L’Italia è ancora una repubblica fondata sul lavoro ??

1 Maggio GIl 1° Maggio sarebbe la festa del lavoro, il condizionale è d’obbligo in quanto ormai di lavoro è rimasto ben poco, ma i lavoratori potenziali che lo cercano sono sempre di più. Comunque il lavoro, qualunque esso sia, è sempre nobile anche quello purtroppo non remunerato, quello volontario messo a disposizione della comunità, quello intellettuale che serve a migliorare le condizioni di vita e che prepara al futuro la persona. Altrettanto nobile è il lavoro che gli “umili” svolgono per altri che invece preferiscono non sporcarsi le mani in quanto non lo ritengono adatto o qualificante per se stessi. Certo che la “possibilità” di lavorare diminuisce di giorno in giorno, ma è anche purtroppo semplice dire subito a priori: “Non c’è lavoro, quindi sono disoccupato”. Oggi chi fa da se fa per tre, devi accontentarti di tutto quello che passa per le tue mani e che ti offrono, oppure sforzi le meningi e cerchi di inventartelo. Tutto è meglio che non far niente e aspettare l’opportunità che non arriverà e sperare che il brutto periodo passi. Questo ce lo auguriamo tutti e con questa speranza alleniamo intanto il cervello perché non si atrofizzi.

Discorso a parte per tutti coloro che invece il lavoro lo hanno perso, magari dopo tanti anni nel corso dei quali, sentendosi sicuri di quel posto, si sono impegnati in tanti progetti, tralasciando appunto la ricerca di alternative che mai come in questi casi sarebbero tornate utili.

Per esperienza personale, la perdita del lavoro, porto sicuro per ben 24 anni di tranquillità personale e della famiglia che hai sulle spalle, è un fulmine a ciel sereno che ti colpisce e ti paralizza totalmente. Rivanghi tutto quello che avevi progettato e ti domandi cosa buttare per primo giù dalla torre, e poi il tempo di ammortizzare il duro colpo, ti basta guardare negli occhi chi ti sta accanto, e capisci che devi rimboccarti le maniche e cominciare a darti da fare per rimanere a galla in quel mare in tempesta che ti si è presentato davanti all’improvviso.

C’è chi purtroppo in queste scelte dolorose, fa il passo più lungo di quanto potrebbero fare le proprie gambe, scommettendo in grandi imprese, sottovalutando rischi e scommettendo su capacità proprie non idonee. Il proprio carattere non aiuta a sopportare le delusioni delle aspettative e tali incapacità di venire fuori dal vortice  trascinano sempre più in fondo fino a spingere a gesti “estremi” lasciando tanti se… e tanti ma… a chi offriva il proprio aiuto. Anche in questi gesti affiora un grande coraggio, ma contestualmente una grande debolezza della persona, ed a queste dobbiamo tanto di cappello, facendo tesoro di meditazioni più accurate su quello che facciamo ogni giorno . Anche per loro dobbiamo “festeggiare” o meglio voglio usare il termine “DEDICARE” questo PRIMO MAGGIO, che resta sempre una festa capace di scuotere le coscienze di chi dai palazzi non si sforza di capire il dramma della gente comune.

Ed un pensiero va doverosamente a chi  svolge anche quel lavoro sottopagato ed elevato alla gloria del non riconoscimento di tanti, ma che con la propria professionalità vigila su di noi mettendo in gioco la propria vita. Questa gente  vive continuamente in trincea e magari ci muore , quindi merita di essere onorata con stima da tutti.

Il pensiero di questa “Festa della disperazione” come in molti non giustamente a mio avviso l’hanno chiamata, è tutto per il Brigadiere Giuseppe Giangrande, che a guardia di quei palazzi dove tutto si decide nel bene e nel male, lotta per la propria vita in un letto di ospedale.

Onoriamo quindi e comunque questo PRIMO MAGGIO di speranza in tempi migliori, ma soprattutto onoriamolo per i nostri figli facendogli ancora credere in un futuro e nel lavoro che qualunque esso sia,  resta sempre la vera , dignitosa nobiltà dell’uomo.

Festa lavoro

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di Pino Curtale

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