocerebbero altri che si perdono nella felicità del “vivere insieme” la propria malattia. Ma soprattutto caro il mio presidente, vedrai quante persone si sacrificano “ammazzandosi di lavoro” a favore di quei sorrisi speciali.

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L’UNITALSI è una grande famiglia, e come tutte le famiglie, affronta tutto e tutti senza cercare di perdersi tra lo scoraggiamento e le varie difficoltà. Io ne faccio parte da quando tutto questo l’ho visto con i miei occhi, e l’ho documentato con le fotografie che ora sono sparse nei cuori di tanti . Quel treno l’ho preso, e lo riprenderò a breve, per cui so di cosa parlo ma non so cosa racconterò ancora, in quanto li, nulla accade per caso, e sarà comunque un racconto “nuovo”.

Le guerre, non dovrebbero neppure esistere, ma purtroppo ci sono, e ognuno combatte la propria con la determinazione che le ragioni impongono. A volte giuste o spesso sbagliate, ma difronte ai deboli, a chi non può difendersi se non con un sorriso, bisognerebbe cedere le armi, o almeno proclamare un armistizio, senza se e senza ma.

Tutti dovrebbero fare la propria parte, la coscienza personale innanzitutto, dovrebbe fare la sua, e quindi anche chi lotta per giuste cause come i ferrovieri francesi, dovrebbero riflettere davanti a situazioni del genere.

L’UNITALSI forse, cederà il passo e utilizzerà altri mezzi, e sicuramente non sarà la stessa cosa ma si vivrà la stessa emozione, con lo stesso coraggio di saltare gli ostacoli e con lo stesso fine. E sappiano tutti anche, che nonostante i veti, gli ostruzionismi, la burocrazia, gli ostacoli, e le varie difficoltà, che incontriamo nel servizio ai deboli, …qualunque sia la guerra da combattere contro chi non vuol neppure guardare, la vinceremo sicuramente NOI. Lo abbiamo sempre fatto, e anche affrontando le alluvioni settembrine, c’è stato sempre chi ha lavorato sodo per risolvere, e chi “dall’alto” ci ha protetti coprendoci con il suo mantello d’Amore.

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Questo è logicamente il mio punto di vista, da cittadino e da volontario, ma mi consola che anche altre testate del web abbiano deciso di dar luce a notizie come questa, e che per volontà dei “più” rischiano di passare senza una degna lettura. Magari vi sarà anche una esasperazione della stessa, ma penso non sia poi tanto distante dalla verità.

http://italy.al/francia-bloccati-al-confine-i-treni-per-lourdes-con-i-malati-lallucinante-infamata-del-governo-macron/

di Pino Curtale

“Credo che il futuro sia di nuovo il passato, che entra attraverso un altro ingresso.” (Arthur Pinero)

Io sinceramente non so più cosa stia accadendo, e quello che potrà accadere. Non so più trovare neppure una parola di disgusto per la politica, ma soprattutto non riesco a credere a come la stessa , abbia ridotto gli ideali in un mucchio, anzi montagna di spazzatura.
Poco mi importa, in quanto la politica in se, l’ho tenuta sempre a distanza, ma mi preoccupa veramente tanto, quello che sta inculcando alla “povera” gente (italiano medio in primis). Odio e razzismo, approfittando di un malcontento generale che non ha nulla a vedere però con questi, ma con una mala gestione dell’immigrazione solo perchè in questa europa con “e” minuscola, gli altri stati non si assumano le proprie responsabilità. Promesse che ognuno dei nostri POLITICANTI (i politici sono altra cosa), sa di non poter mantenere. E il popolo ??? Aizzato a gran voce da chi ha fallito sempre, ma ritorna su come l’acidità di stomaco, acclama non volendo ricordare il passato. Le false notizie corrono e dilagano in maniera pandemica, e tutti a credere senza alcun dubbio, come se fossero legge scritta, solo perchè si trovano sui grandi schermi o peggio sui social network .Tutti a puntare il dito contro i poveri disgraziati di turno, magari un pò più abbronzati e se se uno di loro grida Allah !! pronti a sparargli, o a linciarlo, ma se un italiano palestrato gioca al tiro a segno per strada gridando W IL DUCE, passa inosservato se non addirittura osannato ma trovando sfogo barbaro magari su un povero “servitore dello stato” che cerca di riportare l’ordine a seguito di un ORDINE impartito.
Chi tace acconsente ! e la politica tace e prende sottogamba le sfilate dei Naziskin, come se le bandiere con le svastiche, fossero invisibili seppur di color rosso sangue. Ma poi pronti ad “aggiustare” come da rito, la corona di alloro alla giornata della memoria (corta) Dietro il microfono a gridare contro l’olocausto, e mettere tutto il fiato gonfiando il petto per quel “MAI PIU” che ormai è frase fatta per ogni circostanza. Mentre fuori dalle aule commemorative, o a 100 metri più in là, il popolo tra Gesù e Barabba, continua a scegliere BARABBA, non curante dell’ipotesi che quei muri con il filo spinato, sono dietro l’angolo. Che quel odore del fumo della morte è ancora nell’aria anche dopo circa 73 anni. Ora se questa è una situazione ormai sfuggita di mano alla politica, penso siamo, ad un punto di non ritorno, e chi salirà sugli scranni, chiunque esso sia, non si salverà da questo fare del “SISTEMA” . Nel CHIUNQUE non escludo NESSUNO, compresi quelli che si reputano salvatori della patria.
Ecco…di questo HO VERAMENTE PAURA !!! Non tanto per me, quanto per mia figlia. Ed essendo stato costretto anche a non poter ascoltare un tg, o leggere una notizia, per la nausea che mi scatenano, sinceramente non saprei a chi dar fiducia. Anzi è proprio questa parola che sta diventano una perfetta sconosciuta
di Pino Curtale

…che si aprano i cuori, come i regali di NATALE

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Che sia un Natale di SPERANZA per tutti.

Con questa speranza per un futuro migliore del presente che stiamo vivendo, dobbiamo andare avanti in ogni modo. Dobbiamo farlo necessariamente per noi, per i nostri figli, e anche per chi sta lottando o purtroppo non ce l’ha fatta. Il mio pensiero a chi lontano da qui, vivrà un Natale diverso, sottotono magari, ma comunque LO VIVRA’. A tutti mancherà qualcuno, non siamo immuni da nulla neppure dal provare sentimenti sinceri, ma questa festa che dovrebbe essere la più bella e più attesa dell’anno, serva anche a riflettere sul nostro modo di vivere la quotidianità, ed ad aprire i nostri cuori, allo stesso modo con cui si aprono i pacchi dei regali…lentamente si ,ma con entusiasmo.

A me personalmente mancherà anche quest’anno, principalmente un Amico che sento vicino comunque, e non sono certamente i Km che ci separano, a sminuire o dimenticare l’affetto e la stima che nutro per lui e la sua caratteristica di ” umile e pacifico combattente Uomo di Dio”. Sentirlo al telefono per gli auguri, però mi infonde la serenità che mi ha sempre dato, e di cui ho bisogno quotidianamente. Mi mancheranno anche le persone care che in un solo anno, sono partite per quel lungo viaggio, e di cui rimane ora solo il profumo dell’affetto che avevano verso di me, ma la fede nel credere in qualcosa di forte, forse ha voluto che un miracolo non mi abbia tolto chi ora, ancora, mi è accanto, con la tenerezza di un bambino.

Per TUTTI dunque… Forza e Coraggio ! Specialmente a chi da più di un mese ormai, cerca risposte e non le trova, sul come sia possibile che una sorella, una figlia svanisca nel nulla.

AUGURI quindi, LOVE and PEACE ! Perchè si creda ancora che in ogni cosa, di questa vita terrena, bella o brutta, vi siano sempre due elementi da tenere in considerazione : L’amore e la Pace, soprattutto quella interiore

Buon Natale

di Pino Curtale

Tutto è perso se si perde il coraggio e la speranza.

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Uso solitamente il blog, per le cose che mi stanno a cuore, per scrivere un mio pensiero che altrimenti non riuscirei a spiegare a parole. Questa è una vicenda che prendo a cuore, perchè dico spesso che il tempo non perdona, non sempre è galantuomo come si dice, ma aggrapparsi alla speranza è sempre cosa buona è giusta.

Natalina Papandrea, non la conoscevo personalmente, ma in una comunità di circa 6500 anime come quella in cui vivo, in fondo ci conosciamo un pò tutti. E’ svanita nel nulla, quasi volatilizzata, in una uggiosa mattinata d’autunno. Era Venerdì 17 Novembre, che voglio attribuire alla casualità del calendario e non alla superstizione, ma tuttavia era una giornata come tante. E come tutte le mattine, lei usciva per la solita passeggiata di prima mattina, solitamente sul lungomare, e ritornava poi a casa in tempo utile per accompagnare la sua bambina a scuola. Quel fatidico venerdì 17, però qualcosa è andato storto, non ha fatto ritorno, e di lei si sono perse le tracce. Avviate le ricerche come da protocollo per le persone scomparse, e che vedono coinvolti in primis i Carabinieri, fino a queste ultime ore (9 Dicempbre 2017 – 12.42), non hanno dato alcun esito, pur non tralasciando alcuna pista, o ipotesi. Segnalazioni tante, ma con riscontri purtroppo negativi, arrivate anche alla nota trasmissione RAI “CHI L’HA VISTO” che si sta occupando tutt’ora della vicenda.

Io cerco per quel che può sembrare un piccolo aiuto, come promesso anche da tanti altri amici, su richiesta espressa della famiglia, di divulgare il quanto più possibile l’appello a segnalare qualsiasi particolare possa dare anche un piccolo spiraglio di luce. I numeri da contattare sono sotto le foto, uniche purtroppo, in quanto Natalina, non ha mai amato farsi fotografare, e non sta sui social. Al momento della scomparsa, stava attraversando un periodo di fragilità, per cui potrebbe avere bisogno di aiuto.

La speranza di avere presto sue notizie, non deve sparire MAI, come non devono rallentare le ricerche. Ma la collaborazione di tutti può essere una marcia in più, specialmente per i suoi familiari, affinchè possano confidare sempre, ogni giorno che passa, in un lieto fine.

GRAZIE

di Pino Curtale

Abbracciare la gioia, tra uno scatto ed una carrozzina.

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Era l’ottobre del 2015, quando tornato da Lourdes, descrissi le mie sensazioni, su quel viaggio.

Meglio chiamarle emozioni, perché in quel luogo, ma se vogliamo sin da quando sali sul treno, è un continuo battito di cuore.

Scrissi che andai quasi incredulo per quel che mi raccontavano gli altri, ma anche quasi per una scommessa fatta a me stesso sullo sconfiggere alcune mie paure. Non sto qui a ripetere quello che provai due anni or sono, ma una cosa detta e ribadita sul mio blog, fu quella di tornare li ai piedi della Bella Signora e così è stato. In quel tempo andai come pellegrino alla ricerca di un qualcosa di non ben definito, e documentai fotograficamente quel luogo che spandeva luce da ogni angolo, una luce che era come una calamita per chi andava anche per semplice turismo religioso.

Li trovai due mondi paralleli, ma che convergevano ad una unica bellezza. Il popolo dei pellegrini, tra i quali viaggiavano anche quelle persone con gravi problemi di salute e che tutti noi siamo abituati a chiamare “ammalati”, e l’esercito dei volontari, che marciavano spediti per sconfiggere l’indifferenza dei tanti, e servire un unico condottiero…Il Prossimo.

Il loro unico motto, “Ama il prossimo tuo come te stesso”, le loro armi ? i sorrisi !.

_MG_2746Una gran parte di questi soldati della carità, è composta dai volontari dell’UNITALSI, famiglia che proprio dopo quel viaggio del 2015, ho deciso di abbracciare, per cui, quest’anno sono salito su quel treno colorato, ma che continuiamo a chiamarlo Bianco, indossando la divisa di chi ha la voglia di rendersi utile. L’emozione di vivere nuovamente questa esperienza, da volontario, ha annientato 35 ore di viaggio, ha trasformato la stanchezza in felicità. Felicità per veder partire con me “amici speciali” ai quali con i tanti contributi di altre associazioni, è stato fatto questo regalo.20170920_175247

Felicità per quei sette ragazzi, che hanno deciso di affrontare a muso duro la solidarietà. Felicità per quel sacerdote che li ha accompagnati, e che ha parlato direttamente al loro cuore, con la stessa mia emozione. Felicità per tutte quelle persone che al rivedermi mi hanno abbracciato e di cui vergognosamente non mi ricordavo. Felicità per avere accanto mia figlia che mi ha regalato la bellissima sensazione di piangere nel vederla accarezzare un qualsiasi viso ed un qualunque sorriso. Felicità nello spingere una carrozzina anche in salita, e quando hai finito trovare occhi che ti fissano per dirti grazie. Felicità nell’aver pazienza certosina, a sopportare anche le superflue piccole lamentele di qualche pellegrino “più esigente” e poi incrociare chi ti ricorda che sorridere è voce del verbo “nonostante tutto”._MG_2771

Avrei mille cose quindi da raccontare, ma in fondo lo faccio sempre a modo mio, fotografando la bellezza, anche e soprattutto quella che spesso e volentieri sfugge agli occhi degli altri.

Per me, non vi è cosa più bella che raccontare con le immagini la vita, la quotidianità, le persone. Cerco di farlo in maniera semplice, come se stessi usando la voce, e questo, ha forse aperto tante porte di altrettanti cuori. Il sentirsi dire da persone che non hai mai visto, “Ho sentito parlare di te, e finalmente ti conosco” oppure “ Sei uno di quelli che da voce ai deboli, perché attraverso i tuoi scatti fai vedere quanta bellezza c’è a questo mondo ancora…un onore aver fatto questo viaggio con te”, mi ha non solo commosso, ma soprattutto imbarazzato se non smarrito.

Io penso di non fare nulla di speciale, se non con gesti, immagini e parole che vengono spontaneamente dal cuore. L’importante è incontrare persone che perorano le stesse cause.

Il lavoro documentario di quest’anno che sto preparando, infatti vedrà proprio i semplici gesti dei volontari, la spontaneità di chi regala qualche ora di conforto ed allegria facendo accantonare per un po’ la sofferenza e le difficoltà del quotidiano. Sto appunto mettendo ordine tra le circa 500 foto scattate, e come al solito mi è difficile scartare, ma spero comunque di riuscire a trasmettere le stesse emozioni che ho vissuto io in quel Paradiso.

Soprattutto spero tanto di far arrivare la sensibilizzazione, ai cuori un po’ duri, per far vedere che le belle persone esistono, e fanno di tutto per lasciare questo mondo migliore di come lo hanno trovato._MG_2751

Sarà sicuramente anche un fattore genetico, di DNA individuale, ma io penso che comunque bisogna almeno provare a far qualcosa. Io ci sto provando, e con me altri, ognuno come sa, o come può. L’UNITALSI è un mezzo, LOURDES è una destinazione .

Quella dove convergono davanti una grotta e non solo, Amicizia, Fede, Preghiera, Gioia e Bellezza, e oggi più che mai, Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno.

Per il momento solo un po’ tristi per le tante mani che salutano dai finestrini del treno, ma con altrettante braccia pronte ad accoglierci IL PROSSIMO ANNO.

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di Pino Curtale

Il bene si fa in silenzio

24 Luglio 2017, apertura campo estivo U.N.I.T.A.L.S.I.

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Un giorno in più dello scorso anno, perchè regalare la gioia non è mai superfluo, e seppur contagiosa, non è mai abbastanza. “Amici speciali” ne abbiamo ??? anche di più dell’anno scorso!!  Ed allora pronti…partenza…VIA !.

 

Questo, una settimana fa, sembrava una enorme difficoltà logistica, ma la fiducia in ognuno non è mai mancata, e soprattutto i SORRISI non sono mai scomparsi dai nostri volti. Se sorridiamo noi, faremo felici loro ci dicevamo, quindi superato il primo giorno di “Assestamento” è stato un susseguirsi di meravigliosi attimi da raccontare, anche se qualunque racconto non potrà mai essere equiparato a quello che si respirava in quel cortile.

 

Ma i momenti di felicità e di emozione, si vivono intensamente nel momento in cui accadono, poi a distanza di tempo, quando tutto è passato, cedono il posto alle lacrime di commozione, nel riportarli alla mente. Ogni anno pensi di avere l’esperienza e l’età giusta per assorbire la tristezza dell’ultimo giorno, e di quelli a seguire, ma non è così. Non ci abitueremo mai a quel distacco dopo 7 giorni di allegria. Io quest’anno ho vissuto un qualcosa che forse non riuscirò a descrivere, se non con quei semplici scatti con cui mi illudo di poter fermare il tempo. E’ stata dura per me dovermi dividere tra il lavoro ed il campo, e con un grande senso di colpa per non aver potuto fare quanto invece avrei dovuto, ma se penso a tutti coloro che dalla carrozzina, appena arrivavo mi chiamavano, mi cercavano per solo dirmi …”Ciao” e per poi raccontarmi (a modo loro) la giornata, mi rende felice ed appagato. Soprattutto questo mi conferma quanto sia importante anche soltanto un semplice “ascoltare” sorridendo e guardandosi negli occhi. “Non importa quanto si da, ma quanto amore si mette nel dare”, lo diceva una piccola grande donna che si chiamava MADRE TERESA DI CALCUTTA, ed ognuno seguendo questo insegnamento, ha fatto sempre la sua piccola parte. IMG_1057La cosa che mi ha riempito di più il cuore di emozione e di commozione però, è stata la schiera di ragazzi che hanno animato questo IX campo estivo. Come al solito, è stato un continuo coinvolgersi a vicenda, un’onda di allegria che travolgeva tutti noi adulti, ma soprattutto che avvolgeva di Amore ed Affetto ogni ospite. Dai miei quasi 55 anni suonati, mi rendo conto che ho ancora tanto da imparare dai ragazzi, soprattutto ho constatato quanti di loro hanno l’enorme potenzialità di rendere migliore questa nostra società alla deriva. Hanno lavorato all’inverosimile, hanno dato tutto quello che potevano dare, ma era come se non fosse abbastanza. Mai un accenno di stanchezza, mai una smorfia di sfinimento, e soprattutto con il sorriso stampato in faccia come una fotografia. Già dallo scorso anno, avevano dimostrato di essere dei grandi operatori del bene, e per tutto l’anno, durante le varie nostre attività sono stati parte attiva. Ma la cosa MERAVIGLIOSA è che sette di loro, proseguiranno il loro cammino di servizio a Lourdes dal 20 al 26 Settembre. _MG_1616E’ vero che i giovani di oggi sono “un pò distratti” ma se sai parlare la loro stessa lingua, con estrema semplicità, loro faranno grandi cose. Questa è stata per noi l’ennesima prova, l’ennesima verità, grazie anche alla figura di un Amico, che di mestiere fa il Sacerdote, e che è sempre stato presente nella loro lunghezza d’onda. Ho visto anche quante persone, provenienti da altre associazioni, semplici cittadini, e soprattutto attività commerciali si sono prodigati ad offrire il loro contributo (servendo ed offrendo). Non per ultimi i componenti di una grande associazione come l’ASD Calabria Fitwalking, che come ogni anno ci sostiene con parte di ricavati dalle iscrizioni dei vari eventi, permettendo così, ad alcuni dei nostri Amici diversamente abili di andare a Lourdes, e questo dimostra ancora una volta quanto è GRANDE QUESTA NOSTRA COMUNITA’. E’ anche vero che avrei voluto vedere qualche volto “noto” in più passare da quel cortile e rendersi conto di quante belle persone operano “in silenzio” senza reclamare pubblicità, ma che come il sottoscritto fanno i salti mortali per “sensibilizzare” i più restii ed i più pigri. Non importa, non abbiamo certo bisogno di “elogi da parata”, ma come ha detto il Vescovo durante la sua omelia alla bellissima e suggestiva celebrazione della Messa in spiaggia, “Meno applausi e più magliette rosse”. Io non posso far altro che continuare a dimostrare il “bello” di questo esercito della buona volonta, attraverso le mie foto. E quest’anno il mio progetto sarà appunto ritornare a Lourdes per documentare e scrivere nuovamente di questa stupenda realtà. Quest’anno però, nonostante l’accredito stampa, lo farò da volontario, per essere ancora di più accanto ai ragazzi che partiranno con noi, ma soprattutto per scogliere con discrezione quello che un volontario fa senza far “rumore”, a partire da quel TRENO BIANCO che tanti ormai amano.

Intanto per ora non mi resta che il magone per il vuoto di quel cortile e del silenzio che regnerà, per le lacrime asciugate stamattina, e per gli abbracci di “arrivederci”. Di tutto questo, non vedrete foto, sono momenti che devono rimanere “nostri” ma che farebbero bene provare in TANTI.

Al prossimo anno !!

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di Pino Curtale

semel Sbirro, semper Sbirro

17425877_1242214802481771_333163190505302555_nSolitamente io lego le fotografie a dei pensieri, o mi piace collegarle a pensieri di altri, e quindi uso spesso le didascalie perché possano spingere ad esprimere un parere, il mio o di qualunque altro. Anche il caso ultimo della foto degli Scout con lo striscione “ Gli scout della Locride contro ogni violenza” , l’ho voluto legare ad una didascalia, prendendo spunto dal cartello di risposta che Locri ha voluto esporre sfidando i balordi che hanno imbrattato i muri della città. Ho voluto parafrasare “Semel Scout semper Scout” ,con “Semel Sbirro, semper Sbirro”, perché quella foto è datata 1989, e della serie… IO C’ERO, si manifestava ad Archi (RC) per la pace, contro ogni tipo di violenza, anche o soprattutto quella di Mafia. Ebbene, quello striscione, fu riciclato a Palermo dagli stessi Scout, nel 1992, appena tre anni dopo, quando per difendere la legalità, diedero la vita i giudici FALCONE E BORSELLINO. Oggi, 21 marzo 2017, si manifesta a Locri contro la stessa Mafia, dopo ben 28 anni, e a tutti verrebbe da dire …Cosa è cambiato se ancora stiamo qui, con gli striscioni in mano ???.

111857357-cf783a8c-f813-44e5-aa12-d975e18cb1feMi verrebbe da rispondere  NIENTE, ma voglio invece rispondere che il cambiamento è un processo lento, anzi lentissimo e da qualche parte bisogna pur iniziare. Dai nostri figli per esempio, facendo capire loro i concetti dell’essenzialità e non della ricchezza e cercando di far capire che il lavoro oggi bisogna inventarselo, anziché aspettare che arrivi dal cielo, e che i soldi si devono guadagnare col sudore della fronte. Spingendo al desiderio della conoscenza reale, e non basarsi sulle prime righe lette su un social, o che la cultura, è una delle basi della legalità, e dove questa vegeta, la mafia trova invece terreno arido. Ogni genitore dovrebbe farlo, e ogni tipo di scuola dovrebbe insistere su questo. E’ vero, io c’ero dietro quello striscione del 1989, ed oggi sto ancora qui da padre, a cercare di inculcare ai ragazzi quei concetti. Non mi sono mai piaciute le sfilate dei politici, perché anche se è triste dirlo, il marcio purtroppo proviene dai palazzi (come dire da che pulpito…), ma non significa che non vi siano persone impegnate nella lotta contro il sistema. _MG_8809Il cambiamento deve avvenire dal basso, specialmente dalla mentalità dei calabresi rassegnati, deve avvenire con il rimboccandosi le maniche, senza curarsi di chi si crede grande, essendo piccolo. Smettiamola di piangerci addosso credendo che gli altri ci additino come inerti in cerca di assistenzialismo, o che qui il nostro sole sia sempre oscurato da fatti delittuosi, facendo spesso troppa confusione tra la mafia e la criminalità comune a molti altri luoghi d’Italia. Falcone e Borsellino sono morti a causa di un grande connubio tra Mafia e politica, non certo per mano di quattro balordi e codardi writers . Quando mi chiedono perché scatto e posto solo foto che ritraggono il bello di questa terra, rispondo sempre che se così non facessi, significherebbe dire a mia figlia ed ai suoi coetanei “SCAPPA, SCAPPATE…ORA !!” E non pensiate che io non sia stato tentato di farlo, anzi…non potete immaginare lontanamente come mi sia crollato il mondo addosso, quando indossando ancora quella divisa azzurra, mi arrivò la notizia “…hanno sparato al padre di Stefania !!..scout come me, come noi, o come mi sia sentito quando arrivato una mattina a Siderno, mi trovai avvolto dal silenzio surreale calato dopo gli spari che estirparono la vita al mio amico Gianluca. Ma non è cosi che avverrà il nostro riscatto, non certo mostrando a chi non abita più qui, o a chi ci guarda con diffidenza, la negatività. e la rassegnazione. Lo sconforto c’è e non lo nasconde nessuno di noi, ma cerchiamo di non fare di tutta l’erba un fascio per piacere, perché  la Calabria esiste, con la bellezza dei luoghi e di tanti suoi abitanti, per una Locride sana vi è ancora tanta speranza, quella speranza e quella fiducia che vedremo oggi come allora, in uno sforzo comune a scalare quella “montagna di merda” definita da Peppino Impastato. Lo dobbiamo a Gianluca, a Vincenzo, e tutti quelli che per il concetto di essere felici nella propria terra, con le proprie famiglie, vivendo solo da ONESTI LAVORATORI, hanno dato la vita, e se per farlo dobbiamo essere “SBIRRI”…allora ORGOGLIOSAMENTE lo saremo in tanti, spero TUTTI17361768_10211685002976711_8064049458827718748_n

di Pino Curtale

La promessa…che ti rimane dentro

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E’ proprio vero, una volta scout, lo sei per sempre. Lo sei nel cuore, lo sei nella mente, lo sei nell’entusiasmo di partecipare a qualche attività, lo sei nella gioia di incontrare tanti amici.

Così è stato ! Complice ancora una volta la fotografia alla quale sono legato da sempre, è stata l’occasione per rivedermi ancora una volta con quella camicia azzurra cucita addosso.

E si, perchè quando vedi i ragazzi che si entusiasmano al grido delle unità, quando vedi la morbosa gelosia per i guidoni che tengono in mano, quando rivedi persone con cui hai condiviso gli anni più belli del tuo cammino con lo zaino che non si staccava quasi mai dalle spalle, non può essere diversamente. Anzi, è come se tu non fossi mai uscito da quella grande famiglia. Bastano due battute per scatenare sorrisi, ricordi che ti ribaltano anni indietro. E poi ti trovi a provare una emozione forte, quando vedi una ragazza che non si aspettava certo di essere insignita all’improvviso, del simbolo di quella promessa che porterà dentro per tutta la vita. Le sue lacrime sono state anche le mie, per quel momento, forse il più bello di uno/a scout. _dsf7644Quando mi hanno invitato a far parte della giuria per il concorso fotografico legato alla “Giornata del pensiero”, non ho esitato neanche un minuto ad accettare, in quanto sapevo già di trovare tutto quello di cui avrei goduto. Ho avuto il piacere e l’onore di visionare ben 49 scatti sul tema della bellezza del Creato, ed è stato veramente difficile per tutti noi ,dover scegliere tra le varie interpretazioni che scaturivano da quei fotogrammi. Ognuno di essi esprimeva gli aspetti più belli del nostro territorio, e lo spirito di partecipazione è stato tale da riproporre un altro tema per il prossimo anno.

Sono sempre dell’avviso, che la fotografia è un insieme di tante cose, ma in essa, soprattutto vi è tutto quello che ognuno dovrebbe conoscere: vi è il territorio, vi sono le sue realtà (belle e meno belle) vi sono le persone che lo vivono e lo fanno vivere e quando osservi una foto, devi andare oltre quella immagine, devi riuscire a percepirne il messaggio, anche il più banale.

Una giornata intensa, bella come meritava di essere  il “THE WORLD THINKING DAY” o semplicemente “La giornata del pensiero” nata per riflettere su tante cose, come il senso vero di questa Associazione meravigliosa, o come quest’anno pensando alla nostra terra spesso deturpata o devastata da eventi naturali. Il mio pensiero, invece, è per lo più un invito già scritto tempo fa e che vi rivolgo nuovamente:

Amatela con coraggio e difendetela questa terra ragazzi, e ricordatevi di far di tutto per lasciare questo mondo migliore di come lo avete trovato, ne beneficerà chi verrà dopo di voi. Sappiate che non sarete soli, ma vi saranno sempre persone che con buoni intenti e princìpi, vi aiuteranno. Come disse tempo fa un mio carissimo amico,…
“Guardate che la Calabria c’è ! Quando si vogliono fare le cose, la Calabria terra nostra, c’è. Ci sono i posti, le persone, gli intenti, i musicisti, i fotografi, ci sono un sacco di cose . Basta volerlo !”
Ecco, voi intanto ..ESTOTE PARATI!  per cui ,amate sempre l’azzurro del cielo, del mare, ma soprattutto della vostra divisa, da portare sempre con orgoglio e GIOIA.

ALLA PROSSIMA !!!

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di Pino Curtale