……. Siamo tutti figli di Maria

 

 

 

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Ricordo un detto:

Passata la festa…gabatu lu santu !!   So che non è così, almeno per questa, che non è una come tutte le altre feste della nostra cittadina, ma è dettata da una fede ed una devozione che si tramanda da anni ed anni nello stesso modo in cui si tramanda l’essere “portatore di Vara” da generazioni. La festa di Maria S.S. delle Grazie o forse più correttamente “della Divina Grazia”,è una festa che parla in un certo senso anche di emigrazione, tanti sono i nostri concittadini residenti in altre parti del mondo, che ritornano per l’occasione, e altri  a cui purtroppo manca questo “viverla” personalmente.  Ci sarà magari un festeggiamento nei loro luoghi di dimora ,appunto per non farsela mancare, ma non si respirerà mai la stessa aria, la stessa intensità emotiva, non vi saranno soprattutto le stesse lacrime di commozione, nel vedere scendere a mare la Statua della Madonna, o nel vedere la gente che non vuole staccarsi da quella Vara anche a costo di essere calpestati . Un vero fiume in piena di persone alla conquista di un posto da dove ammirarla lungo il suo percorso, eppure non vi è niente di particolarmente eclatante, tutto sommato è una festa religiosa come tutte le altre, ma vi è un particolare di non poco conto: Raccoglie intorno a se, IL CUORE DI TUTTI I ROCCELLESI, di quanti hanno un attaccamento morboso a questa Mamma. E’ stato sempre così, ricordo che quando ero bambino, aspettavo la prima domenica di luglio come se dovesse essere una domenica speciale, un evento che dava e che da il via alla stagione estiva, e tutt’oggi a distanza di anni, provo la stessa emozione, e attendo questa data con lo stesso entusiasmo, guardo quella statua con gli stessi occhi di quando ero piccolo, ma la osservo con un valore aggiunto , che è l’obiettivo della mia fotocamera . Attraverso questo mezzo, cerco di cogliere ogni momento della festa, l’espressione spalmata sui volti della gente, gli occhi lucidi e le mani alzate ad applaudire, ma l’attenzione maggiore è puntata su quel volto materno, su quella perfezione scolpita che sembra ti voglia parlare , che ti mette tanta serenità, e la maggior parte delle mie foto ne sono la prova. Sono foto semplici, senza ritocchi particolari, in quanto semplice è la devozione della gente e la mia. Ma tra i tanti momenti toccanti della festa, vi è uno in particolare , un appuntamento a cui nessuno, per alcun motivo potrebbe mancare : il ritorno al santuario. E’ qualcosa di imponente e commovente nello stesso tempo, come scriveva in un suo libro il compianto Don Simone Molinero, e nello specifico aggiungeva:

“E’ la Madonna del mare, dei marinai, dei pescatori, e quando ci sono loro, bisogna lasciarli fare. Sono gelosi della loro Madonnina e si stringono intorno a Lei, con la semplicità e l’entusiasmo dei bambini. Quella salita, e quella lunga gradinata del santuario, devono farla di corsa! Si fermano,si preparano quasi con religioso silenzio; sentono e sono orgogliosi di compiere quasi un rito sacro in onore della loro Protettrice. Poi……..quasi con grido selvaggio di comando, e di raccolte di tutte le forze, scattano portando su la loro cara Madonna.”

Una descrizione quasi perfetta di quel momento. Certo, adesso quei pescatori non ci sono più sotto quella vara, ma vi sono i discendenti di quelle famiglie, che ugualmente, con lo stesso stato emotivo, la stessa determinazione corrono fino all’ultimo gradino, e con la stessa forza sollevano ripetutamente quella statua al cielo e al grido di W Maria !!! E mentre intorno al santuario le persone non si contano più, si sente un unico e forte applauso che rimbomba in quella vallata. Quanto scritto, è quanto provo io ogni anno in questa occasione, anche se le foto non potranno mai descrivere la stessa intensità emotiva, spero almeno la lascino trapelare trasmettendo così agli altri la serenità rassicurante e di consolazione, che prova chi guarda quel volto da vicino.

https://www.facebook.com/pino.curtale/media_set?set=a.685523604817563.1073741896.100000797886248&type=3

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