…a due scatti da FRANCESCO

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Io immagino il percorso della vita, come una grande stazione.

Passano tanti treni, alcuni arrivano puntuali e noi siamo in ritardo per prenderli, altri viceversa, nonostante la nostra puntualità, non passano proprio.
Quando però, ti capita l’opportunità di partire, e sai di una grande occasione, non devi neppure pensarci, se ci riesci, lo prendi al volo. Io sono letteralmente saltato su un convoglio che non potevo assolutamente perdere ,come accaduto invece in passato, perchè avere l’incarico di seguire fotograficamente Papa Francesco nella sua visita a Loreto del 25 Marzo, è stato un fulmine a ciel sereno, ma al contempo una felicità improvvisa che mi ha totalmente invaso mentre ancora colloquiavo al telefono con il mio interlocutore.
Ho pensato…come mai io ? sapendo anche che sarei stato l’unico fotografo esterno oltre a Francesco Sforza dell’Osservatore Romano che solitamente segue il Santo Padre ? Me lo sono chiesto più volte a dire li vero, poi ho supposto che era frutto forse di una mia semplicità nel fare, e soprattutto nell’intraprendere ottimi rapporti con le persone, che ha fatto in modo si instaurasse sempre la fiducia reciproca.
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Il mio modo di documentare gli eventi, poi magari ha fatto il resto. Il massimo riserbo impostomi, per ovvi motivi, mi è costato tanto, in quanto ho sempre condiviso le cose belle, e soprattutto la gioia degli altri, e ora che toccava a me, ho dovuto saper nascondere anche l’emozione. La casualità volle che i giovani dell’UNITALSI, partissero per il loro pellegrinaggio nazionale proprio in quel di Loreto, tra i quali ben quasi 50 della sottosezione alla quale appartengo, per cui io che non avrei dovuto esserci per ovvie ragioni di età, e mi sono ritrovato ugualmente tra 800 sciarpette multicolor e felpe blu. Come non raccontare dei loro mille abbracci al vedermi inaspettatamente e pensare che fossi li per loro, tanto da pensare di deluderli nel dire il vero motivo della mia presenza ? Ma invece ha prevalso la gioia nella gioia per le tante attenzioni verso di me e del mio importante compito. Osservarli da lontano, senza essere li in mezzo a loro, mi ha fatto ancora di più scoprire quanto son belli dentro.

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Poi, il fatidico giorno, sveglia alle 5, appuntamento in sala stampa alle 5.30, vestito scuro da protocollo, ed eccolo…Lui, FRANCESCO ! Gli scatti non si contano più, stando attento a non intralciare la diretta tv, e a non dar fastidio alla gendarmeria vaticana. Certo, essere a due metri di distanza, crea un certo effetto, ma non posso permettermi neppure di sbagliare, per cui, bando all’emozione, e cerchiamo di fare bene. Francesco, odia i protocolli, cambia programma improvvisamente, quasi a farlo apposta, ma quando abbraccia la gente, è difficile da descrivere e in questo caso anche da seguire. Sorrisi, selfie, sciarpe lanciate in viso, accetta tutto, e trova tempo e parole quasi per tutti. Ho sempre visto dai media questa sua socialità, ma non pensavo di doverla documentare un giorno anche io. Seguire il backstage del giorno prima, iI comandante della gendarmeria che ci assegna le distanze, le tensioni organizzative per un evento di tale importanza, la felicità e le lacrime per una emozione forte nei volti di uomini, donne, ragazzi, bambini colti correndo davanti alla papamobile, sono contenuti nei quasi cinquecento scatti consegnati alla Delegazione Pontificia Santa Casa di Loreto, e rimarranno per me, una pietra miliare del mio percorso professionale.

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Saranno comunque una tappa, una fermata di quel treno che stavolta ho avuto la fortuna di prendere al volo, grazie alla fiducia riversatami da Ugo Bogotto e Diletta D’Agostini, i due giornalisti a cui devo questa grande opportunità. Spero sempre possano esserci altre occasioni importanti, vado avanti e cerco nuovi orizzonti, ma anche dovesse essere questa appena vissuta, una sporadica, e unica, sarà comunque uno dei tanti motivi in più per migliorarmi, e soprattutto nel mio cuore rimarrà impressa la didascalia…Io, per un giorno, fotografo del Papa.
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di Pino Curtale

La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi. Marcel Proust (scrittore)

Il Radio Roccella Rock Contest, ha avuto ufficialmente inizio. Ieri la conferenza stampa, dove veniva spiegato il regolamento e le novità. Intanto ringrazio gli organizzatori per l’ennesima fiducia accordatami, e quando appena due giorni fa, sono stato convocato, ho accettato senza esitare, in quanto ho creduto dal primo momento in questo progetto. Io che la radio l’ho vista nascere, e crescere da addetto ai lavori, ho visto l’evoluzione della qualità, la voglia di puntare su nuovi format, e tra questi, la scoperta dei nuovi talenti, spronarli a mettersi in gioco. E così, il contest dello scorso anno, da pura sfida, è diventato un trampolino di lancio per tanti. Dietro un obiettivo di una fotocamera, si vedono cose che spesso sfuggono agli occhi del pubblico, io ho visto l’entusiasmo, la semplicità, L’UMILTÀ e la grinta di tanti ragazzi che hanno calcato quel piccolo palco. Ma soprattutto, specialmente il giorno della finale, ho visto L’AMICIZIA e gli abbracci dietro le quinte. Ho avuto il piacere, anzi direi l’onore, di aver contribuito alla loro visibilità attraverso le foto, che ancora oggi girano per le loro promo. Quest’anno penso sarà ancora più entusiasmante vedere tutti sotto l’unico abbraccio della musica come linguaggio universale, in quando tutti saranno vincitori. A tutti un riconoscimento, ma quello che mi sta più a cuore, per il miglior testo, porterà il nome di GIORGIO SOSTA, un Amico che alla radio ha dato tanto, e che ora non c’è più, volato via come le note, senza neppure il tempo di ascoltarle per l’ultima volta. La radio, che avrà in più uno streaming video per le serate, avrà il ruolo di far vedere tutte le qualità di chi ha scelto la musica per comunicare. Io cercherò come al solito di coglierne i momenti più belli, per regalarli a loro. In questo, però mi affiancherà mia figlia Chiara, ed il fatto che gli organizzatori le abbiano chiesto di farlo, è la conferma del loro voler continuare a puntare sugli emergenti, soprattutto sui giovani del territorio, come i ragazzi delle scuole che saranno “giornalisti occasionali” della kermesse. Si, il territorio, quello che in ogni caso dovrebbe essere l’unico e indiscusso protagonista, che faccia vedere a tutti la vera CALABRIA, anche quella in cui le aziende, i piccoli imprenditori credono con coraggio, e sponsorizzano eventi di questo genere.
Dunque dritti al 1°Maggio, con un grande spettacolo che ci riserverà delle autentiche sorprese, su cui ancora vige il dovuto riserbo.
Dal sottopalco è tutto, restituisco la linea…A VOI STUDIO !!!!

di Pino Curtale

“La buona notizia”…per la Calabria

“ACCOGLIENZA”

Ormai è una parola che scorre ovunque, specialmente  sui social, ma anche nei discorsi comuni tra le persone. Si lega sempre all’immigrazione, in senso lato, a chi cerca aiuto, a chi ne ha bisogno, ed è giusto che se ne parli, ma sfugge agli occhi quella quotidiana di cui è capace la gente di Calabria, e di cui se ne parla sempre meno…anzi quasi mai.

Schermata 2018-10-12 alle 18.10.24– “Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al  buon costume dell’ospitalità . Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui. “-

Del resto si parla poco anche di quanto siano capaci i giovani di apprezzarla, tanto da rimanere addirittura stupiti. I luoghi comuni si sfatano, e ci si cala in una o più realtà che alla mente di chi non tocca con mano, sono spesso sconosciute. Accogliere significa quindi, anche far conoscere l’ambiente e il territorio dove si vive, affinchè l’ospite possa poi parlarne ad altri.

Nella nostra martoriata Locride, di queste realtà ve ne sono parecchie, belle per come sono nate, meravigliose per come sono progredite, e forse parecchi che ci guardano da lontano, anche con diffidenza, non ci crederanno, ma vi sono ragazzi che fanno richiesta a venire in questa zona per apprendere, ascoltare, ammirare.

Schermata 2018-10-12 alle 11.18.32Non mi soffermo su cosa vogliono conoscere, o cosa vanno a vedere una volta arrivati qui, ma su quella capacità di accogliere questi ragazzi e far di tutto affinché loro possano veramente apprezzare quanto di buono nasce e cresce in questa terra.

Vi sono le associazioni, vi sono le cooperative, vi sono le parrocchie senza distinzione ormai di quartieri, e vi sono persone che impegnate in prima linea, raccontano il come e il perché. Vi è l’Oratorio di Roccella, fortemente voluto su spinta dell’allora Vescovo Padre Giancarlo Bregantini, da Don Giuseppe Raco, e gestito da un gruppo di persone  affiatate e di sua fiducia sin dalla militanza scoutistica. Una struttura attrezzata che nasce, o meglio prende vita nel 2007, punto di incontro della comunità roccellese,  meta di arrivo e soggiorno di gruppi parrocchiali, oltre ad essere struttura ospitante da tempo del campo estivo UNITALSI. I gruppi si susseguono in estate, e a volte per il numero elevato di componenti, si deve far fatica a trovare una sistemazione consona. Si ricorre anche ad appoggiarsi ad altre strutture parrocchiali. Tutti, alla fine però, vanno via tra abbracci e lacrime di tristezza, e spesso, anzi certamente ritornano, ma soprattutto raccontano pubblicamente la loro esperienza positiva.

Schermata 2018-10-12 alle 11.17.59Giorni fa, ci è pervenuto un giornalino in formato elettronico del gruppo parrocchiale di Montecchio (RE), sinceramente ci ha commossi, per quello che hanno scritto di noi, ma soprattutto per quello che hanno scritto della nostra terra. Io penso allora che se coltivassimo meglio il nostro orticello, godremmo di frutti propri, e non solo, ma saremmo orgogliosi di esportarli. Manca spesso la fiducia in noi stessi, e forse anche nei “nostri” ragazzi deviati da immagini troppo mediatiche di cui ha colpa la tecnologia. Il confrontarsi seduti magari su una semplice panchina, parlare di tutto, e gioire dei momenti di amicizia, diventa quasi un miraggio e ormai quasi una utopia, ma si è sempre in tempo a riscoprire i “vecchi” metodi di comunicazione. Tutto è possibile, basta volerlo, basta decidere chi “vogliamo essere”,e questi ragazzi che arrivano, ne sono l’autentica prova e stimolo, insieme ai sacerdoti che li accompagnano, e a quelli che qui li accolgono.

Allego qui, il link per poter scaricare e leggere il giornalino che ci hanno inviato, e magari poi capire meglio quanto sia importante essere umili nell’apprendere, e coraggiosi nell’affrontare, ma soprattutto quanto sia bello…SPERARE IN UN MONDO MIGLIORE, ma che dipende da ognuno di noi.

—>> buonanotizia-OTTOBRE 2018- SPECIALE CALABRIA

di Pino Curtale

Vieni qua che ti faccio vedere dov’e’ il nostro pezzo di mondo.Portati dietro un sorriso e un sospiro:li userai.(L.Ligabue)

_MG_7083Stamattina regna il silenzio in quel cortile. Un silenzio surreale al quale ci eravamo disabituati. Eppure fino a qualche ora fa, vi era gente, confusione, colori sparsi sulle panchine…No non era allegria pura, piuttosto mascherata, quasi forzata, quanto basta a non far trasparire tutta la tristezza di ognuno di noi. Nessun telo da spiaggia appeso alle finestre, solo il rumore, ormai in lontananza, del motore di un ultimo transfer verso il Centro Neurologico di Locri.

Finisce così questo decimo campo estivo UNITALSI. Un campo trepidato, che non sapevamo se affrontare o meno per carenza di braccia forti. Ogni anno infatti le richieste di frequenza da parte delle famiglie, sono sempre in aumento, ma è difficile, difficilissimo, dire di no. Anche la struttura ci sembra a volte insufficiente, ma è “attrezzata” alle esigenze, e soprattutto a due passi dal mare. Quel mare che questi nostri Amici Speciali, desiderano per 360 giorni circa. Mai così tante riunioni a far quadrare la fattibilità, a contarci, ma in cuor nostro sapevamo che non avremmo mai rinunciato. Con quale coraggio avremmo detto loro che non si sarebbe realizzato il campo ??? Quel coraggio che cercavamo di trovare TUTTI INSIEME, specialmente quando la crisi idrica ci ha attanagliato di più dei nostri dubbi.

Alla fine davanti quel cancelletto ad aspettarli, eravamo in tanti, a riempirci della loro gioia, dei loro sorrisi, a sistemare le loro valigie, mentre i selfie di benvenuti erano d’obbligo come sempre. Sei giorni intensi come non mai, che ho voluto raccontare senza pensieri scritti, ma solo attraverso le immagini di ogni giorno, che testimoniavano quanto bastasse veramente poco a renderli felici. Ogni anno è più la fatica a far capire ai tanti questo aspetto, che il lavoro interno. Ma le migliori foto, sono quelle che si vivono, sono gli occhi tuoi che incrociano i loro, i sorrisi e le gestualità, GLI INNUMEREVOLI ABBRACCI. Il solito esercito di magliette rosse, che sono come una divisa cucita addosso, e che non sta a significare un mettersi in mostra, ma un orgoglio personale a far parte di una grande famiglia. Ragazzi con esperienza, e ragazzi nuovi, ma comunque RAGAZZI DAL CUORE D’ORO, che hanno messo tutto il proprio amore a disposizione degli altri attraverso il loro “servizio”. Dal più piccolo Giovannino, passando per Alessandro, arrivando al “gigante buono” Mattia per citarne alcuni a rappresentanza di TUTTI. Sentire da quest’ultimo, di voler continuare, pur sapendo che quello che ha vissuto a Roccella, non lo troverà a Roma, suona come una prenotazione .IMG_4600

Ragazzi venuti a rimboccarsi le maniche per pochi giorni, e che non hanno voluto andar via, o quelli che sono venuti a trovarci da lontano. Come Simona, che scrive libri del “suo mondo” e che nonostante la sua non perfetta deambulazione, ha preso il treno da Lamezia Terme, per non voler mancare assolutamente alla nostra festa. Leggere i commenti meravigliosi di chi sui social ci seguiva, e custodire i messaggi privati, sono i motivi che ci spingono a non considerare le difficoltà. Ma ora, ci mancherà quel vociare, ci mancheranno quelle finestre sventolanti, ci mancheranno per esempio quei piccoli momenti che Don Giovanni sapeva farci apprezzare il mattino, prima di affrontare la giornata. E’ una figura importante il Don, lo è stata ancora di più la sua presenza costante al campo, sapendo dosare tutto, parole, opere ed azioni al momento giusto e con tatto. Un fratellone vestito da prete, ma scherzi a parte, un grande SACERDOTE di cui per la prima volta ho visto qualche singhiozzante lacrima. IMG_4552

Ci mancherà quel battito di cuore nel vedere certe scene, e nell’ascoltare GIOVANI frasi come “io ho accettato la mia disabilità, serenamente […]” Anche per tutto questo, penso debba rimbalzare quel lungo interminabile applauso, di quelle 2500 persone che hanno partecipato al 6° Roccella Fitwalking, quasi un inchino alle carrozzine, e a chi stava dietro a quei sorrisi.

Ora ci riposeremo, poi pianificheremo le prossime attività, e scusate tanto se questa volta ho scritto al plurale…DI NOI, ma ho abbracciato oltre al piccolo mio dare, anche questa missione di divulgazione della nostra sottosezione, non certo per mettere in evidenza una mia ipotetica regia delle varie situazioni, ma perché sono sempre stato convinto che la bellezza delle persone va mostrata, anzi va CONDIVISA, ed io è da un pò di anni che cerco di farlo, mentre il Bene (quello vero) si fa in silenzio, e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno.

Un GRAZIE collettivo quindi, a chi non ha detto di NO alle nostre semplici richieste, o a chi si è offerto in prima persona, ma il GRAZIE più grande e mio PERSONALE, a Maurizio Villari, per non aver ceduto il passo allo sconforto in alcuni momenti pre-organizzativi, grazie per essersi fidato ancora una volta di noi tutti. Alla grande DONNA che è la nostra CHICCA e alle sue “stimolanti preoccupazioni”, e soprattutto GRAZIE per aver ancora una volta fatto sì che il rosso delle nostre magliette riflettesse la luce degli occhi dei nostri AMICI OSPITI. Non sono un giornalista, ma un random blogger, e per cui a scrivere e raccontare consumerei fogli e fogli su cui riportare tutte le emozioni che si vivono in certi momenti, senza limiti di spazi editoriali._MG_4682

Vi è un mio Amico musicista, che mi segue sui social in quel che scrivo o racconto con le mie foto. Un vero poeta musicale, che ha voluto davanti al suo pubblico, dedicarmi “ingiustamente” un paio di righe. Un gesto inaspettato, che mi ha messo in imbarazzo, perché spesso mi trovo “insufficiente” rispetto ad altri. E’ un testo scritto da Stefano Benni, ed io l’ho girato tramite la voce di Don Giovanni, a chi di dovere. A tutti i ragazzi e fratelli dell’UNITALSI, che ho abbracciato da un po, di cui sento di non poter fare a meno, ma che hanno fatto e FANNO MOLTO PIU’ di quel che cerco di fare io. E vi posso assicurare che le lacrime di commozione, che scendono quando ti trovi davanti alle meravigliose persone che incontri casualmente, non possono essere fotografate se non dal CUORE.

“Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza.

L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso.

Perché quando saranno passati amori, e battaglie, nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza, non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara.

Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota…

Il poco, il meno, il non abbastanza.”

Al prossimo Anno !!!

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di Pino Curtale

Undici vagoni su cui viaggia la FELICITA’

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Certo, ci vuole del tempo per smaltire la commozione che si prova in certe occasioni, ma l’emozione, quella vera, quella forte, rimane ben impressa dentro, e salta fuori ogni qualvolta se ne parli.

Ennesimo viaggio a Lourdes, ennesimo ritorno a casa con il cuore già gonfio di nostalgia, per attimi vissuti appena qualche ora prima. Gonfio come quel fiume in piena che guardavamo dalle grandi finestre del Salus, ma senza preoccupazione alcuna. Li non vi è momento che non si viva intensamente, e di certo, pioggia, freddo, afa, non sono impedimenti che ti fanno rinunciare alla gioia di esserci comunque. E’ vero, la pioggia incessante, ha fatto sì che rimanessimo al riparo, ma ci ha fatto vivere la vera comunità, ci ha fatto abbracciare di più i nostri “Amici speciali”. D’altronde, noi siamo li con loro, perché possiamo imparare proprio da loro, quanto sia bella la vita. Quella vita a cui ci si aggrappa in ogni modo, specialmente quando tenta di sfuggirti, ma che comunque vuoi goderti fino in fondo, attimo per attimo. A Lourdes, tutto intorno a te si trasforma, prende colore, e azzera lo stato in cui eri prima di partire. Il treno bianco, o dai mille colori  immaginari e personali, pare sia ormai un baluardo da difendere, per quello che dà ad ognuno di noi. Anche lo stridere dei freni, e quel rumore assordante  delle gallerie, diventa una musica, una melodia che ti accompagna per ben 32 lunghe ore.20180615_090749 copia

E quando intravedi quella grande scritta LOURDES, dipinta sul muro della centrale elettrica all’ingresso della stazione, è come varcare la porta del paradiso. Cominci ad essere avvolto dall’accoglienza di chi ti aspetta sulla banchina mentre il treno compie manovra, e respiri un’aria pura, da riempire i polmoni. Quest’anno, al ritorno, ho avvertito un vuoto diverso dagli altri anni, come se avessi perso qualcosa, e tuttora quel qualcosa mi manca, ho celato le lacrime che scendevano dai miei occhi, come le gocce di quella pioggia lasciata alle spalle. Sfoglio le mie fotografie, sono tante da essere tentato di scartarne qualcuna. Ma li, in quelle istantanee di felicità, trovo i sorrisi, la bellezza, di ogni persona che ho incontrato. Trovo gli sguardi di chi ti dice GRAZIE per non aver fatto nulla in confronto a quello che hanno fatto gli altri per te, e scorgo i visi commossi che faticosamente tutti abbiamo nascosto durante il pellegrinaggio. Accarezzo i momenti e i ricordi di tutte le meravigliose parole che ho ascoltato, delle coccole che i miei compagni di viaggio mi hanno fatto, specialmente quelle di chi mi aveva appena conosciuto, mentre ruoto continuamente il bracciale che mi è stato regalato, quasi come a volerlo legare a quelle emozioni che sto rivivendo. Sono tante, come le foto, a partire da un bellissimo rosario recitato e cantato tra quelle carrozzine sorridenti. Ognuna con la propria voce, con le proprie difficolta d’espressione, ma meravigliosamente avvolgente. Vi sono foto, che non rappresentano un semplice istante catturato, ma con dietro una storia, che ho ascoltato prima di premere quel pulsante. Vi sono particolari, che ogni volta scorgo attraverso il mirino, e che sfuggono magari agli occhi degli altri. Ecco,… allora no, non scarto quasi nessuna, racconto per immagini gli abbracci, le emozioni, e i sorrisi di tutti. Come l’accoglienza dei fratelli e sorelle del primo anno, lacrime che non hanno né tempo né età, per quel “ECCOMI”. Fuori piove a dirotto, quindi questi momenti ce li facciamo durare a lungo, perché magari dovrà passare un anno per riviverli nuovamente. Nulla accade per caso a Lourdes, anche il fiume che si ritira velocemente l’ultimo giorno, e lascia noi partire con il passaggio di saluto alla grotta. Forse proprio per questo, li sotto, gli occhi si sono bagnati più del solito, e se non fossimo passati da lì quella ultima sera, con ancora le fiaccole in mano, ci sarebbe veramente mancato qualcosa. Non sono mai riuscito a contenere la tristezza del ritorno, ma quest’anno ho avuto più abbracci da distribuire , che mi hanno fatto pesare meno il distacco da quel luogo.20180615_074843 copia

Certo ci si incontrerà in altre occasioni, ci racconteremo l’uno a l’altro, ma il viaggio in treno E’ IL NOSTRO VIAGGIO, quello dove non accusi stanchezza, ma rinvigorisci  nella bellezza dello stare insieme, correndo dal primo al decimo vagone, saltando tra i cartoni del cibo appena  distribuito, per arrivare a chi con l’ennesimo sorriso, ti porge un caffè e un pasticcino. Poi, ritorni in servizio, passando dalla cappella mai vuota, ti soffermi un attimo, e chiedi come al solito due cose, le stesse che chiedevi sotto quella grotta: un “qualcosa” per chi ti è caro, e per te di farti ritornare il prossimo anno. Questo è il treno, che pian piano si svuota, tra le carrozzine che scendono dal vagone più bello “il barellato”, e braccia che si agitano a salutare fino all’arrivo a casa. Vi sono cose che non si possono descrivere, bisogna viverle, ma aspettando il prossimo anno, possiamo intanto raccontarle a tutti quelli che cercano ovunque chissà quale felicità, tranne in chi magari è accanto, e di cui basta un sorriso, per riempirti il cuore, e farti star bene.

Pellegrinaggio Regionale UNITALSI Sezione Calabrese

Posted by Pino Curtale Fotografia on Friday, June 22, 2018

di Pino Curtale

La guerra degli indifesi

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Vi sono guerre e guerre, come vi sono verità e verità, allo stesso modo in cui vi sono povertà è povertà.

Le definizioni apparentemente uguali, i significati diversi.

Europa, anche questa una parola di cui i politici si riempiono la bocca, anzi la pronunciano allargando le fauci come un animale feroce nell’atto di voler mettere paura. Ma di quale Europa stiamo parlando ? quella dell’accoglienza ? non esiste.

Quella della pace ? non esiste.

Quella della lotta alla povertà per un mondo di uguaglianza e di fratellanza ? NON ESISTE.

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I capi di stato non combattono ORDINANO ! senza guardare chi soccombe, o riflettere sulle conseguenze.

Cosi, senza troppi giri di parole o opere di risoluzioni, ci troviamo davanti : Guerre militari, e guerre dei popoli, verità che si vogliono far credere, e verità nascoste, ma soprattutto povertà economiche, e POVERTA’ DI SPIRITO E DI ANIMA.

Senza scendere in casi specifici, che vede elenchi sine fine, quello che è accaduto in Francia, è l’apice di una vergogna assoluta che passa quasi inosservata.

Certo, perché fatti del genere, non danno “spettacolo”, non producono successi siglati da firme o strette di mano davanti ai fotografi.

Ma cosa vuoi che sappia uno come Macron, della sofferenza, del volontariato verso i deboli, o di una gioia di un disabile, che con mille e più difficoltà, vive la propria vita cercando di farla vedere “normale” ?. Cosa vuoi che sappia uno che si proclama “Europeista” e che vuole cambiare (in meglio a detta sua) l’EUROPA UNITA ? .

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Ma tutti gli altri suoi colleghi ?? Stanno a guardare dando per scontato che lui il francese elegante, sia il più forte di tutti.

Gli scioperi ? sacrosanti come i diritti dei lavoratori (quelli che lavorano veramente con le mani incallite), ma non avremmo mai potuto pensare, che in una resistenza da trincea, ci andassero di mezzo coloro i quali mettono come meta (forse per molti unica) quella della preghiera davanti ad una grotta. Quella preghiera che non è quasi mai “personale” ma per gli altri. Un viaggio verso Lourdes, che si trova in Francia non in altro stato, diventa un’odissea per colpa di chi pensa sia una gita senza valori. E cosa fai allora ?? blocchi il treno senza alcuno scrupolo, all’ordine di quel “NON FATE PASSARE NESSUNO CHE NON SIA UN TGV” ? Ma siii… tanto chi se ne frega di sti poveracci, si arrangino !!! e magari in terra propria ! e così è stato.

Vedi caro mio Macron, che non hai mosso un dito, Tu su quel treno non sei mai salito, e dubito salirai mai, ma chi ci è salito, anzi chi ci sale ogni anno, ti potrebbe raccontare cose che i tuoi occhi o la tua mentalità europeista, non si immaginano neppure. Incontreresti sorrisi che smonterebbero la tua anima cupa e quella di tanti altri (ammesso che se ne abbia una), i tuoi occhi incrocerebbero altri che si perdono nella felicità del “vivere insieme” la propria malattia. Ma soprattutto caro il mio presidente, vedrai quante persone si sacrificano “ammazzandosi di lavoro” a favore di quei sorrisi speciali.

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L’UNITALSI è una grande famiglia, e come tutte le famiglie, affronta tutto e tutti senza cercare di perdersi tra lo scoraggiamento e le varie difficoltà. Io ne faccio parte da quando tutto questo l’ho visto con i miei occhi, e l’ho documentato con le fotografie che ora sono sparse nei cuori di tanti . Quel treno l’ho preso, e lo riprenderò a breve, per cui so di cosa parlo ma non so cosa racconterò ancora, in quanto li, nulla accade per caso, e sarà comunque un racconto “nuovo”.

Le guerre, non dovrebbero neppure esistere, ma purtroppo ci sono, e ognuno combatte la propria con la determinazione che le ragioni impongono. A volte giuste o spesso sbagliate, ma difronte ai deboli, a chi non può difendersi se non con un sorriso, bisognerebbe cedere le armi, o almeno proclamare un armistizio, senza se e senza ma.

Tutti dovrebbero fare la propria parte, la coscienza personale innanzitutto, dovrebbe fare la sua, e quindi anche chi lotta per giuste cause come i ferrovieri francesi, dovrebbero riflettere davanti a situazioni del genere.

L’UNITALSI forse, cederà il passo e utilizzerà altri mezzi, e sicuramente non sarà la stessa cosa ma si vivrà la stessa emozione, con lo stesso coraggio di saltare gli ostacoli e con lo stesso fine. E sappiano tutti anche, che nonostante i veti, gli ostruzionismi, la burocrazia, gli ostacoli, e le varie difficoltà, che incontriamo nel servizio ai deboli, …qualunque sia la guerra da combattere contro chi non vuol neppure guardare, la vinceremo sicuramente NOI. Lo abbiamo sempre fatto, e anche affrontando le alluvioni settembrine, c’è stato sempre chi ha lavorato sodo per risolvere, e chi “dall’alto” ci ha protetti coprendoci con il suo mantello d’Amore.

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Questo è logicamente il mio punto di vista, da cittadino e da volontario, ma mi consola che anche altre testate del web abbiano deciso di dar luce a notizie come questa, e che per volontà dei “più” rischiano di passare senza una degna lettura. Magari vi sarà anche una esasperazione della stessa, ma penso non sia poi tanto distante dalla verità.

http://italy.al/francia-bloccati-al-confine-i-treni-per-lourdes-con-i-malati-lallucinante-infamata-del-governo-macron/

di Pino Curtale

“Credo che il futuro sia di nuovo il passato, che entra attraverso un altro ingresso.” (Arthur Pinero)

Io sinceramente non so più cosa stia accadendo, e quello che potrà accadere. Non so più trovare neppure una parola di disgusto per la politica, ma soprattutto non riesco a credere a come la stessa , abbia ridotto gli ideali in un mucchio, anzi montagna di spazzatura.
Poco mi importa, in quanto la politica in se, l’ho tenuta sempre a distanza, ma mi preoccupa veramente tanto, quello che sta inculcando alla “povera” gente (italiano medio in primis). Odio e razzismo, approfittando di un malcontento generale che non ha nulla a vedere però con questi, ma con una mala gestione dell’immigrazione solo perchè in questa europa con “e” minuscola, gli altri stati non si assumano le proprie responsabilità. Promesse che ognuno dei nostri POLITICANTI (i politici sono altra cosa), sa di non poter mantenere. E il popolo ??? Aizzato a gran voce da chi ha fallito sempre, ma ritorna su come l’acidità di stomaco, acclama non volendo ricordare il passato. Le false notizie corrono e dilagano in maniera pandemica, e tutti a credere senza alcun dubbio, come se fossero legge scritta, solo perchè si trovano sui grandi schermi o peggio sui social network .Tutti a puntare il dito contro i poveri disgraziati di turno, magari un pò più abbronzati e se se uno di loro grida Allah !! pronti a sparargli, o a linciarlo, ma se un italiano palestrato gioca al tiro a segno per strada gridando W IL DUCE, passa inosservato se non addirittura osannato ma trovando sfogo barbaro magari su un povero “servitore dello stato” che cerca di riportare l’ordine a seguito di un ORDINE impartito.
Chi tace acconsente ! e la politica tace e prende sottogamba le sfilate dei Naziskin, come se le bandiere con le svastiche, fossero invisibili seppur di color rosso sangue. Ma poi pronti ad “aggiustare” come da rito, la corona di alloro alla giornata della memoria (corta) Dietro il microfono a gridare contro l’olocausto, e mettere tutto il fiato gonfiando il petto per quel “MAI PIU” che ormai è frase fatta per ogni circostanza. Mentre fuori dalle aule commemorative, o a 100 metri più in là, il popolo tra Gesù e Barabba, continua a scegliere BARABBA, non curante dell’ipotesi che quei muri con il filo spinato, sono dietro l’angolo. Che quel odore del fumo della morte è ancora nell’aria anche dopo circa 73 anni. Ora se questa è una situazione ormai sfuggita di mano alla politica, penso siamo, ad un punto di non ritorno, e chi salirà sugli scranni, chiunque esso sia, non si salverà da questo fare del “SISTEMA” . Nel CHIUNQUE non escludo NESSUNO, compresi quelli che si reputano salvatori della patria.
Ecco…di questo HO VERAMENTE PAURA !!! Non tanto per me, quanto per mia figlia. Ed essendo stato costretto anche a non poter ascoltare un tg, o leggere una notizia, per la nausea che mi scatenano, sinceramente non saprei a chi dar fiducia. Anzi è proprio questa parola che sta diventano una perfetta sconosciuta
di Pino Curtale

…che si aprano i cuori, come i regali di NATALE

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Che sia un Natale di SPERANZA per tutti.

Con questa speranza per un futuro migliore del presente che stiamo vivendo, dobbiamo andare avanti in ogni modo. Dobbiamo farlo necessariamente per noi, per i nostri figli, e anche per chi sta lottando o purtroppo non ce l’ha fatta. Il mio pensiero a chi lontano da qui, vivrà un Natale diverso, sottotono magari, ma comunque LO VIVRA’. A tutti mancherà qualcuno, non siamo immuni da nulla neppure dal provare sentimenti sinceri, ma questa festa che dovrebbe essere la più bella e più attesa dell’anno, serva anche a riflettere sul nostro modo di vivere la quotidianità, ed ad aprire i nostri cuori, allo stesso modo con cui si aprono i pacchi dei regali…lentamente si ,ma con entusiasmo.

A me personalmente mancherà anche quest’anno, principalmente un Amico che sento vicino comunque, e non sono certamente i Km che ci separano, a sminuire o dimenticare l’affetto e la stima che nutro per lui e la sua caratteristica di ” umile e pacifico combattente Uomo di Dio”. Sentirlo al telefono per gli auguri, però mi infonde la serenità che mi ha sempre dato, e di cui ho bisogno quotidianamente. Mi mancheranno anche le persone care che in un solo anno, sono partite per quel lungo viaggio, e di cui rimane ora solo il profumo dell’affetto che avevano verso di me, ma la fede nel credere in qualcosa di forte, forse ha voluto che un miracolo non mi abbia tolto chi ora, ancora, mi è accanto, con la tenerezza di un bambino.

Per TUTTI dunque… Forza e Coraggio ! Specialmente a chi da più di un mese ormai, cerca risposte e non le trova, sul come sia possibile che una sorella, una figlia svanisca nel nulla.

AUGURI quindi, LOVE and PEACE ! Perchè si creda ancora che in ogni cosa, di questa vita terrena, bella o brutta, vi siano sempre due elementi da tenere in considerazione : L’amore e la Pace, soprattutto quella interiore

Buon Natale

di Pino Curtale

Tutto è perso se si perde il coraggio e la speranza.

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Uso solitamente il blog, per le cose che mi stanno a cuore, per scrivere un mio pensiero che altrimenti non riuscirei a spiegare a parole. Questa è una vicenda che prendo a cuore, perchè dico spesso che il tempo non perdona, non sempre è galantuomo come si dice, ma aggrapparsi alla speranza è sempre cosa buona è giusta.

Natalina Papandrea, non la conoscevo personalmente, ma in una comunità di circa 6500 anime come quella in cui vivo, in fondo ci conosciamo un pò tutti. E’ svanita nel nulla, quasi volatilizzata, in una uggiosa mattinata d’autunno. Era Venerdì 17 Novembre, che voglio attribuire alla casualità del calendario e non alla superstizione, ma tuttavia era una giornata come tante. E come tutte le mattine, lei usciva per la solita passeggiata di prima mattina, solitamente sul lungomare, e ritornava poi a casa in tempo utile per accompagnare la sua bambina a scuola. Quel fatidico venerdì 17, però qualcosa è andato storto, non ha fatto ritorno, e di lei si sono perse le tracce. Avviate le ricerche come da protocollo per le persone scomparse, e che vedono coinvolti in primis i Carabinieri, fino a queste ultime ore (9 Dicempbre 2017 – 12.42), non hanno dato alcun esito, pur non tralasciando alcuna pista, o ipotesi. Segnalazioni tante, ma con riscontri purtroppo negativi, arrivate anche alla nota trasmissione RAI “CHI L’HA VISTO” che si sta occupando tutt’ora della vicenda.

Io cerco per quel che può sembrare un piccolo aiuto, come promesso anche da tanti altri amici, su richiesta espressa della famiglia, di divulgare il quanto più possibile l’appello a segnalare qualsiasi particolare possa dare anche un piccolo spiraglio di luce. I numeri da contattare sono sotto le foto, uniche purtroppo, in quanto Natalina, non ha mai amato farsi fotografare, e non sta sui social. Al momento della scomparsa, stava attraversando un periodo di fragilità, per cui potrebbe avere bisogno di aiuto.

La speranza di avere presto sue notizie, non deve sparire MAI, come non devono rallentare le ricerche. Ma la collaborazione di tutti può essere una marcia in più, specialmente per i suoi familiari, affinchè possano confidare sempre, ogni giorno che passa, in un lieto fine.

GRAZIE

di Pino Curtale

Abbracciare la gioia, tra uno scatto ed una carrozzina.

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Era l’ottobre del 2015, quando tornato da Lourdes, descrissi le mie sensazioni, su quel viaggio.

Meglio chiamarle emozioni, perché in quel luogo, ma se vogliamo sin da quando sali sul treno, è un continuo battito di cuore.

Scrissi che andai quasi incredulo per quel che mi raccontavano gli altri, ma anche quasi per una scommessa fatta a me stesso sullo sconfiggere alcune mie paure. Non sto qui a ripetere quello che provai due anni or sono, ma una cosa detta e ribadita sul mio blog, fu quella di tornare li ai piedi della Bella Signora e così è stato. In quel tempo andai come pellegrino alla ricerca di un qualcosa di non ben definito, e documentai fotograficamente quel luogo che spandeva luce da ogni angolo, una luce che era come una calamita per chi andava anche per semplice turismo religioso.

Li trovai due mondi paralleli, ma che convergevano ad una unica bellezza. Il popolo dei pellegrini, tra i quali viaggiavano anche quelle persone con gravi problemi di salute e che tutti noi siamo abituati a chiamare “ammalati”, e l’esercito dei volontari, che marciavano spediti per sconfiggere l’indifferenza dei tanti, e servire un unico condottiero…Il Prossimo.

Il loro unico motto, “Ama il prossimo tuo come te stesso”, le loro armi ? i sorrisi !.

_MG_2746Una gran parte di questi soldati della carità, è composta dai volontari dell’UNITALSI, famiglia che proprio dopo quel viaggio del 2015, ho deciso di abbracciare, per cui, quest’anno sono salito su quel treno colorato, ma che continuiamo a chiamarlo Bianco, indossando la divisa di chi ha la voglia di rendersi utile. L’emozione di vivere nuovamente questa esperienza, da volontario, ha annientato 35 ore di viaggio, ha trasformato la stanchezza in felicità. Felicità per veder partire con me “amici speciali” ai quali con i tanti contributi di altre associazioni, è stato fatto questo regalo.20170920_175247

Felicità per quei sette ragazzi, che hanno deciso di affrontare a muso duro la solidarietà. Felicità per quel sacerdote che li ha accompagnati, e che ha parlato direttamente al loro cuore, con la stessa mia emozione. Felicità per tutte quelle persone che al rivedermi mi hanno abbracciato e di cui vergognosamente non mi ricordavo. Felicità per avere accanto mia figlia che mi ha regalato la bellissima sensazione di piangere nel vederla accarezzare un qualsiasi viso ed un qualunque sorriso. Felicità nello spingere una carrozzina anche in salita, e quando hai finito trovare occhi che ti fissano per dirti grazie. Felicità nell’aver pazienza certosina, a sopportare anche le superflue piccole lamentele di qualche pellegrino “più esigente” e poi incrociare chi ti ricorda che sorridere è voce del verbo “nonostante tutto”._MG_2771

Avrei mille cose quindi da raccontare, ma in fondo lo faccio sempre a modo mio, fotografando la bellezza, anche e soprattutto quella che spesso e volentieri sfugge agli occhi degli altri.

Per me, non vi è cosa più bella che raccontare con le immagini la vita, la quotidianità, le persone. Cerco di farlo in maniera semplice, come se stessi usando la voce, e questo, ha forse aperto tante porte di altrettanti cuori. Il sentirsi dire da persone che non hai mai visto, “Ho sentito parlare di te, e finalmente ti conosco” oppure “ Sei uno di quelli che da voce ai deboli, perché attraverso i tuoi scatti fai vedere quanta bellezza c’è a questo mondo ancora…un onore aver fatto questo viaggio con te”, mi ha non solo commosso, ma soprattutto imbarazzato se non smarrito.

Io penso di non fare nulla di speciale, se non con gesti, immagini e parole che vengono spontaneamente dal cuore. L’importante è incontrare persone che perorano le stesse cause.

Il lavoro documentario di quest’anno che sto preparando, infatti vedrà proprio i semplici gesti dei volontari, la spontaneità di chi regala qualche ora di conforto ed allegria facendo accantonare per un po’ la sofferenza e le difficoltà del quotidiano. Sto appunto mettendo ordine tra le circa 500 foto scattate, e come al solito mi è difficile scartare, ma spero comunque di riuscire a trasmettere le stesse emozioni che ho vissuto io in quel Paradiso.

Soprattutto spero tanto di far arrivare la sensibilizzazione, ai cuori un po’ duri, per far vedere che le belle persone esistono, e fanno di tutto per lasciare questo mondo migliore di come lo hanno trovato._MG_2751

Sarà sicuramente anche un fattore genetico, di DNA individuale, ma io penso che comunque bisogna almeno provare a far qualcosa. Io ci sto provando, e con me altri, ognuno come sa, o come può. L’UNITALSI è un mezzo, LOURDES è una destinazione .

Quella dove convergono davanti una grotta e non solo, Amicizia, Fede, Preghiera, Gioia e Bellezza, e oggi più che mai, Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno.

Per il momento solo un po’ tristi per le tante mani che salutano dai finestrini del treno, ma con altrettante braccia pronte ad accoglierci IL PROSSIMO ANNO.

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di Pino Curtale