Sono i ragazzi di oggi………..e sanno guardare lontano

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Ultimamente, troppo spesso ho sentito parlare di ragazzi perduti, e gioventù bruciata. Io invece farei più attenzione , prima di generalizzare, facendo di tutta l’erba un fascio. E’ vero, il mondo a quanto pare, sta girando al contrario, vi è una sorta di “legge del contrappasso” globale, tante situazioni portano ad agire istintivamente, tallonati dallo sconforto di non intravedere nulla di incoraggiante all’orizzonte, o quanto meno che possa far ponderare ad una eventuale e possibile alternativa. Ma di questa gioventù, vi è una parte sana, che ha fondamenta solide, e che ad ascoltarla, a guardarla bene, spinge tanti a rivedere ogni eventuale preconcetto nei loro confronti.

Io ho avuto modo di conoscere due ragazzi che hanno voluto dimostrare non agli altri, ma a loro stessi, che con lo spirito di raggiungere una meta, un obiettivo, puoi affrontare con coraggio situazioni anche di disaggio o difficoltà fisica. Sono due ragazzi come tanti, due fratelli rispettivamente di 17 e 16 anni, Pietro e Giovanni. Fanno parte di una Parrocchia di Poviglio in provincia di Reggio Emilia, i cui ragazzi, circa 35, sono stati graditi ospiti presso il nostro Oratorio ultimamente. Pietro e Giovanni, alla loro giovane età, hanno vissuto un’esperienza all’interno di una missione in Africa, ed al loro ritorno, si sono ritrovati catapultati in un vivere quotidiano ben diverso certamente, da quello lasciato. Troppo brusco quell’impatto, tanto da essere spinti dalla voglia di cercare un qualcosa da fare per riallacciarsi gradualmente al “nostro benessere” e che in quei luoghi, sicuramente dimentichi. Chiedono consiglio al loro Don Paolo, e questo giovane sacerdote, forse anche un pò scherzando, illustra loro l’imminente partenza del gruppo di ragazzi della parrocchia, alla volta di Roccella. “Perchè voi due,  non scendete in bici ?” gli chiese, e quella che a freddo poteva sembrare una battuta scherzosa, a Pietro e Giovanni non sembrò una cosa impossibile, tanto che la loro dubbiosa perplessità durò pochissimo. Preparazione fisica, Bici, in sella e via…destinazione Roccella Ionica !!!!! 15 giorni circa attraversando l’Italia, sfidando se stessi e le proprie capacità ad intraprendere un pellegrinaggio che aveva l’aspetto di una vera impresa. Pochissimi soldi in tasca giusto per le emergenze, un telefonino che accendevano solo per comunicare la loro posizione, una cartina stradale ed una fotocopia della carta d’identità del loro parroco con annesse due righe di referenze…..null’altro, se non tanta buona volontà e soprattutto Umiltà nel rapportarsi con tutte le persone che incontravano sulla loro strada. Sono arrivati qui con 4 giorni d’anticipo visibilmente stanchi ma entusiasti anche nel vedere i nostri ragazzi dell’Oratorio, preparare la struttura per l’accoglienza del resto del gruppo che sarebbe arrivato in bus da lì a pochi giorni. Hanno subito ispirato simpatia, Giovanni, ad esempio, ha curato il GREST (letteralmente gruppo estivo), al quale hanno partecipato circa 50 ragazzini della nostra cittadina, ma anche gli altri si sono impegnati in attività lavorative presso strutture locali, come la Cooperativa sociale “Felici da matti” e alla fine un incontro con il Procuratore Aggiunto Dott .Nicola Gratteri sul tema delicato della legalità e lotta alla mafia.

Il racconto di Pietro e Giovanni mi ha colpito non indifferentemente, tanto da segnalarli a due amici giornalisti i quali hanno poi dedicato loro degli articoli su un quotidiano locale e su un settimanale a tiratura nazionale. Era un piacere ascoltarli, leggere sui loro volti la soddisfazione di aver vissuto un’avventura che non avrebbero mai pensato di intraprendere, ma soprattutto era bella la loro descrizione del rapporto con la gente, che gli offriva spontaneamente ospitalità, che chiedeva, come ho fatto io del resto, sulla motivazione vera di quella impresa.

E a loro volta, descrivevano il loro stupore in quella accoglienza così varia da regione a regione. ” Fatta l’Italia……..che belli gli italiani !! ” questa è stata la frase conclusiva del loro viaggio, e del loro racconto fatto anche di amicizia pura e bellezza interiore. Ho voluto quindi offrire a tutti, quanto ascoltato, in modo che ci si possa fermare un attimo prima di pronunciare certe affermazioni o giudizi sul mondo giovanile. Fa parte del mio essere , far capire a tanti che le mele marce in una società sono veramente poche, se non avessi questo lato del mio carattere, non mi sarei mai impegnato a fare volontariato all’interno del nostro Oratorio.  Se Pietro e Giovanni mi hanno confidato di aver provato una bella sensazione emotiva nel vedere i loro coetanei Roccellesi, compatti e disponibili nei loro confronti facendo quasi a gara per non fargli mancare nulla, vorrà pur dire qualcosa. Per esempio che se segui e guardi dal lato giusto i ragazzi di oggi, ti accorgi che sono più semplici di quanto si creda, e sanno guardare lontano, ma vanno motivati anche nei periodi di buio, vanno incoraggiati a credere  in qualcosa che potrà tornargli utile un domani, e per far ciò servono anche persone adatte allo scopo, che gli stiano accanto e parlino il loro linguaggio come sacerdoti giovani, o quantomeno che non si distacchino tanto dal loro mondo e dal loro modo di pensare, solo così si potrà aver più fiducia in un futuro migliore…………….per tutti.

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di Pino Curtale

……. Siamo tutti figli di Maria

 

 

 

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Ricordo un detto:

Passata la festa…gabatu lu santu !!   So che non è così, almeno per questa, che non è una come tutte le altre feste della nostra cittadina, ma è dettata da una fede ed una devozione che si tramanda da anni ed anni nello stesso modo in cui si tramanda l’essere “portatore di Vara” da generazioni. La festa di Maria S.S. delle Grazie o forse più correttamente “della Divina Grazia”,è una festa che parla in un certo senso anche di emigrazione, tanti sono i nostri concittadini residenti in altre parti del mondo, che ritornano per l’occasione, e altri  a cui purtroppo manca questo “viverla” personalmente.  Ci sarà magari un festeggiamento nei loro luoghi di dimora ,appunto per non farsela mancare, ma non si respirerà mai la stessa aria, la stessa intensità emotiva, non vi saranno soprattutto le stesse lacrime di commozione, nel vedere scendere a mare la Statua della Madonna, o nel vedere la gente che non vuole staccarsi da quella Vara anche a costo di essere calpestati . Un vero fiume in piena di persone alla conquista di un posto da dove ammirarla lungo il suo percorso, eppure non vi è niente di particolarmente eclatante, tutto sommato è una festa religiosa come tutte le altre, ma vi è un particolare di non poco conto: Raccoglie intorno a se, IL CUORE DI TUTTI I ROCCELLESI, di quanti hanno un attaccamento morboso a questa Mamma. E’ stato sempre così, ricordo che quando ero bambino, aspettavo la prima domenica di luglio come se dovesse essere una domenica speciale, un evento che dava e che da il via alla stagione estiva, e tutt’oggi a distanza di anni, provo la stessa emozione, e attendo questa data con lo stesso entusiasmo, guardo quella statua con gli stessi occhi di quando ero piccolo, ma la osservo con un valore aggiunto , che è l’obiettivo della mia fotocamera . Attraverso questo mezzo, cerco di cogliere ogni momento della festa, l’espressione spalmata sui volti della gente, gli occhi lucidi e le mani alzate ad applaudire, ma l’attenzione maggiore è puntata su quel volto materno, su quella perfezione scolpita che sembra ti voglia parlare , che ti mette tanta serenità, e la maggior parte delle mie foto ne sono la prova. Sono foto semplici, senza ritocchi particolari, in quanto semplice è la devozione della gente e la mia. Ma tra i tanti momenti toccanti della festa, vi è uno in particolare , un appuntamento a cui nessuno, per alcun motivo potrebbe mancare : il ritorno al santuario. E’ qualcosa di imponente e commovente nello stesso tempo, come scriveva in un suo libro il compianto Don Simone Molinero, e nello specifico aggiungeva:

“E’ la Madonna del mare, dei marinai, dei pescatori, e quando ci sono loro, bisogna lasciarli fare. Sono gelosi della loro Madonnina e si stringono intorno a Lei, con la semplicità e l’entusiasmo dei bambini. Quella salita, e quella lunga gradinata del santuario, devono farla di corsa! Si fermano,si preparano quasi con religioso silenzio; sentono e sono orgogliosi di compiere quasi un rito sacro in onore della loro Protettrice. Poi……..quasi con grido selvaggio di comando, e di raccolte di tutte le forze, scattano portando su la loro cara Madonna.”

Una descrizione quasi perfetta di quel momento. Certo, adesso quei pescatori non ci sono più sotto quella vara, ma vi sono i discendenti di quelle famiglie, che ugualmente, con lo stesso stato emotivo, la stessa determinazione corrono fino all’ultimo gradino, e con la stessa forza sollevano ripetutamente quella statua al cielo e al grido di W Maria !!! E mentre intorno al santuario le persone non si contano più, si sente un unico e forte applauso che rimbomba in quella vallata. Quanto scritto, è quanto provo io ogni anno in questa occasione, anche se le foto non potranno mai descrivere la stessa intensità emotiva, spero almeno la lascino trapelare trasmettendo così agli altri la serenità rassicurante e di consolazione, che prova chi guarda quel volto da vicino.

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