La gioia corre……anche da sola, pur di raggiungere la felicità

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Anche quest’anno, il nostro Oratorio, ha festeggiato San Giovanni Bosco, “l’operaio di Dio”.

Lo ha festeggiato, diffondendo tra tutti i ragazzi che lo frequentano, tanta gioia e voglia di allegria. Noi che ci siamo adoprati perchè ciò si realizzasse al migliore dei

modi, abbiamo goduto della loro felicità, ed io per primo, mi sono accorto per l’ennesima volta, di quel poco che basta a farli socializzare e stare insieme con i sorrisi incollati sui loro volti. Ogni anno vi è uno sforzo non indifferente a far incastrare tutte le tessere necessarie a comporre il mosaico colorato di questi due giorni di festa appena trascorsi, in quanto devi combattere con tante piccole cose che sommandole ti fanno venire un pò di sconforto. Poi, quando sei con la testa tra le mani a pensare come risolvere quel piccolo intoppo che ti si para davanti al momento, arriva un “pargoletto” che ti chiede: “ Vuoi aiuto ??” e allora pensi che per loro, pur di vederli correre felici in quel cortiletto che è il loro piccolo mondo, non vi saranno mai ostacoli non superabili.

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Certo, ti aspetti la sensibilità degli altri, quella che solitamente arriva ma solo in parte, però alla fine forse è meglio così, se non altro serve a spronarti sempre di più a fare quello che proprio gli altri non si sforzano di fare. Perché dico questo ?? perché penso che quando ti impegni in qualcosa, e cerchi di portarla agli altri, affrontando mille difficoltà, ti sforzi di “raccontare” qualcosa di bello…e quando ti metti in gioco con tutte le tue forze, pensando di renderti utile nel sociale, specialmente quando lo fai per i ragazzi, facendoli sentire importanti spingendoli a guardare con ottimismo alla vita……ti si dovrebbe aprire, anzi spalancare, ogni porta che incontri.

Invece spesso e volentieri, ti scontri con scoraggiamenti, e delusioni, che provengono parzialmente anche dal mondo della scuola, quella che dovrebbe essere al posto mio ad insegnare alcune cose……….la solidarietà per esempio che è, o meglio dovrebbe essere, parte del bagaglio culturale di ognuno di noi.

Mi riferisco alla poca partecipazione degli alunni, al bellissimo musical sulla vita di Don Bosco, e non penso certo per loro volontà. Sicuramente avrebbe fatto bene a tanti, “apprendere ulteriormente” da quei ragazzi sul palco, di cui alcuni affetti da “diversa normalità”, ma evidentemente è stato recepito male il nostro messaggio. ……Peccato !

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Dicono comunque, che la stanchezza rende nervosi e senza voglia di fare, noi animatori e responsabili, invece ci carichiamo di quella felicità , quella che ti trasmettono i ragazzi vogliosi di fare festa, stare insieme, e costruire qualcosa. È bello vederli uniti, è bello vederli contenti, è bello vedere i grandi che si occupano dei piccoli, è bello vedere che tutti hanno rispetto per chi li sa prendere dal verso giusto.

“ Io desidero vedere i miei giovani, correre e saltare allegramente nella ricreazione. Perché sono sicuri del fatto mio.” Questo diceva Don Bosco, e lui sapeva benissimo quanto siano necessarie queste “distrazioni”, ma lo sappiamo noi oggi ,quanto siano più necessarie di allora.

Comunque sono stati due giorni intensi, dove tutto è stato perfetto , e dove i nostri ragazzi hanno goduto di quella sana ricreazione di cui sono loro stessi artefici, nonostante una piccola “gioia negata” , specialmente ai più piccoli, ed alla quale loro hanno obbedito tralasciando qualsiasi “perché”, ma che ha fatto però da ulteriore carica alla buona riuscita della loro festa. Erano proprio un spettacolo da ammirare….

Bravi TUTTI quindi, e grazie a chi ha voluto aiutarci a condividere e replicare quel “sogno dentro un cortile” che era di San Giovanni Bosco.   Alla prossima tappa !!!!

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di Pino Curtale

“La fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna piú.” NICOLAI LILIN

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Quando utilizzo il blog per raccontare, lo faccio in quanto qualcosa di bello ed emozionante accade sulla mia strada, e per fortuna raramente scrivo di cose spiacevoli, ma in questo caso mai avrei voluto scrivere quello a cui sono costretto ad osservare quasi impotente. Purtroppo questo accade dopo avere raccontato della mia esperienza a Lourdes, di quei sorrisi che incontri per caso, e che si perdono nell’infinita gioia che vivi in quei momenti accanto a persone che cercano solo serenità. Non avrei pensato mai al mio ritorno di venire a conoscenza dell’ennesimo sopruso verso le persone deboli, verso i nostri “Amici Speciali”. Quegli Amici, che nonostante la loro condizione di “diversa normalità”, si vedono ora bistrattati ed umiliati come se non contassero nulla in questa balorda società, come se non bastasse quello che purtroppo madre natura ha negato loro a suo tempo. Tutto per che cosa ???? per il buon nome della famigerata SPENDING REVIEW che italianamente dovrebbe significare REVISIONE DELLA SPESA o DELLO SPENDERE, con cui tutti noi ormai dobbiamo combattere. Ma la voce del verbo combattere, i signori del palazzo non la conoscono e penso non abbiano mai sentito parlare chiusi in quelle mura che loro chiamano CABINA DI REGIA. Non conoscono minimamente cosa significhi tagliare servizi essenziali alla sopravvivenza, e sapere che non puoi permetterti di star male, in quanto non sapresti neppure dove andare a curarti. Cosa volete che ne sappiano lor signori cosa significa H24 su una carrozzina (per i più nobili = sedia a rotelle) o costretti a letto, essere letteralmente imboccati, e puliti delle proprie esigenze fisiologiche ??. NULLA !!! non ne sanno NULLA !!

I nostri pseudo politici, o gentaglia che si spaccia per tali, vivono distaccati dalla realtà quotidiana e quindi senza addentrarmi in labirinti di frasi da cui non ne uscirei più, meriterebbero vivere in quelle condizioni, per vedere con altri occhi, e provare così tutti i disagi umilianti che stanno vivendo gli ospiti del centro neurolesi di Locri. La cosa che mi fa più rabbia è l’indifferenza, l’apatia, e soprattutto quel…”vedremo, ci stiamo impegnando….” Impegnando a far cosa ???? a costringere quei ragazzi a intraprendere uno sciopero della fame, e fargli uscire di bocca parole dettate dalla disperazione e dallo sconforto ???

“Siamo i soliti ignoti, 4 ragazzi amici di Giacomo. La portavoce Cinzia dice che ormai siamo distrutti e stanchi, niente di nuovo è successo. Anzi la situazione è peggiorata. Ci avevano promesso che tornavano Giulia e le sue amiche, (i ragazzi della cooperativa licenziata n.d.r. ) ma niente di fatto. Adesso abbiamo deciso di fare qualcosa di importante, infatti da lunedì 9 Novembre 2015 inizieremo lo sciopero della fame. Tanto se proprio dobbiamo morire: lo facciamo con dignità.”

A me, letta questa lettera sono venuti i brividi, e sicuramente la stessa sensazione di freddo la avranno avuta i miei amici dell’UNITALSI che da oltre un mese ormai stanno lottando per loro e tamponando questa VERGOGNOSA situazione. Poi l’immobilismo di chi non può o meglio non vuole scovare le magagne degli “IMBOSCATI” passati a miglior lavoro di scrivano, o infettati da malattie rivelatesi in seguito pandemiche, fa venire il classico travaso di bile, specie se difronte a questo tragico quadretto senti ancora dirti…”ma sapete i soldi non ci sono, per via della Spending Review” . Questo maledetto termine inglese (che per la politica italiana è più figo), demanda tutto alla Regione e per cui dai palazzotti romani, a dir loro si ode..ABBIAMO LE MANI LEGATE !! Infatti ogni giorno la magistratura ne lega almeno due. Ma quale Regione ? quella istituzionale ? non è mai esistita ! Di certo è che ancora una volta il Volontariato dà lezioni di buona volontà e si sta adoprando in vari modi con mille sacrifici per alleviare le sofferenza, facendo brillare la speranza e la constatazione che le belle persone ci sono comunque.

“Non vogliamo vedere quei ragazzi tristi”, sono le parole di chi sta tamponando in attesa che qualche coscienza si risvegli dall’annoso letargo, e STRALCI qualche spicciolo dalle loro spese faraoniche, per l’assistenza dignitosa a chi non ha avuto la comune fortuna del vivere quotidianamente la NORMALITÀ.

Io quei sorrisi li rivoglio vedere sui loro volti, e penso che a chi come me li ha visti in tutt’altre situazioni, manca quella luce che illuminava tutti coloro i quali stavano accanto. Quella luce è ora purtroppo un lumicino fievole, e spero dal profondo del cuore che non si spenga, in quanto so bene quanto tempo ci vorrà poi per riaccenderla nuovamente.

di Pino Curtale

Spiritualità, Gioia, Servizio…….missione possibile

IMG_2223La fotografia, è…..tante cose, ad esempio riesce a portare agli altri i momenti in cui vorresti che il tempo si fermasse. E’ anche un modo di raccontare, e indurre a riflettere meglio su quello che ci circonda, e che spesso sfugge ai nostri occhi. Molti la definiscano un’arte, e sicuramente lo è, in quanto fotografare significa “disegnare con la luce”, ma vi sono angoli bui, che bisogna saper cercare , illuminare, e magari poi riuscire a mettere in risalto quello che prima era poco visibile. La mia passione per la fotografia, inverosimilmente, mi ha portato a vedere alcuni aspetti della nostra vita sociale che prima erano quasi “ordinari” per i miei occhi, e fotografando ho conosciuto meglio valori come la solidarietà, o quanto possa far bene un sorriso, specie se chi te lo regala, avrebbe forse buoni motivi per non farlo.

Ho casualmente abbracciato le attività dell’UNITALSI, con la scusa di fotografare alcuni loro momenti, ma più partecipavo alle varie attività che mi davano la possibilità ed il piacere di “raccontare” attraverso le foto, più mi soffermavo su quei sorrisi, su quella gioia che respiravo. Però il campo estivo 2015, è stata la spinta determinante a far si che io seguissi questa fantastica associazione di volontariato a LOURDES in occasione del pellegrinaggio nazionale. L’ho fatto da fotografo accreditato, è vero, ma forse anche una scommessa per me, per combattere contro i miei dubbi e vincere anche la mia emotività.

Salito su quel treno, si è azzerato tutto, trenta ore di viaggio pesano certamente, ma basta guardare quello che accade negli undici vagoni che lungo la strada ferrata man mano si riempiono, per ridere al tempo. Osservo bene, e cerco di fissare alcuni particolari che mi fanno anche pensare per qualche attimo di non essere preparato a tutto ciò , e forse avrei dovuto aspettare prima di decidere, ma il caso volle che su quel treno, io mi affacciassi alla soglia dei 53 anni, e fuori da internet, le due uniche telefonate di auguri arrivate dopo aver oltrepassato il confine con la Francia sono state proprio quelle di due “amici speciali” del campo estivo, e allora…veramente lì ho capito l’importanza di quel viaggio, e che sarebbe stato anche un bel compleanno. Prendo la fotocamera e comincio ad attraversare i vagoni , passo dalla cucina, dallo scompartimento dei medici volontari, dal minibar, scopro che vi è addirittura una piccola cappella dove soffermarsi e dove i sacerdoti presenti celebrano messa, con un audio diffusione artigianale ,che la fa arrivare in ogni scompartimento . E poi…..il “barellato” , il vagone più importante, dove viaggiano e riposano gli ammalati. Lì il dito sul pulsante di scatto, ha esitato per qualche attimo, prima di premere, ma ogni sorriso che giungeva da quei volti, era impagabile.IMG_2144

Quest’anno al pellegrinaggio vi erano anche tanti “Bambini in missione di pace” che forti delle parole di Papa Francesco ,”con i bambini non si scherza, hanno scelto proprio Lourdes per essere ambasciatori di questo messaggio, e per loro è stata creata  una piccola Disneyland nella immensa prateria al di la del fiume.

Dove vi sono i bambini vi è gioia, e questa ha veramente contaminato tutti , sin dall’arrivo del treno in stazione con l’accoglienza a loro riservata. Un tripudio di colori e musiche che davano il benvenuto ai piccoli pellegrini. Tra la grotta di Massabielle e quel parco divertimenti, vi era comunque un legame speciale, e la loro presenza agli appuntamenti importanti del pellegrinaggio, davano ancora più gioia alla missione dell’UNITALSI. Tanti infatti erano i giovani facenti capo all’associazione che dedicavano il loro tempo all’animazione.

Centinaia di palloncini colorati sono andati ad incontrare il cielo, ognuno con attaccato al filo un bigliettino, con scritta una preghiera, che sicuramente sarà arrivata prima delle altre perché i bambini vanno sempre ascoltati.

Sono stati 5 giorni intensi, in cui mi sono passate davanti tante immagini che ho colto con la mia fotocamera, immagini anche forti ma coronate da tanti sorrisi disarmanti. E si… perché in quel luogo sorridere, è “voce del verbo nonostante tutto”, e quando incontri persone che con problemi veramente seri affrontano queste difficoltà sorridendo, allora ti guardi intorno e vedi il vero senso della vita.

Scende la notte, in quel luogo cala un religioso silenzio, quasi surreale, e davanti la grotta continua ininterrottamente il passaggio per toccare la roccia che trasuda acqua della fonte santa. C’è chi ripete questo rituale più di una volta, approfittando della coda d’attesa non lunga, ci son passato anche io, ed a quella roccia, sembriamo volerci aggrappare, come del resto ad ogni speranza consegnata a quella bella Signora vestita di bianco che ci guarda da qualche metro sopra di noi.

Nel piccolo paesino di Lourdes, è un continuo via vai di dame e barellieri dell’UNITALSI, che si alternano ai continui turni di servizio diurni e notturni, senza far apparire la stanchezza fisica, ma che trovano spazio per momenti di festa da dedicare ai loro “amici speciali” e perché i sorrisi si moltiplichino. Io da questo viaggio ho colto tanto, ma le migliori fotografie sono state scattate dal cuore passando dagli occhi. Ho visto la sofferenza, la carità e la solidarietà, anche quella inversa del signore sulla carrozzina che offriva dei soldi alla ragazza con le scarpe rovinate perché si comprasse delle nuove.IMG_2674

E poi..arriva il momento di ripartire, lasci li un pezzo di cuore, e il treno che si ricompone, viene salutato da chi resta. Sono i ragazzi che hanno scelto di svolgere il loro servizio civile proprio al Santuario. Scorgi diverse lacrime scendere dalle guance, di chi è alla prima esperienza, specie dai visini degli ultimi bimbi rimasti, che ancora indossano il cappellino colorato. Carrozza 10, la stessa che era colma dell’euforia 7 giorni fa, ora vede regnare il classico magone, si prevedono disagi per via dell’alluvione che ha colpito il sud della Francia, ma il tempo passerà comunque. Lo sfrutterò per scrivere e riordinare le immagini con cui ho tentato di fermarlo, ma l’emozione non ha ne voce, ne foto da commentare, e solo i miei occhi avrebbero potuto mandare in diretta alcuni particolari momenti, se solo fossero collegati al cuore di tanti.

Vedere ragazzi che nonostante le proprie “difficoltà” indossano quella felpa blu, e si danno da fare per gli altri, non è scena da vita quotidiana purtroppo, quindi conserverò a lungo tutto questo dentro di me, e non avrei mai creduto se non fossi andato in quel piccolo angolo di mondo ai piedi dei Pirenei. I veterani dicono che quando vai a Lourdes per la prima volta sicuramente ritornerai una seconda, forse anche per me sarà cosi, ma in tal caso, tra uno scatto ed un altro da tramandare nel tempo che ci sfugge, magari spingerò anche una carrozzina.

L’album completo del reportage di questa meravigliosa esperienza cliccando sulla foto del link sottostante o sul canale YouTube

https://m.flickr.com/photos/100894558@N07/sets/72157659153793879/

di Pino Curtale

La nostra festa non deve finire……e non finirà

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50 anni di AGESCI ROCCELLA 1 ! …son tanti, quasi quanti la mia età, e dei miei 53, almeno 16 li ho trascorsi in questa meravigliosa famiglia degli SCOUTS. Ho avuto il privilegio, di indossare anche se per breve tempo, la gloriosa camicia grigia dell’allora ASCI, e che ancora conservo gelosamente come del resto tutti i cimeli di quel bellissimo periodo della mia vita. Sono stati anni che hanno formato il mio carattere, insegnandomi grandi valori, che oggi cerco di trasmettere a mia figlia. L’Amicizia, quella vera, con la A maiuscola, innanzi tutto, e la prova di quanto sia stata fondamentale, nella nostra crescita, quasi come un baluardo da difendere a denti stretti, è stata quell’onda azzurra che in questi due giorni appena trascorsi ha travolto tutti.

Eravamo tanti a festeggiare questo traguardo, e ci siamo ritrovati dopo 10 anni da quel 40° anniversario del giugno 2005, ancora più affiatati ed emozionati. Sarà che gli anni passano, e certe emozioni si vivono con più intensità nel rivangare il passato, ma chi ha indossato quella divisa, sa bene di averla cucita addosso tutt’oggi. Semel Scout, semper scout !

Si… gli Scout,  LA MIA UNICA ED INIMITABILE esperienza associativa, che giá all’etá di 14 anni mi vedeva coinvolto totalmente, ed indossavo quella divisa orgoglioso come un Carabiniere indossa la propria. Non vedevo l’ora che avvenisse qualcosa, qualunque occasione da farmela indossare, sfogliando continuamente quel giornalino periodico alla ricerca di un evento da qualche parte, e ricordo ancora che quando i miei compagni di avventura si organizzarono per partire, ad aiutare la popolazione dell’Irpinia in occasione del tremendo terremoto , io non potetti andare rimanendo deluso ed amareggiato per la mancata opportunità, o quando piansi per non aver potuto partecipare alla Route Nazionale ai PIANI DI PEZZA nel 1986, dopo essermi tanto impegnato a preparare i miei ragazzi a quell’evento che si è ripetuto solo lo scorso anno dopo ben 28 anni. Un altro treno passatomi davanti e che io non sono riuscito a prendere al volo, e mai pensando che non sarebbe passato più in futuro, ma nonostante tutto, io li reputo ancor oggi, piú convinto che mai, I MIGLIORI ANNI DELLA MIA VITA.

Ebbene si, ho dovuto cedere alle lacrime di commozione, nel vedere tanti vecchi Amici, che sono stati i miei capi, davanti a cui mi sono impegnato ad osservare quei principi della legge scout. Mi sono commosso ad ascoltare il nostro Don Giuseppe, che dopo Don Simone Molinero, è stato il punto di riferimento di tutti noi, e nel mio caso specifico, è diventato un AMICO, una persona importante con cui mi confronto spesso, e lui con me. Anche questo lo devo all’Associazione, che mi ha insegnato a relazionarmi con la gente e a distinguere il bene dal male con semplicità ed umiltà.

Avere gli stessi ideali, ed essere cresciuti con una unica promessa, ci ha fatto vivere due giorni come un GRANDE GIOCO, e quella promessa fatta come un solenne giuramento tanti anni fa, l’abbiamo rinnovata tutti insieme all’unisono ad impegno finchè il buon Dio ce lo permetterà. C’erano veramente tutti coloro nelle cui vene scorre il sangue dello scoutismo vissuto ed in cui si crede ancora, vi erano coloro i quali godono della mia totale ammirazione per essere ancora  alla guida dell’associazione, e che con coraggio affrontano mille difficoltà sorridendo e cantando, e ponendo il loro onore nel meritare fiducia, con lealtà ed aiutando gli altri. E poi vi erano i piccoli che guardavano noi chiedendosi magari chi fossimo, ma immaginando comunque che essendo li, qualcosa di buono l’avevamo fatta.

Ma c’erano anche loro, i nostri 22 Angeli che da lassù hanno partecipato, attraverso chi in questa terra li rappresenta degnamente e con affetto indescrivibile ha voluto presenziare. Tutte le feste belle vorremmo durassero a lungo, ma i conti purtroppo li fa il tempo che passa inesorabile, lasciandoci i meravigliosi ricordi che ci aiutano a vivere il presente, quindi anche a riflettori spenti, noi “Scout datati” continueremo a guardare con entusiasmo e gioia infinita chi sta proseguendo il cammino iniziato 50 anni or sono, con la speranza che fra qualche anno ci si possa ritrovare ancora insieme a festeggiare un altro glorioso traguardo all’insegna della fratellanza dell’amicizia e della condivisione.

BUONA STRADA RAGAZZI !!!!! ed auguri a noi tutti ,perchè sia sempre una fantastica festa di famiglia
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di Pino Curtale

IL VUOTO CHE SENTI…..

IMG_0411Il vuoto delle giornate, arriva così,…all’improvviso. Ti riempi di sensazioni, pensieri e riflessioni compiendo azioni del tutto naturali, e che non hanno nulla di speciale, se non quello di regalare gioia a tanti oltre che a te stesso. I riflettori sul 7° campo estivo dell’UNITALSI, si sono spenti ieri sera, con una serata indimenticabile, che sembrava non volesse volgere al termine, per quanta allegria e felicità vi era nell’aria di quel piazzale antistante l’oratorio. Un susseguirsi di gag e di risate, nel mentre si consumava un buffet comunitario, con attorno gli occhi lucidi nel pensare all’indomani quando tutto sarebbe terminato.

Il vuoto questi amici speciali, lo lasciano a noi, andando via, non trovando più in quel posto i loro sorrisi, e la loro felicità di 5 giorni intensi. La gioia più grande da cui sono stato invaso, è quella di aver visto tanti ragazzi delle nostre associazioni, “piantare le tende” lì , abbandonando letteralmente casa non andando neppure  solo per dormire. Erano così affiatati in quel loro “servizio” che mai, dico mai, si è sentita dalle loro bocche la parola STANCHEZZA.IMG_0665

Madre Teresa di Calcutta diceva: “Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice” e loro hanno applicato alla regola questo insegnamento, si inventavano di tutto pur di strappare un sorriso. Per molti è stata la prima esperienza di “animatore” in quelle circostanze, ed hanno saputo conquistare in breve tempo la simpatia e la fiducia degli amici in carrozzina. Vi era un’intesa perfetta, ma neanche il tempo di affezionarsi, che era già tutto finito. Vi sono cose che ti fanno capire certe “priorità”, ma soprattutto mettono alla prova la propria emotività ed il lato meno conosciuto del carattere. Io ero appunto uno di quelli che “preferivano” altro, ma incosapevolmente l’amore per la fotografia, mi ha fatto conoscere un mondo diverso da quello che i mie occhi abitualente vedevano. Attraverso il mirino notavo alcuni particolari che mi spingevano a fermare quegli attimi e che mi permettevano di riflettere dopo, a distanza di tempo. E cosi pian piano, in punta di piedi sono entrato affiancando le attività dell’UNITALSI , con discrezione ho trovato tanto amore nel dare e tanta volonta di mettersi a disposizione del prossimo, capendo senza eccessivi sforzi quanto sia importante questo arricchimento dell’anima. Ci ho messo forse troppo tempo per accorgermene , ma dopo essere stato con loro in più occasioni, quest’anno ho osservato un campo diverso, e forse proprio perchè vi era quella carenza di forze volontarie, ma amici in più a cui dare, che mi ha attanagliato al loro divertimento.

Io a dire il vero ho fatto ben poco rispetto agli altri, presenti 24h su 24h, ma ho voluto a modo mio trasmettere agli altri quello che è il bello della solidarietà e dell’amicizia. L’ho fatto come meglio so fare, attraverso le immagini che puntualmente mettevo on line, e per far questo, non esitavo a chiudere bottega e correre da loro che ormai sapevano sarei arrivato prima o poi.

Alla loro partenza, non ho fatto in tempo a presenziare, ma forse è stato meglio così. Non avrei resistito alla commozione nel vedere la loro e nostra tristezza, mentre il pulmino navetta si allontanava. Preferisco quell’arrivederci dell’ultima sera e sapere che sono andati a dormire gioendo per tutto quello che hanno ricevuto. Però so già che quei sorrisi speciali, quegli occhi che cercano altri e quella simpatia immensa già mancano a tutti noi.

Alla prossima !!!! …Io sicuramente ci sarò

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di Pino Curtale

La grande gioia … e poter dire …io c’ero !!

11401452_782130648566282_3701048869772767415_n……E magari fosse un attimo,
vivila ti prego.
E magari a denti stretti,
non farla morire;
anche immersa nel frastuono,
tu falla sentire,……

Una piccolissima parte del testo “La gioia”, canzone che zaino in spalla cantavamo ad ogni evento scout. Io ho sempre meditato su cosa potesse significare, ed ho avuto sempre la stessa convinzione, quella cioè, di cercare nella vita quegli attimi che anche se durano poco, possano farti sentire bene con te stesso e con gli altri. Ora dai miei 53 anni, mi rendo conto che quegli istanti, possono darti ancora le stesse emozioni di quando quello zaino lo portavi come fosse una piuma in quanto era stracarico di “gioia”. Sabato questa canzone, echeggiava per le strade di Roma, e rimbalzava da una strada ad un’altra, attraverso una grande nuvola azzurra. 80-90 mila uniformi scout, camminavano in fila con meta San Pietro, ad incontrare Papa Francesco, ed io pur sapendo di questo evento, non avrei mai pensato di trovarmi di fronte a cotanta emozione.

Già alle tre di notte, in uno dei tanti autogrill di una disastrata autostrada, avevo fatto la fila alla cassa tra tante formiche azzurre, che sembravano schegge impazzite in preda a raptus di euforia, ma per quei dieci minuti mi son sentito uno di loro. Pronti per questo incontro importante ?, ho chiesto, ..Non vediamo l’ora di avere Francesco tra noi !! (la parola Papa ormai è opzionale) e così lasciavano intendere quanto erano carichi. Arrivato a destinazione, fui trasportato da quel fiume in piena che faceva la mia stessa strada, ma che ad alla vista di un qualsiasi spazio, formava un cerchio e creava il suo momento di riflessione o di canto. Io ero lì per un altro motivo, avrei incontrato infatti dopo qualche ora, degli amici fotografi che mi avevano invitato a partecipare ad una mostra collettiva, e quindi per me un’occasione di confronto fuori dal mio habitat, ma per un momento sono stato tentato di seguire quella scia azzurra e poter provare così le loro stesse emozioni, e magari con un po’ di fortuna anche catturare qualche fotogramma, ma poi in verità ho desistito anche perché non ne avrei avuto la forza, ed ho continuato per la mia strada. Effettivamente saper di dover anche incontrare quegli amici virtuali conosciuti sul social più famoso, che mi hanno invitato, accolto ed apprezzato, era per me una gioia, come lo è stata vedere esposte le mie fotografie che esportavano un pezzetto della mia mia città fuori regione. Ora tornato a casa, rivivo entrambi i momenti guardando i fotogrammi sul monitor, le foto della mostra correlati dai volti interessati di chi era presente all’inaugurazione, o dai sorrisi raggianti di quegli amici che mi hanno voluto lì, ed i video emozionanti ed a volte commoventi di quell’oceano azzurro che ancora una volta mi ha fatto venire i brividi e gli occhi lucidi, non oso pensare cosa potessero provare loro. Il lancio dei fazzolettoni su quella papa mobile 1-100-1000-80.000 simboli di una promessa, immaginando anche di lanciare il mio, è stato bello
vederli, ma soprattutto vedere i rappresentanti dell’AGESCI roccellese, che non si stancavano di saltare e gridare la loro presenza, scattare le foto più disperate, nel tentativo di fermare la spontaneità di ogni singolo attimo di felicità , condividerlo con chi è rimasto a casa, dimostrando che l’essere in quel luogo, e vivere quell’emozione, sarebbe rimasto indelebile nella memoria ma soprattutto nel cuore.
Io, facendo scorrere le immagini, godo tutt’ora di quella felicità tinta di azzurro, di quell’abbraccio del Santo Padre ai più piccoli emozionati, mentre gli altri a squarciagola cantano sotto il sole cocente “la gioia”…….10991161_690683417704832_3466658720459941433_n
..E magari fosse un attimo,
vivila ti prego.
E magari a denti stretti,
non farla morire;
anche immersa nel frastuono,
tu falla sentire,……
con lo scatto di uno smart, tenuto in alto con la speranza di fermare il tempo e poter gridare al mondo la propria FELICITA’. La stessa unica Felicità di chi non ha potuto salutare Francesco autonomamente, ma ha avuto modo di mostrarla ugualmente a Lui che si è chinato umilmente per una carezza.
Conservatela quindi sempre, questa gioia Ragazzi, approfittando di ogni occasione per condividerla, ed a distanza di anni riviverla come se fosse ancora OGGI e non ieri.
(Foto di Martina Andronico e Giuseppe Bisogno – video fonte YouTube)

di Pino Curtale

Quando le immagini non bastano……

Da ieri leggo di tutto. L’esasperazione è vero, porta a staccare il cervello dalla bocca, ma la cosa più brutta a cui assisto io, è il non impegnarsi o la mancanza di volontà a risolvere “in maniera idonea” certi problemi seri, e si pensa meglio (si fa anche prima) ad ascoltare diatribe di pensieri e leggere aggettivi attribuiti a persone che sono di tutt’altra specie e descrizione. Della serie: Non pensano veramente quel che dicono o che scrivono ! È l’mpotenza a vedere tanto lassismo amministrativo, che fa rabbia e porta ad esportare concetti illogici, ed ancora più rabbia aspettare il prossimo “evento di emergenza” magari notturno, per dire : “non avevamo scelta” con la stessa facilità con cui si da ad una persona del razzista, e con la stessa nonchalance di uditori di parole gettate al vento. Io vorrei capire se si invertissero le parti, i fronti e le situazioni, come andrebbero le cose….., ma vorrei anche capire perché non ci si siede attorno ad un tavolo e si studino SOLUZIONI DIGNITOSE ED IDONEE PER TUTTI, ma soprattutto si studi ATTENTAMENTE e si impari l’etimologia della parola tanto sbandierata ed incisa ovunque “ACCOGLIENZA”.

ac-cò-glie-re (io ac-còl-go) Ricevere qualcuno o qualcosa; accettare attraverso una presunta forma latina: accolligere, da colligere cogliere, raccogliere; a sua volta questo è composto da co- insieme e lègere raccogliere. L’accoglienza è un’apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare – in una casa, in un gruppo, in sé stessi. Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell’ospitalità – che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui.

Questo significa mettere in condizioni di agio, quindi è indispensabile farlo in una struttura che abbia i confort necessari, docce ed acqua calda in primis, come se il tutto avvenisse nella propria casa. Dunque stiamo attenti prima di vantarci nell’uso di questa parola, e stiamo anche attenti ad enfatizzare tutto quello induce l’uso del termine. Solo chi ha assistito agli sbarchi, riesce forse a comprendere e guardando in che condizioni arrivano, non si fa domande ma si rimbocca le maniche per fornire i primi soccorsi e le prime cure, quindi assistendo a determinate scene, non penso proprio baleni l’dea o il concetto di “razzismo” ma è giusto anche pensare alla loro dignitosa permanenza, breve o meno che sia, presso di noi. Tanti mi chiedono perché persone come i miei amici Elio Carrozza, e Luca Daniele, fotografano quei poveretti che arrivano stremati via mare, io rispondo a modo mio, e forse anche in maniera inesatta, che il loro operato, non è semplice fotografare, ma abbraccia un progetto semplice ben più ampio di sensibilizzazione ad un dramma che è dietro il nostro angolo di casa, ma contestualmente anche ambizioso, in quanto è difficile farlo entrare nelle menti, come se non bastassero le immagini che arrivano dai paesi di provenienza e di origine di quelle persone, e si…. perché di PERSONE stiamo parlando. Posso invece rispondere con sincerità e senza vergogna alla domanda postami tempo fa, del perché non lo faccio anche io, come se stessimo parlando di divertimento. “Non ne sono capace” !!! e non parlo certo della tecnica fotografica, ma del mio cuore che solitamente aziona il pulsante di scatto. Chi ha apprezzato alcuni miei fotogrammi, mi ha anche diagnosticato una spiccata sensibilità, ed è vero ! altrimenti descriverei solo paesaggi naturalistici, infatti è proprio questo lato del mio carattere che mi blocca spesso a spingere quel dito, non riuscirei a fotografare mai la sofferenza. Il problema di tutto ciò sta invece nel fatto, che questo mio mancato sfogo, porta a pormi una infinità di domande. Una tra le tante: perché un paese che gode della  famigerata nomea di “PAESE DELL’ACCOGLIENZA” non sfrutta fondi ad hoc per una struttura IDONEA ATTREZZATA (intendo non tendopoli, ma con POSTI LETTO, DOCCE CALDE, CUCINA PER PASTI CALDI, e soprattutto ATTREZZATA PER ACCOGLIERE BAMBINI con infermeria annessa) ripiega invece in locations di emergenza di una notte tra gli occhi indifferenti della popolazione , e dicerie del giorno dopo tanto convulse quanto a volte inaccettabili??

Utopia ??? non penso,… io lo chiamerei dovere di amministratori locali che si dovrebbero attaccare al telefono ore ed ore fino ad ottenere qualcosa. Non vi sono strutture ??? non penso neppure questo,… in quanto basta guardare quante ve ne sono INUTILIZZATE o REQUISITE sparse sul territorio, e… perché non nei porti stessi, luoghi di arrivo ??? Così facendo tutti darebbero più volentieri una mano, in maniera serena ed ordinata, portando beni di prima necessità invece di destinarli al macero senza pensarci due volte. Non vi sono soldi ??? ….”Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”

Si fa presto a gridare al razzismo, e si fa presto a dire ” tanto vi è la protezione civile” …e NOI ??? CHI SIAMO NOI ??? quelli del continuo lamentarsi su come questi “rubano” il lavoro che gli “altri rifiutano” per pochi euro ??? CHI SIAMO NOI DEFINITI “CRISTIANI” ???? gli stessi che vediamo i nostri simili trucidati e buttati nelle fosse comuni come un qualunque sacco d’immondizia ?? CHI SIAMO NOI ????? coloro che s’indignano alla storia della shoah del nazismo, e non ci accorgiamo che appena giri gli occhi assisti alle stesse scene dopo 70 anni ??? CHI SIAMO NOI ?????….. Io non lo so più, soprattutto non so spiegarlo a mia figlia, anche se lei in cuor suo penso sappia già contro chi o cosa combattere. Una cosa è certa a mio parere: Il semplice sforzarsi a risolvere delle ottusità mentali in primis e problemi annessi poi,  farebbe di noi tutti OPERATORI DI PROTEZIONE CIVILE ma soprattutto OPERATORI DI SPERANZA che ascoltano felici la dolce musica di un pianista su un oceano di gente che migra, come migrarono i nostri nonni tantissimi anni fa, e di cui nella memoria degli italiani, non vi è più alcuna traccia._MG_0058

di Pino Curtale

C’è tempo….anche per me

C’è tempo per tutto…….
Io, questo tempo,…che ci sfugge e rincorriamo, che ci riempie di nostalgia e di rimpianti, di sorrisi e di speranza, lo vedo così,… attraverso gli scatti di una fotocamera sempre indecisi se fermarlo o lasciarlo andar via, e che non ci riescono nonostante tutto.

Comunque sia, mi piace sfogliarle ogni tanto, confortato dal fatto che “Una fotografia è un attimo di vita, sospeso nel tempo” (Cit.)

di Pino Curtale

Le aquile nel cielo sono tante,……….basta alzare gli occhi per vederle volare !

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Facebook, come ogni social network, ormai è il luogo comune dove tutti scrivono i propri pensieri o considerazioni, ma alla fine sono post immediati e generici dove colpisci chi legge mettendo in evidenza qualcosa. Anche io solitamente lo faccio, in quanto rimango colpito da qualche evento e mi viene spontaneo esprimere o condividere quel che penso, ma poi trascorsi quegli attimi immediati, mi viene da riflettere tanto, ed è qui, su questo blog che solitamente mi racconto. Ieri 31 Gennaio, ho avuto l’ennesima conferma di quanto possa dare il volontariato, non tanto in senso materiale come aiuto fisico , ma quanto possa dare al proprio animo e trasmetterlo agli altri. Lo scorso anno l’UNITALSI, mi fece conoscere da spettatore quale ero, l’Associazione “Ali d’aquila” che mise in scena un pezzo tratto dal musical “Caino e Abele”, ed in un primo momento fui attratto dalle scene e soprattutto dai costumi, per via dell’aspetto fotografico, ma poi, più andava avanti quello spettacolo e più mi accorgevo che vi era qualcosa di speciale che proveniva da quel palco. Cercavo di fotografare gli aspetti coreografici, ed invece scattavo su quei volti espressivi, pieni di passione e di fierezza, quando ad un tratto apparvero dei ragazzi che attraverso la loro diversa abilità, mi conquistarono totalmente. Abbandonai la fotocamera e mi sedetti a guardare con gusto ed ammirazione. Restai ad ascoltare quel playback che invece sapeva di live, asciugandomi gli occhi, ed alla fine dissi a me stesso che in un modo o in un altro avrei fatto di tutto per riportarli su quel palco per una intera opera. Così è stato, in occasione della festa di San Giovanni Bosco, sono riuscito nell’intento con l’aiuto formidabile dei ragazzi dell’Oratorio dove presto la mia umile opera di volontario. Loro, effettivamente si sono messi a disposizione a prescindere da quello che sarebbe stato quell’evento, ma quando si sono spente le luci della sala, e si sono accese i riflettori di scena, un religioso quanto mai stupendo silenzio è regnato. Un tripudio di colori dei meravigliosi costumi, ed una bravura non descrivibile, ma soprattutto una trasudazione di emozioni e bellezza hanno conquistato il cuore di tutti, sperando che quello spettacolo avesse una durata più lunga.

Anche io avrei voluto esprimere la mia felicità immediata su quel palco abbracciandoli tutti, ma in fondo non vi era nulla di più di quel che sapevo già, quanto possano dare a noi coloro i quali con la loro stupenda diversità, trasmettono e ci conquistano. E’ proprio questa la “differenza” Loro insegnano e noi apprendiamo…non al contrario. Questo può far scaturire legami indissolubili e potenzialità nascoste in ognuno di noi, ed io non finirò mai di ringraziare chi mi ha spinto a conoscere certe realtà, che seguo con amore, anche se “a modo mio”. L’amico Maurizio Villari, e l’UNITALSI tutta, sono stati i “ganci” con i quali ho aggrappato nuovi e stupendi orizzonti fino a qualche tempo fa per me offuscati.

Comunque spesso non ci accorgiamo di aspetti caratteriali dei ragazzi, che non tutti riescono a tirar fuori, ma basta solo che vi sia qualcuno che si impegni a stimolarli ed invogliarli nel fare, che appaiono a noi mondi giovanili del tutto sconosciuti. Nella ricorrenza della Giornata della Memoria il 27 Gennaio scorso, per esempio, ho assistito ad una Opera (la O maiuscola è voluta), degli studenti della scuola media, i quali con magistrale tenacia e costante impegno hanno inscenato quanto accaduto nel terribile periodo della Shoah, dal rastrellamento allo sterminio passando da quella “soluzione finale” messa a punto minuziosamente dalle temibili SS. Anche lì la commozione ha raggiunto il cuore, e la bravura impeccabile dei ragazzi ha fatto capire quanto loro hanno necessità di esprimersi…e se il teatro è un mezzo, ben venga,…anche nelle scuole.

E che dire dei miei ragazzi dell’Oratorio ? una cosa soltanto: Per me è troppo bello vederli uniti, è bello vederli contenti, è bello vedere i grandi che si occupano dei piccoli, è bello vedere che tutti hanno rispetto per chi li sa prendere dal verso giusto, in quanto è bello vedere anche quando litigano e tu sei capace di fargli distinguere ciò che è giusto da quel che è sbagliato, fa parte del gioco, anche nel giorno della loro festa, è stato così…anzi di più. Tutto questo è importante, e Don Bosco diceva :

Amate ciò che amano i giovani, affinché essi amino ciò che amate voi” e questo dovrebbe valere per tutte le associazioni che hanno un contatto con i ragazzi ed alle quali bisogna dare fiducia,… ve ne sono tante da cui possiamo trarne esempio…basta volerlo, ma soprattutto cercarle , ed allora si che magari potremmo assistere ad un bellissimo spettacolo.

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di Pino Curtale

Tutto quel che passa dall’ultimo giorno dell’anno….

Come si suol dire, un’altro anno è scivolato via con la stessa sensazione di essere passato in fretta, ma comunque sempre 365 giorni sono trascorsi.

Ed ogni anno, al 31 di Dicembre, è come chiudere la contabilità e pensare o fare mente locale su quel che hai fatto di buono, o meno, insomma è tempo di bilanci. Forse è anche inutile, in quanto oggi si tira a campare giorno per giorno affrontando quel che la mattina ti si para davanti, ma tuttavia è bene riflettere su quel che è stato, e cercare di migliorarsi, progettare, o non commettere gli stessi errori. Io dovessi raccontare  il mio 2014, annoierei chi legge, ma mi limito a evidenziare le cose che hanno lasciato in me, una importante traccia. Mi piace iniziare con l’esperienza della mia prima mostra fotografica dove ho raccontato il viaggio presso i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau nel tentativo di far capire a chi la visitava, quanto sia importante tenere presente la storia . Ho avuto la sensazione di sentirmi utile, raccontando ai ragazzi delle scuole quel che vi era impresso su quelle stampe. Ma la gioia più bella e che mi ha fatto scivolare qualche lacrima, è stato il leggere tutti i pensieri della gente sul libro che inizialmente doveva contenere una firma di presenza, e che invece si è rivelato un raccoglitore di emozioni popolari. Ho poi continuato a lavorare, con una attenzione particolare agli eventi importanti della mia amata Roccella Ionica, e che viva Dio ha potuto vantare l’orgoglio di essere ammirata con una certa invidia dalle altre cittadine limitrofe. In tutto quello che filtravo dall’obiettivo della fotocamera vi erano sempre una infinità  di sorrisi, gioia di fare, partecipazione collettiva ed amore per il proprio paese. Capitolo a parte per quel che ho vissuto nel raccontare attraverso le immagini, l’opera grandiosa dei volontari dell’ U.N.I.T.A.L.S.I. che con vulcanica euforia e travolgente coinvolgimento sanno estrarre la felicità dal cuore di chi tanto fortunato non è. Questa euforia contagiosa mi ha portato a conoscere altre realtà ed altre persone che danno il massimo nell’occuparsi di disabilità, come l’Associazione Ali d’Aquila che ha letteralmente conquistato il mio cuore e che presto avrò il piacere di rivedere. Questo 2014 insomma, ha portato una ventata di cose belle, che nel vivere quotidiano contano tanto, e se non altro cercano di nascondere quelle meno belle, come la perdita di un amico che con grande coraggio ha affrontato una battaglia senza vittoria, ma che in compenso ha lasciato in eredità a tutti coloro che  l’hanno conosciuto, una lezione di vita e di amicizia vera e sincera. Io di questo ho promesso a me stesso di farne tesoro ma questa promessa non basta a colmare il vuoto che ha lasciato intorno a noi.

Infine ho avuto la gioia infinita di vedere più spesso i miei nipotini che mi hanno fatto ritornar bambino facendo però pesare la   loro lontananza. E per ultimo lascio uno spazio alla mia famiglia, a mia moglie che mi sta dimostrando di essere una Donna con la D maiuscola, e che mi sopporta e supporta in tanti momenti, anche non facili e mia figlia che vedo crescere giorno per giorno, non solo fisicamente, e mi fa capire come il tempo vola senza pietà alcuna.

Tutto sommato è stato un anno come tanti passati, senza grandi cose, ma che comunque ha lasciato la sua traccia per essere ricordato nel migliore dei modi. Spero che il prossimo possa essere logicamente migliore, ma soprattutto spero in cuor mio di potermi guardare intorno e vedere più sorrisi, e meno facce tristi, meno invidia e più altruismo, meno egocentrismo e più rispetto per quello che gli altri riescono a fare, anche se poco. Auguri a tutti quindi , cerchiamo di vivere all’insegna della serenità guardando l’orizzonte con un filo di ottimismo, e se la vita ci sembrerà non tanto benevola nei nostri confronti, forse dovremmo ricordarci delle parole di  Giovanni Paolo II “Prendete in mano la vostra vita, e fatene un capolavoro” …..almeno proviamoci. !

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di Pino Curtale