We are the Roccella Jazz

IMG_7047E’ calato il sipario sul Roccella Jazz Festival, e sinceramente me ne duole. Pensavo di provare soltanto la solita tristezza per non vedere più su quel palco artisti di fama internazionale, che non è facile raggiungere con l’obiettivo di una fotocamera, o almeno non è cosa di ordinaria quotidianità,  ma invece provo una sensazione di amarezza e sconforto morale per le parole dure e accusatorie se non addirittura diffamanti rivolte da tanti, a chi fa di tutto per far vivere una delle più grandi manifestazioni della Calabria. Io, come ormai è noto, sono uno di quelli che cercano di dare la giusta visibilità al festival, ed indirettamente anche al paese che lo ospita in quanto a che se ne possa dire (di tutto e di più), quello che abbiamo qui viene riconosciuto all’estero come uno dei più grandi festival di musica. Roccella è il mio paese, e provo un certo orgoglio quando legano la mia residenza alla celebrità del Roccella Jazz, lo stesso orgoglio che provo quando una mia foto scattata ad un artista sul palco, fa il giro del mondo attraverso il web, o attraverso una copertina. Se ho perfezionato certi aspetti del mio modo di far fotografia, lo devo alla possibilità che mi è stata data, e cioè di stare sotto quel palco e unire la musica alla fotografia. Proprio per questo attaccamento alla bellezza, ed alla mia testardaggine di volerla esportare ovunque, mi vedo coinvolto sempre più spesso a collaborare con gli organizzatori di vari eventi Roccellesi, tra questi anche il Corteo Storico Carafa, o dovunque vi siano immagini o musica da promuovere . Lo faccio con entusiasmo e sempre in sintonia con persone che io ho sempre stimato per il loro modus operandi nel realizzare con volontà cose che sembrano impossibili all’attuazione. Mai mi sognerei di entrare in certi ambienti  se solo annusassi il cattivo odore della poca trasparenza,  però ho spesso scritto o detto, che davanti ad un palcoscenico è facile parlare, come è altrettanto bello vedere luci accese su eventi grandiosi riusciti bene o quasi, ma solo chi è dietro le quinte può capire e toccar con mano le difficoltà, gli ostacoli, gli espedienti per cercare di raggirare la burocrazia che attanaglia qualsiasi cosa, ed infine i salti mortali per cercare di spiegare come stanno veramente le cose, accollandosi così colpe inesistenti, mentre gli altri godono solo dello spettacolo. Quest’anno io e gli altri amici fotografi, non ci siamo limitati a scattare come facciamo solitamente ogni anno, ma ABBIAMO VOLUTO SPONTANEAMENTE dare una mano concreta alla realizzazione del festival jazz, che non potendo attingere più dai finanziamenti ministeriali, ha dovuto accontentarsi solo di quelli regionali, divenuti poi, per fatti ormai noti realmente quattro spiccioli per una manifestazione del genere. Ma proprio per questo, e per fermamente voler NON FARLA SCOMPARIRE, ci siamo rimboccati le maniche insieme ad un nutrito gruppo di amici e  quello che si è potuto fare, lo si è fatto con il massimo impegno e passione, ma soprattutto con la sintonia tra di noi (senza esperienza in materia), ma tra l’allegria ed i sorrisi, comprando anche gli stessi biglietti o abbonamenti a sostegno, e pagandoci la nostra maglietta identificativa. Per cui leggere le pesanti accuse verso gli organizzatori (da quest’anno il Comune di Roccella Ionica), è come se le avessero fatte a noi che abbiamo la sola colpa di voler mostrare il bello di una comunità, e delle cose che si possono realizzare con poco oltre che spingere il nome di Roccella oltre confine, e purtroppo a nostra difesa non possiamo far altro che riportare con profonda delusione, una citazione: “Fare a pezzi, è il lavoro di chi non sa costruire”.
(Ralph Waldo Emerson)

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Ora, a luci spente, rimangono soltanto gli scatti che tutti noi cercheremo di esportare, con la musica di una gloriosa ed eroica Radio Roccellese irradiata, i commenti ed i ringraziamenti uniti ai complimenti degli artisti per aver ancora una volta realizzato una grande ed importante manifestazione, e le polemiche e le critiche verso qualunque cosa si organizzi in questo lembo di Calabria. Ora sotto a chi tocca… Taranta compresa, mentre noi cominciamo a lavorare per il prossimo anno, se non per Natale, affinchè le note del sax che sa di arancia, si uniscano ancora a quelle di grandi artisti internazionali ed anche perchè, citando una canzone del Liga, “noi siam quelli là, …tra palco e realtà”

 

 

di Pino Curtale