” S ” come…..scuola

manzi

Una bella mini serie, quella sulle gesta del Maestro Alberto Manzi. Io l’ho guardata con molta attenzione ed altrettanta emozione, in quanto non penso si possa parlare di “fiction” vera e propria quando si racconta qualcosa di realmente esistito o accaduto, anche se pur sempre con gli artefatti della sceneggiatura. Mi ha fatto commuovere il vedere con quale umanità quel Maestro, parlava ai ragazzi e con quale dedizione oltre che passione svolgeva la sua missione di Educatore (le lettere maiuscole sono volute e dovute). Mi sono commosso, dicevo, ma quelle “belle” lacrime si sono trasformate in “rabbiose” al sol pensare cosa sia diventata la scuola oggi, alla bolgia dell’insegnamento basato su protocolli e programmi stupidi, inutili, e non formativi che rendono ancora più inqualificabile quello che dovrebbe essere un pò la seconda famiglia, la seconda casa, la seconda fonte di educazione e di apprendimento. Io sono passato da quegli anni 60, ho vissuto in primis la vera SCUOLA ISTITUZIONALE E FORMATIVA, anche perchè cresciuto da due genitori insegnanti elementari che avevano il concetto di “INSEGNARE LA VITA”. A quei tempi la figura dell’insegnante era di tutto rispetto, da parte delle famiglie ma soprattutto da parte dei ragazzi, a tal punto di porlo forse prima di ogni altra persona che potesse essere un riferimento per loro. Mio padre, ad esempio, era uno di questi “combattenti”, una icona del metodo , della tenacia e determinazione di insegnare. Come lui tanti altri, ma Papà aveva un modus operandi del tutto personale, e nel rivedere il Maestro Manzi che portava l’apprendimento ai ragazzi sotto forma di gioco, con le figure e gli esperimenti tenendo poco conto dei libri di testo , è stato come rivedere Lui e me tra i banchi di “quella” Scuola. Si inventava di tutto pur di far rimanere impressi quei concetti, specie se gli alunni erano del primo anno, a costo di passare tutto il tempo fuori dell’orario scolastico, a costruire qualcosa per il giorno seguente, così che avevamo la casa piena di “invenzioni” che aiutavo a trasportare la mattina .Il mio quinto anno delle elementari poi, ho avuto anche il piacere di usarle in quanto, ironia della sorte, sono stato suo alunno, cioè quello che veniva punito prima o al posto degli altri per dimostrare l’imparzialità. Quelli erano, a mio avviso, I VERI PROGETTI, ed i suoi colleghi chiedevano consigli,  traendo spunto a loro volta. Tutt’oggi i suoi alunni di allora, se ne ricordano e lo fermano per strada quando ne hanno l’occasione, chiedendo di rievocare episodi anche “duri” ma dai quali hanno appreso tanto. Non per niente come nello sceneggiato dedicato a Manzi, i ragazzi ed ora adulti padri di famiglia, lo chiamano ancora “Professore”, un termine riservato solitamente ai docenti delle scuole superiori. Ma evidentemente questa etichetta aveva ed ancora ha il valore di soggetto importante che sa offrire la conoscenza e la cultura agli altri.

Oggi si definiscono “progetti” quattro righe su un foglio, ideati solo per reperire o far affluire qualche soldo all’istituto scolastico, e magari senza alcuno strumento valido o utile per realizzarli. Cosa rimarrà ai nostri ragazzi di questa scuola che sta perdendo pezzi per strada ?? Come diranno un domani ai loro figli  “Vai a scuola e impara ! La scuola serve a formarti e darti una cultura ! ” ??? RISPOSTA NON C’E’….O FORSE CHI LO SA….CADUTA NEL VENTO SARA’…(per citare una canzone di Bob Dylan).

Certo è che esiste ancora parecchia, ma veramente parecchia, ignoranza ed il non fare tesoro del passato, non prendere esempio dai pionieri dell’insegnamento, lasciandosi andare alla non volontà di costruire qualcosa che serva al futuro dei nostri figli, o svolgere le mansioni di insegnante celandosi dietro alle magagne delle poche risorse che lo stato offre,………la dice lunga su tutto, sull’etica professionale ed anche sulla terminologia usata. Il termine “Dirigente” ad esempio, fa più pensare ad una azienda in cui devono quadrare i conti .

Il mio modesto parere, è che se quei tanti “Alberto Manzi” degli anni passati, dovessero poter guardare e cercare di capire la scuola dei giorni nostri, prenderebbero nuovamente un grande foglio ma lo userebbero al contrario di allora. Partirebbero da una figura già disegnata, al posto del carboncino, userebbero una gomma e pezzo per pezzo, la cancellerebbero. Poi alla fine, sotto scriverebbero: Questa figura iniziava con la lettera “S” e si chiamava……….SCUOLA!!!!

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di Pino Curtale