E’ Natale tutto l’anno

Oggi è Natale,

cerchiamo nel nostro piccolo, di essere tutti più buoni , più disponibili e nei momenti in cui facciamo in modo che ciò avvenga con dei piccoli gesti, ci accorgiamo anche che basterebbe veramente poco per essere sempre e continuamente così anche negli altri periodi dell’anno.

Perche questo avviene a Natale ? Forse perché è passato un altro anno di bilanci della tua vita ? Forse perché ti accorgi che il tempo passa inesorabile e non vi è modo di scattare quel fotogramma che a te piacerebbe immortalare ? Io me lo chiedo sempre ….e purtroppo non trovo una degna risposta se non quella che i mille problemi della nostra società “civile” ci hanno portato a non riflettere prima di agire.

Il nostro quotidiano è diventato una trincea in cui ci ripariamo per non essere colpiti dalle mille insidie che ci circondano.

Siamo diventati troppo egoisti, egocentrici che non volendo vedere quello di cui ci sarebbe veramente bisogno, ci chiudiamo in un nostro piccolo mondo e guai a chi ce lo tocca.

Quando poi come in questo periodo, si è un po’ più realisti, più calmi o sereni con se stessi, apriamo gli occhi e vediamo una luce diversa, quella di persone che ritrovi dopo un po’ di tempo e che affrontano tutto in altro modo, diverso dal tuo e non perché  loro siano esentati dai problemi o da certe sofferenze.

In special modo ti confronti maggiormente con gli amici quelli Veri che sono lontani ma che sono stati, sono e saranno sempre la colonna sonora della tua Vita, lì trovi tante risposte, ti dimentichi quasi di tutto e ti rendi conto quanto sia “normale” essere sereni e buoni con se stessi e con gli altri.

A loro, i miei amici di sempre e a tutti voi che mi leggete,  voglio riportare la poesia di una piccola ma  grande donna, come augurio che possiamo veramente cambiare il nostro modo di vivere e di essere, in quanto non è mai troppo tardi per far sì che un semplice sorriso possa fare sembrare NATALE per 365 giorni..

Auguri !!!!       

MadreTeresa  E’ NATALE…..  di Madre Teresa di Calcutta

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratelloAuguri
e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

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di Pino Curtale

C’era una volta……………

classe

Dal mio archivio fotografico personale è venuta fuori questa foto ,che mi ha invogliato a raccontarvi una storia, e che come tutte le storie che si rispettino inizia con …….

C’era una volta…….un edificio dal colore amaranto, grande, talmente grande quasi da far paura a noi bambini di allora. Chissà cosa vi sarà mai li dentro dicevamo, con gli occhi sbarrati nel fissare tre figure statuarie lì sul grande portone, chi sono quelle persone ? I nostri genitori ci avevano preparati all’incontro con una cosa bella, ma che a noi , non presagiva niente di buono a guardarla.

C’era una volta, dunque,…..la Scuola. Ed il primo giorno era per noi piccoli di appena sei anni circa, un momento importante,ed istituzionale. Come d’altronde lo erano quei personaggi sulla soglia del portone: Il direttore, il segretario, ed il bidello. Il primo, capo primario del sistema, controllava che tutto si svolgesse nell’ordine più assoluto, il secondo coordinava le operazioni di smistamento, il terzo era colui che inquadrava le file e indirizzava tutti alle classi  sulla cui porta ad aspettarci vi era un’altra figura, la più importante: la maestra o il maestro in quanto allora insegnanti uomini vi erano parecchi. In quell’edificio scolastico si insegnava la vita, e si imparava a rispettare le regole, e noi di rispetto verso i nostri insegnanti ne avevamo tanto, ci affezionavamo a loro come se fossero parenti tanto che ancora oggi ci si ricorda di loro con grande affetto. Dopo la famiglia veniva la scuola che proseguiva il cammino educativo a complemento del nostro processo di formazione personale, fornendoci tutti i mezzi per poter apprendere le nozioni ed a dare importanza ai valori, quelli veri. Maestri che ogni giorno si inventavano modi nuovi affinché quelle nozioni entrassero e rimanessero ben salde nel nostro cervello, e lo facevano anche sotto forma di gioco perchè avevano capito che a quell’età si apprendeva molto meglio attraverso questo strumento e così era. Il direttore faceva della scuola la sua seconda casa, perché tutto quadrasse e fosse in linea con l’ordinamento ministeriale e si batteva affinché in quella struttura non mancasse nulla, penne, matite, fogli, gessetti e tutto il materiale idoneo allo svolgimento delle lezioni. Il segretario ed i suoi collaboratori filtravano e smistavano le varie richieste di alunni ed insegnanti ed infine i bidelli erano gli esecutori materiali delle disposizioni che venivano dall’alto, sempre al loro posto in guardiola ed alla fine delle lezioni, pronti con ramazza e straccio a pulire banchi e pavimento fino a consumarli. I cinque anni della scuola primaria si concludeva con rammarico per dover lasciare i nostri maestri a cui ci eravamo tanto affezionati.

Poi le scuole secondarie, si affrontavano con delle basi solide, in altre strutture certamente, ma con nomenclatura ed organigramma simile. Tutto si adattava logicamente all’età ed “i maestri” erano ormai divenuti “i professori” in quanto il livello di insegnamento era un gradino pìù in alto come lo era anche il nostro grado di apprendimento. Il tutto si svolgeva con serenità , perchè sana e serena era la Scuola non intesa come struttura, ma come istituzione, e dalla quale si usciva con la voglia di proseguire il cammino universitario in quanto all’orizzonte si intravedevano sbocchi di instradamento al lavoro. Anche chi non proseguiva negli studi, aveva in mano “il pezzo di carta” (così i nostri genitori chiamavano il diploma), che specie se di natura tecnica, avviava alla prima occupazione. Una bella favola quindi, senza dubbio  , ma  come tutte le favole non tutte hanno il lieto fine purtroppo, e quei bambini, oggi adulti, queste favole vorrebbero meglio non ascoltarle.

La scuola è appunto una di queste, ed  ha avuto letture difficili e traumatiche con pagine che hanno fatto incontrare Orchi cattivi e Streghe maligne i quali, in nome dei conti da quadrare hanno contribuito ad un totale disfacimento ed una lenta agonia.

Diventata “Azienda” vede a capo Dirigenti che affrontano e lottano ogni giorno con bilanci che sputano fuoco come draghi feroci, programmi e metodi allo sbando, il tutto contornato o addirittura immerso in strutture fatiscenti e sporche in quanto i cari bidelli ora “collaboratori scolastici” non hanno la competenza di rendere igienico il luogo, ci si affida ad esterni a discapito del bilancio. Manutenzione inesistente…..e norme di sicurezza solo sulla carta illustrate con dei bei disegni, costo troppo elevato infatti, per una scuola che si impertica in mille progetti, ma non riesce a trovare qualche euro per una lampadina bruciata, tanto chi vuol studiare saprà studiare anche al buio, oppure senza riscaldamento, tanto chi ha la volontà di apprendere, sarà capace di apprendere anche a mente “fredda”….pardon congelata. Questo in una sintesi degna di un moderno “Bignami”, è oggi la Scuola che puntualmente ogni anno riparte con cattedre vuote e ragazzi sballottati da un’aula all’altra, perchè in una Azienda degna di questo nome, anche gli esuberi hanno la loro importanza.

Questa è la storia, quella che io posso raccontare, e spero con tutto il cuore, che la teoria dei “corsi e ricorsi storici” sia in parte vera,  e che si ripeta in un non lontano futuro, quella parte di storia bella da ricordare , da conservare nel cuore, per poterla raccontare  ai nostri figli e potergli dire con orgoglio che noi ne abbiamo fatto parte,  non …..c’era una volta, ora non c’è più.

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di Pino Curtale

L’attesa per una nuova vita

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Un’altro fotogramma , nato dalla bravura e dall’obiettivo di Cristina Conforti, e che per me rappresenta un inno alla vita.

L’attesa di un figlio, è sempre una gioia per la mamma che lo porta in grembo da nove mesi, e che comunica continuamente con lui attraverso sensazioni, emozioni, sussulti e calci ma anche per tutte le persone della famiglia che trepidano per l’evento contando i giorni. Dall’annuncio che presto si diventerà genitori, il mondo si ferma e tutto il nostro vivere quotidiano è imperniato su quell’essere minuscolo, quel puntino che si intravede appena nel monitor dell’ecografo. Ma quando la sonda rileva un rumore sordo e sistematicamente ritmico, che sembra il galoppo di un cavallo, è un sobbalzo. Dottore !!! che succede ? E’ il suo cuoricino, e non si riesce a credere che quel puntino generi tanto rumore. Eppure proprio in quel momento gli occhi si bagnano, perchè capisci che si sta formando un essere vivente….tuo figlio.

Torni a casa con quelle foto in mano, come da un viaggio che vorrai ricordare, cominci a raccoglierle in un fascicolo meticolosamente in ordine di “scatto” in quanto quella cronologia è importante, ti da il senso della vita che avanza nel tempo. Le premure verso la futura mamma non sono mai troppe per uno scrigno che racchiude un gioiello, i futuri nonni sono lì pronti a preparare tutto quello che serve per il giorno del “Benvenuto” e comincia la corsa agli acquisti per quando arriverà Lui…………o Lei ? Ancora non si sa ma chi lo vuole sapere ???  nel dubbio si sceglie il colore neutro degli oggetti, del corredo, e per il nome come si fa ?? Due liste e vinca il migliore !!!!

I mesi scorrono ed il pancione aumenta di volume, la notte non vi è posizione comoda che possa far chiudere occhio, quell’esserino sarà già un omettino, o una signorinella con voce in capitolo e lo farà capire con capriole acrobatiche o calci degni di un giocatore professionista.

Ma le coccole non mancano, basta una carezza ed un bacino del fratellino che al solo pensiero di avere un nuovo compagno di gioco, sprizza felicità da tutti i pori della pelle, e sta lì a bussare… “toc toc quando esci ?”

Eppure il gran giorno è arrivato, cominciano le avvisaglie, andiamo,… meglio prevenire e non correre dopo. Un pò di sofferenza è il prezzo da pagare per la mamma, ma quando quel piccolo gemito che diventa pianto si fa sentire ……..il tuo cuore va a mille, non si può descrivere la gioia, l’emozione nel riceverlo per la prima volta nelle tue braccia. Così piccolo, delicato, che pensi di fargli male e non sai come tenerlo.

Una nuova vita è venuta al mondo, e penso non ci sia cosa più bella che possa capitare, peccato però che spesso di questo momento ci si dimentica presto purtroppo. Sono ormai troppe le coppie infatti che dopo qualche anno, cominciano a non comprendersi più senza porsi il problema che vi è un figlio che non può pagare per loro, e senza neanche pensare minimamente a tutti quelli invece che di amore ne avrebbero da vendere e da dedicare ad un bimbo che non arriverà mai se non per via di un’adozione ……… Ma questa è tutta un’altra storia.

di Pino Curtale

Il Natale ?….quando arriva…arriva !!!

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Si avvicina il Natale, ma quella che dovrebbe essere la festa più bella dell’anno, ultimamente  ha perso il suo fascino divenendo così  una ricorrenza quasi scialba. Non mi riferisco alla crisi, che negli ultimi anni specialmente, ha solo contribuito a rafforzare  questa visione, ma alle sensazioni che ognuno di noi provava in questo particolare periodo dell’anno. Logicamente io scrivo per quello che sento personalmente, ma penso di interpretare anche i pensieri di tanta gente che spesso si esprime con “non vi è più il Natale di una volta”. Sembrerebbe una frase scontata del tipo “non ci sono più le mezze stagioni”, ma purtroppo se ci pensiamo realmente corrisponde alla pura realtà.
Arrivava il mese di dicembre e si respirava già quell’aria particolare, di festa…e quando camminavi per le stradine del paese, al solo odore del fumo che fuoriusciva dai caminetti o dei semplici comignoli delle stufe, ti immergevi già nell’atmosfera natalizia.
 Ma il profumo vero della festa lo avvertivi con l’arrivo del giorno dell’Immacolata , cominciavano gli addobbi nelle vetrine dei negozi, e nelle case si dava il via a forni e fornelli da dove fuoriusciva di tutto: Lasagne e arrosti conditi con l’olio nuovo ed accompagnati dal buon vino appena spillato dalla botte. Tutto questo mentre nell’altra stanza, solitamente quella più grande,  si preparava l’albero di natale, il vero simbolo di questa festa. Un intreccio di pareri , consigli a volte un tantino animati, per come sistemare stelle filanti, palline e quant’altro e renderlo così più bello dell’anno precedente. Infine il tocco finale spettava al tecnico di casa, nel mettere le luci intorno e che puntualmente dopo averle sistemate con cura, non funzionavano. La realizzazione del presepe, cosa seria, era invece sempre una disputa tra inventori con la solita domanda: Lo facciamo o no ? proprio perché se la risposta (a votazione) era affermativa, doveva essere bello e fatto bene e nessuno doveva poi tirarsi indietro.
Il pomeriggio, si dedicava ai dolci tradizionali: le pitte, il torrone, le alaci, la pignolata..e la sera arrivava il momento delle zeppole, già assaggiate in anteprima per la festa di S.Martino. Il bello di questo momento culinario era la miriade di volontari che si offrivano come “assaggiatori” . E stavano lì tutti intorno a qual tavolo pronti per quel ” Qualcuno vuole assaggiare ?” che arrivava puntualmente dai cuochi di turno. Effettivamente poi era ben poco quello che arrivava in tavola per via della degustazione in corso d’opera.
Da quel giorno, iniziava l’attesa vera e propria delle vacanze, dell’arrivo dei parenti lontani, e quando arrivava il fatidico 22 dicembre cominciava la corsa ai regali da mettere sotto l’albero, proprio una corsa in quanto fino all’ultimo giorno, mancava sempre qualcosa per qualcuno.
Non mancavano le serate per il classico “mercante in fiera” o “la classica “stoppa” giochi di carte insomma a turno nelle case degli amici fino al giorno “clou” del 24 , sera di vigilia natalizia. Pronti per la tavola imbandita e con sottofondo dalla strada, in lontananza la “ninnarella” che iniziata giorni prima si concludeva appunto quella sera.
Classica e tradizionale tombolata, con i numeri delle cartelle coperti rigorosamente dalle bucce di mandarino, e poi la Santa messa con gli auguri in piazza.
Questo era il Natale nelle case, in un tempo non troppo lontano, e la tristezza si leggeva sui volti solo quando dopo le feste, e dopo i botti che salutavano l’inizio di un nuovo anno, tutti tornavano alle proprie città di residenza e si riponeva tutto negli scatoloni col magone. Ora di tutto ciò è rimasto ben poco, e paradossalmente si avverte un senso di solitudine interiore, e per quanti ci si sforzi, non vi è più niente che assomigli a quei momenti. I tempi moderni ci hanno rubato tante cose belle, tante tradizioni, e soprattutto tanta semplicità. E’ cambiato il modo di vivere come è cambiata l’Italia, ed intorno a quella tavola non vi sono che poche persone , di giochi societari non se ne parla neanche.  Troppi pensieri, troppi problemi, troppe delusioni spingono a non festeggiare e non vivere questi momenti con gioia.
Ecco perchè, quando si assiste ad un film in tv, ambientato negli anni 70, e con tema familiare, gli occhi diventano lucidi. Quei tempi mancano a me come penso a tanti, e siamo tutti consapevoli che purtroppo non torneranno più, ed anche se qualcuno fa quel che può ricreando eventi per far rivivere le tradizioni, la vera magia del natale vi è stata già da tempo………sparito.
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di Pino Curtale