Quando le immagini non bastano……

Da ieri leggo di tutto. L’esasperazione è vero, porta a staccare il cervello dalla bocca, ma la cosa più brutta a cui assisto io, è il non impegnarsi o la mancanza di volontà a risolvere “in maniera idonea” certi problemi seri, e si pensa meglio (si fa anche prima) ad ascoltare diatribe di pensieri e leggere aggettivi attribuiti a persone che sono di tutt’altra specie e descrizione. Della serie: Non pensano veramente quel che dicono o che scrivono ! È l’mpotenza a vedere tanto lassismo amministrativo, che fa rabbia e porta ad esportare concetti illogici, ed ancora più rabbia aspettare il prossimo “evento di emergenza” magari notturno, per dire : “non avevamo scelta” con la stessa facilità con cui si da ad una persona del razzista, e con la stessa nonchalance di uditori di parole gettate al vento. Io vorrei capire se si invertissero le parti, i fronti e le situazioni, come andrebbero le cose….., ma vorrei anche capire perché non ci si siede attorno ad un tavolo e si studino SOLUZIONI DIGNITOSE ED IDONEE PER TUTTI, ma soprattutto si studi ATTENTAMENTE e si impari l’etimologia della parola tanto sbandierata ed incisa ovunque “ACCOGLIENZA”.

ac-cò-glie-re (io ac-còl-go) Ricevere qualcuno o qualcosa; accettare attraverso una presunta forma latina: accolligere, da colligere cogliere, raccogliere; a sua volta questo è composto da co- insieme e lègere raccogliere. L’accoglienza è un’apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare – in una casa, in un gruppo, in sé stessi. Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell’ospitalità – che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui.

Questo significa mettere in condizioni di agio, quindi è indispensabile farlo in una struttura che abbia i confort necessari, docce ed acqua calda in primis, come se il tutto avvenisse nella propria casa. Dunque stiamo attenti prima di vantarci nell’uso di questa parola, e stiamo anche attenti ad enfatizzare tutto quello induce l’uso del termine. Solo chi ha assistito agli sbarchi, riesce forse a comprendere e guardando in che condizioni arrivano, non si fa domande ma si rimbocca le maniche per fornire i primi soccorsi e le prime cure, quindi assistendo a determinate scene, non penso proprio baleni l’dea o il concetto di “razzismo” ma è giusto anche pensare alla loro dignitosa permanenza, breve o meno che sia, presso di noi. Tanti mi chiedono perché persone come i miei amici Elio Carrozza, e Luca Daniele, fotografano quei poveretti che arrivano stremati via mare, io rispondo a modo mio, e forse anche in maniera inesatta, che il loro operato, non è semplice fotografare, ma abbraccia un progetto semplice ben più ampio di sensibilizzazione ad un dramma che è dietro il nostro angolo di casa, ma contestualmente anche ambizioso, in quanto è difficile farlo entrare nelle menti, come se non bastassero le immagini che arrivano dai paesi di provenienza e di origine di quelle persone, e si…. perché di PERSONE stiamo parlando. Posso invece rispondere con sincerità e senza vergogna alla domanda postami tempo fa, del perché non lo faccio anche io, come se stessimo parlando di divertimento. “Non ne sono capace” !!! e non parlo certo della tecnica fotografica, ma del mio cuore che solitamente aziona il pulsante di scatto. Chi ha apprezzato alcuni miei fotogrammi, mi ha anche diagnosticato una spiccata sensibilità, ed è vero ! altrimenti descriverei solo paesaggi naturalistici, infatti è proprio questo lato del mio carattere che mi blocca spesso a spingere quel dito, non riuscirei a fotografare mai la sofferenza. Il problema di tutto ciò sta invece nel fatto, che questo mio mancato sfogo, porta a pormi una infinità di domande. Una tra le tante: perché un paese che gode della  famigerata nomea di “PAESE DELL’ACCOGLIENZA” non sfrutta fondi ad hoc per una struttura IDONEA ATTREZZATA (intendo non tendopoli, ma con POSTI LETTO, DOCCE CALDE, CUCINA PER PASTI CALDI, e soprattutto ATTREZZATA PER ACCOGLIERE BAMBINI con infermeria annessa) ripiega invece in locations di emergenza di una notte tra gli occhi indifferenti della popolazione , e dicerie del giorno dopo tanto convulse quanto a volte inaccettabili??

Utopia ??? non penso,… io lo chiamerei dovere di amministratori locali che si dovrebbero attaccare al telefono ore ed ore fino ad ottenere qualcosa. Non vi sono strutture ??? non penso neppure questo,… in quanto basta guardare quante ve ne sono INUTILIZZATE o REQUISITE sparse sul territorio, e… perché non nei porti stessi, luoghi di arrivo ??? Così facendo tutti darebbero più volentieri una mano, in maniera serena ed ordinata, portando beni di prima necessità invece di destinarli al macero senza pensarci due volte. Non vi sono soldi ??? ….”Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”

Si fa presto a gridare al razzismo, e si fa presto a dire ” tanto vi è la protezione civile” …e NOI ??? CHI SIAMO NOI ??? quelli del continuo lamentarsi su come questi “rubano” il lavoro che gli “altri rifiutano” per pochi euro ??? CHI SIAMO NOI DEFINITI “CRISTIANI” ???? gli stessi che vediamo i nostri simili trucidati e buttati nelle fosse comuni come un qualunque sacco d’immondizia ?? CHI SIAMO NOI ????? coloro che s’indignano alla storia della shoah del nazismo, e non ci accorgiamo che appena giri gli occhi assisti alle stesse scene dopo 70 anni ??? CHI SIAMO NOI ?????….. Io non lo so più, soprattutto non so spiegarlo a mia figlia, anche se lei in cuor suo penso sappia già contro chi o cosa combattere. Una cosa è certa a mio parere: Il semplice sforzarsi a risolvere delle ottusità mentali in primis e problemi annessi poi,  farebbe di noi tutti OPERATORI DI PROTEZIONE CIVILE ma soprattutto OPERATORI DI SPERANZA che ascoltano felici la dolce musica di un pianista su un oceano di gente che migra, come migrarono i nostri nonni tantissimi anni fa, e di cui nella memoria degli italiani, non vi è più alcuna traccia._MG_0058

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di Pino Curtale

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