Riflettere prima di giudicare

Spesso quello che dovrebbe essere un modo per scambiare delle opinioni e confrontarsi civilmente, diventa invece una gara a chi grida di più alla condanna di persone giudicandole solo perchè una foto li ritrae mentre compiono una tale azione. Quella foto diventa così unica prova inconfutabile di un reato. Questo sta accadendo in questi giorni sui social network più noti della rete, “postando” e “condividendo” foto di poliziotti che massacrano studenti  a colpi di manganelli. Ma  chi siamo noi per giudicare ? possiamo sicuramente esprimere una opinione, un nostro punto di vista, ma non altro. A mio avviso si sta esagerando da entrambi le parti, cercando la spettacolarizzazione di eventi che restano comunque gravi e degne di attente valutazioni. Non si può assolutamente giustificare il comportamento di alcuni poliziotti che infieriscono con violenza su persone inermi, come non si può neanche esaltare alla esasperazione il martirio dei poveri studenti o manifestanti in genere che arrivano sul posto premeditatamente con caschi integrali,mazze da baseball,catene,bombe carta o bottiglie molotov (che non si confezionano al momento come panini per la colazione). Il diritto di manifestare è sacrosanto ed anche sancito dalla nostra costituzione, ma non si ha il diritto di sentirsi come “Attila” e distruggere tutto quello che si ha davanti o addirittura devastare una intera città mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini. Ai miei tempi del liceo, si organizzavano i cortei con i soli striscioni e tanti slogan gridati a squarciagola ma soprattutto si sfilava A VISO SCOPERTO mostrando tutta la rabbia del volto per la protesta, e non nascondendolo con il casco o il passamontagna. Un individuo con il volto coperto, non può manifestare i propri diritti in quanto senza identità.

Ma pensate che tutti quelli dall’altra parte della barricata, i poliziotti per intenderci, non abbiano rabbia dentro ? Che siano contenti di mettersi in trincea come in guerra a combattere? Prima di essere poliziotti, essi sono cittadini con gli stessi problemi di chi manifesta ma con una divisa incollata al corpo che li fa stare dalla parte magari anche sbagliata . Avete mai pensato quanti di loro vorrebbero sfilare con gli altri e gridare con loro gli stessi diritti negati?

Ma il loro lavoro è reprimere i violenti, esporsi agli insulti ,ripararsi dai “san pietrini” scagliati da ogni angolo di strada, e difendere contestualmente il bene pubblico. Il tutto per quattro soldi da portare a casa per far campare la propria famiglia mai ripagati abbastanza per per i rischi che corrono,ma sono le stesse persone che accorrono prontamente ad ogni nostra chiamata quando ne abbiamo bisogno,quando qualcuno tenta di farci male o ci minaccia. Le stesse persone che sono messe “di guardia” negli stadi per assicurare un po di tranquillità alle famiglie che scelgono di assistere ad una giornata di sport, con la paura che qualche pazzo scatenato stacchi una seggiola e te la tiri addosso.

Logicamente vi sono le mele marce come in tutti i posti ed in tutte le categorie, che approfittano della posizione che ricoprono e che si permettono il lusso di dire : “Io sono un poliziotto e tu non sei nessuno” queste certamente vanno punite o allontanate non giustificate assolutamente quindi ben vengano i metodi identificativi come i numeri di matricola sui caschi protettivi o altro. Ma cerchiamo di immaginare anche cosa accadrebbe se loro non ci fossero,non bisogna fidarsi delle foto che continuamente girano come quella del ragazzo colpito al volto che tra l’altro era stata scattata in Spagna. Un fotogramma è un fermo immagine che può cogliere l’attimo prima o anche l’attimo successivo all’azione e non sempre può dare l’idea di quanto accaduto,specialmente a chi non era presente ai fatti. Una persona china e con la mano protesa su un’altra distesa a terra non sempre significa che la sta per colpire ma anche che la sta aiutando, e purtroppo vi è anche chi casualmente si trova nel posto sbagliato , nel momento sbagliato, nel bel mezzo di una carica della polizia che tenta di contenere la assurda guerriglia e sfido chiunque a saper distinguere in quel contesto il “buono” dal “cattivo” anche se vi è sempre qualcuno pronto a far vedere la lavagna dividendo tali categorie come si faceva ai tempi delle elementari.

Ma se dobbiamo fare sfoggio di tanta sapienza, allora mostriamole tutte queste foto, anche quella che evidenzia il poliziotto a terra con il casco fracassato a colpi di mazza. Non criminalizziamo tutti , sappiamo distinguere il bene dal male senza farci coinvolgere da chi sta cercando di istigare ad una guerra civile. La situazione è veramente difficile non si vede ancora la luce in fondo al tunnel, ma non troviamo capri espiatori in persone il cui proprio lavoro è anche DIFENDERCI.

Non facciamoci condizionare dalle semplici apparenze quindi, è vero, la disperazione porta ad azioni istintive, anche sbagliate ,ma non sostituiamoci ai giudici, siamo tutti colpevoli e tutti innocenti, e chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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di Pino Curtale

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