C’era una volta……………

classe

Dal mio archivio fotografico personale è venuta fuori questa foto ,che mi ha invogliato a raccontarvi una storia, e che come tutte le storie che si rispettino inizia con …….

C’era una volta…….un edificio dal colore amaranto, grande, talmente grande quasi da far paura a noi bambini di allora. Chissà cosa vi sarà mai li dentro dicevamo, con gli occhi sbarrati nel fissare tre figure statuarie lì sul grande portone, chi sono quelle persone ? I nostri genitori ci avevano preparati all’incontro con una cosa bella, ma che a noi , non presagiva niente di buono a guardarla.

C’era una volta, dunque,…..la Scuola. Ed il primo giorno era per noi piccoli di appena sei anni circa, un momento importante,ed istituzionale. Come d’altronde lo erano quei personaggi sulla soglia del portone: Il direttore, il segretario, ed il bidello. Il primo, capo primario del sistema, controllava che tutto si svolgesse nell’ordine più assoluto, il secondo coordinava le operazioni di smistamento, il terzo era colui che inquadrava le file e indirizzava tutti alle classi  sulla cui porta ad aspettarci vi era un’altra figura, la più importante: la maestra o il maestro in quanto allora insegnanti uomini vi erano parecchi. In quell’edificio scolastico si insegnava la vita, e si imparava a rispettare le regole, e noi di rispetto verso i nostri insegnanti ne avevamo tanto, ci affezionavamo a loro come se fossero parenti tanto che ancora oggi ci si ricorda di loro con grande affetto. Dopo la famiglia veniva la scuola che proseguiva il cammino educativo a complemento del nostro processo di formazione personale, fornendoci tutti i mezzi per poter apprendere le nozioni ed a dare importanza ai valori, quelli veri. Maestri che ogni giorno si inventavano modi nuovi affinché quelle nozioni entrassero e rimanessero ben salde nel nostro cervello, e lo facevano anche sotto forma di gioco perchè avevano capito che a quell’età si apprendeva molto meglio attraverso questo strumento e così era. Il direttore faceva della scuola la sua seconda casa, perché tutto quadrasse e fosse in linea con l’ordinamento ministeriale e si batteva affinché in quella struttura non mancasse nulla, penne, matite, fogli, gessetti e tutto il materiale idoneo allo svolgimento delle lezioni. Il segretario ed i suoi collaboratori filtravano e smistavano le varie richieste di alunni ed insegnanti ed infine i bidelli erano gli esecutori materiali delle disposizioni che venivano dall’alto, sempre al loro posto in guardiola ed alla fine delle lezioni, pronti con ramazza e straccio a pulire banchi e pavimento fino a consumarli. I cinque anni della scuola primaria si concludeva con rammarico per dover lasciare i nostri maestri a cui ci eravamo tanto affezionati.

Poi le scuole secondarie, si affrontavano con delle basi solide, in altre strutture certamente, ma con nomenclatura ed organigramma simile. Tutto si adattava logicamente all’età ed “i maestri” erano ormai divenuti “i professori” in quanto il livello di insegnamento era un gradino pìù in alto come lo era anche il nostro grado di apprendimento. Il tutto si svolgeva con serenità , perchè sana e serena era la Scuola non intesa come struttura, ma come istituzione, e dalla quale si usciva con la voglia di proseguire il cammino universitario in quanto all’orizzonte si intravedevano sbocchi di instradamento al lavoro. Anche chi non proseguiva negli studi, aveva in mano “il pezzo di carta” (così i nostri genitori chiamavano il diploma), che specie se di natura tecnica, avviava alla prima occupazione. Una bella favola quindi, senza dubbio  , ma  come tutte le favole non tutte hanno il lieto fine purtroppo, e quei bambini, oggi adulti, queste favole vorrebbero meglio non ascoltarle.

La scuola è appunto una di queste, ed  ha avuto letture difficili e traumatiche con pagine che hanno fatto incontrare Orchi cattivi e Streghe maligne i quali, in nome dei conti da quadrare hanno contribuito ad un totale disfacimento ed una lenta agonia.

Diventata “Azienda” vede a capo Dirigenti che affrontano e lottano ogni giorno con bilanci che sputano fuoco come draghi feroci, programmi e metodi allo sbando, il tutto contornato o addirittura immerso in strutture fatiscenti e sporche in quanto i cari bidelli ora “collaboratori scolastici” non hanno la competenza di rendere igienico il luogo, ci si affida ad esterni a discapito del bilancio. Manutenzione inesistente…..e norme di sicurezza solo sulla carta illustrate con dei bei disegni, costo troppo elevato infatti, per una scuola che si impertica in mille progetti, ma non riesce a trovare qualche euro per una lampadina bruciata, tanto chi vuol studiare saprà studiare anche al buio, oppure senza riscaldamento, tanto chi ha la volontà di apprendere, sarà capace di apprendere anche a mente “fredda”….pardon congelata. Questo in una sintesi degna di un moderno “Bignami”, è oggi la Scuola che puntualmente ogni anno riparte con cattedre vuote e ragazzi sballottati da un’aula all’altra, perchè in una Azienda degna di questo nome, anche gli esuberi hanno la loro importanza.

Questa è la storia, quella che io posso raccontare, e spero con tutto il cuore, che la teoria dei “corsi e ricorsi storici” sia in parte vera,  e che si ripeta in un non lontano futuro, quella parte di storia bella da ricordare , da conservare nel cuore, per poterla raccontare  ai nostri figli e potergli dire con orgoglio che noi ne abbiamo fatto parte,  non …..c’era una volta, ora non c’è più.

scuola-finita

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di Pino Curtale

4 commenti su “C’era una volta……………

  1. Intanto bisogna dire che eravamo dei carini pargoletti!
    Il ricordo dell’età verde e spensierata ti stacca dalla realtà e ti proietta indietro nel tempo, fra le ombre del passato. E ti riporta alla mente profumi, sapori, sensazioni, tutto un insieme di emozioni che ti scaldano il cuore. Le cose brutte cedono il passo a quelle belle e un sorriso malinconico ti si accende sul viso.
    Io penso che la teoria di Vico è nella natura stessa della vita e si compie secondo il desiderio e le modalità stabilite dalla Provvidenza. E se anche a noi può sembrare assurdo e, forse anche crudele, privare le nuove generazioni delle figure istituzionali che hanno contribuito ad arricchire il nostro animo e forgiare il nostro carattere, sono convinto che, evoluzione riformista a parte, i “nostri” figli custodiranno gelosamente il ricordo tenero degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza e, nel caos dei tempi moderni, troveranno, anch’essi, le pietre miliari che segneranno il percorso della loro esistenza. Tutto si trasforma. Bisogna guardare la vita con i loro occhi.
    Ti ringrazio tanto di avermi permesso una puntatina nel mondo dei nostri balocchi e anche di aver pubblicato la foto di quando facevamo la quarta elementare (io no credo di avercela più). E complimenti per il tuo sito.
    Ti abbraccio con affetto
    Maurizio

    • Carissimo Maurizio, è stato bello ritrovarti, ma è stato ancor più bello rivederci in questa foto.
      La cosa mi lusinga anche per li semplice fatto che sono riuscito a farmi leggere nei sentimenti.
      Nel ringraziarti per l’affetto, il ricordo ed i complimenti, TI ABBRACCIO FRATERNAMENTE
      Pino

  2. Be’…, c’è tanto di sentimento negli articoli che hai scritto!
    Mi ha colpito parecchio l’attenzione che hai dato al dramma della Shoah, mirabilmente trattato anche da Mimmo Scali.
    Mi ha commosso l’amore verso tuo padre che traspare quando parli del maestro Manzi. Non potrò scordare il babbo natale a misura d’uomo che fece per il Natale del ’70 e che io, ingenuamente, armato di pinze e fil di ferro tentai inutilmente di riprodurre a casa.
    E dirò di più, che oltre alla capacità di creare e coinvolgere i bambini con le sue “invenzioni”, come le chiami tu, è stato precursore nell’introdurre una doppia figura d’insegnante, insieme al maestro Gemelli, per abituarci gradualmente alla presenza di più insegnanti che avremmo trovato alle scuole medie.
    Guarda, però, che mi ricordo anche le bacchettate sulle mani…….!
    A presto
    Maurizio

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