Foto di un viaggio nella memoria

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Io penso che non ci sia cosa più bella se non quella di vedere realizzato un progetto su cui hai lavorato tanto tra giorni intensi  e notti insonni. Ma la soddisfazione più grande è quella di vedere le emozioni e le reazioni delle persone che come te hanno creduto in quel lavoro, e ti ammirano come se fossi un personaggio pubblico. Questo è quello che è accaduto a Domenico Scali, amico di una vita,  colmo di sensibilità verso i problemi della società, attento osservatore storico e continuo ricercatore di nuove esperienze. Tra tutte le cose che ci accomunano, una su tutte ci fa confrontare continuamente per ore senza che alcuna stanchezza prenda il sopravvento: LA FOTOGRAFIA.

Questo a mio avviso è il modo più diretto per vivere delle emozioni trascinando anche gli altri, ci si esprime con le immagini, che ti prospettano una scena passata o in alcuni casi forse presente in qualche angolo di mondo, ti fanno riflettere su quello che è accaduto, e che purtroppo esaminando alcune situazioni vi è il rischio concreto che possa accadere nuovamente. Io sono uno di quelli che ha creduto nell’opera fantastica realizzata da Domenico, sin dalla prima presentazione a Roccella, nostra locazione primaria, come ho creduto nelle sue potenzialità, ma non credevo che fuori dal nostro habitat questo suo lavoro potesse accreditare tanto successo e soprattutto tanta sensibilità. Io ho veramente fatto i classici salti mortali per poter assistere ed accompagnare Domenico, in questo suo viaggio ed appoggiarlo con le mie modeste competenze tecniche, in quanto per vari motivi, personali e soprattutto lavorativi non avrei potuto spostarmi, ma ho sentito il dovere morale oltre che materiale di non lasciarlo solo, sapendo anche quanto ne avesse bisogno in un momento particolare della sua vita, e ho deciso di partire prenotando il volo solo qualche ora prima.

Avvalendoci quindi di una organizzazione logistica impeccabile curata da Giovanni Certomà, abbiamo presentato l’opera ai cittadini di Corsico (MI), ricevendo una sensibile attenzione fuori da ogni nostra aspettativa. Ma la cosa che mi ha più colpito , è stato il religioso silenzio e la compostezza nell’ascoltare, dei ragazzi delle scuole, quasi pendessero dalle labbra di Domenico mentre illustrava e raccontava le foto proiettate. Era un racconto appunto, della sua esperienza forte, provata mentre scattava incredulo di tanta barbarie perpetrata dalle SS nei confronti di quelle persone inermi rinchiuse ad Auschwitz. Era come sfogliare un libro di storia per loro, ma in quel libro, quello che stavano vedendo ed ascoltando non era del tutto riportato. Gli occhi sono lo specchio dell’animo e della verità, anche quella più cruda, e negli occhi di Domenico, anche durante la narrazione, vi era ancora a distanza di più di un anno ormai, tutto l’orrore, e l’emozione di quanto visto tanto da far nascere una pubblicazione scritta, una raccolta di pensieri o riflessioni personali di tanta gente tra cui appunto anche studenti di quelle scuole.

Certo è, che in quel di Milano “il binario 21” è ancora lì a dimostrare che quanto raccontato non è una favola purtroppo, ma una lunga pagina piena di umiliazioni e calpestio di dignità umana oltre che di sangue, ma è una attenzione diversa per altri lati rispetto a quella notata, nella zona in cui vivo. Purtroppo qui a mio avviso, fatta salva qualche rara eccezione, manca per alcuni aspetti anche la volontà di trasmettere agli altri, approfittando di chi la capacità di riportare quanto provato o vissuto ce l’ha. Ci si cela dietro motivazioni che somigliano a delle scuse, come se in altri posti ci siano altre realtà ,eppure per quello che ho constatato personalmente, l’unica divisione di questa bella Italia, non è geografica ma culturale.

Io penso che certe potenzialità vadano supportate e valorizzate, anche facendo piccoli sforzi e sacrifici, Domenico ha fatto tutto da solo chiedendo pareri e consigli a persone normali come me, come Giovanni, ed è stato spronato da noi, a continuare in questo suo percorso per poter offrire ad altri attraverso la sua passione fotografica, anche le sue emozioni, pur tenendo conto che ,come riportato dalla citazione che dà titolo al mio blog,  ” Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere ed altre che non sanno neanche guardare”.

Auguri Mimmo, ma soprattutto  GRAZIE

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di Pino Curtale

Un commento su “Foto di un viaggio nella memoria

  1. Grazie a Te, Pino ed a Te, Mimmo, per l’affetto e per come avete vissuto insieme a me questa esperienza. Per me è stata una delle più belle gioie mai provate: portare dove ora vivo e lavoro, un pezzo dell’altra mia casa, Roccella.

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